Clima: danno senza vantaggio?

Ambiente e clima


Col pacchetto clima, l'Unione europea ha voluto imporre la sua leadership ambientale nel mondo. L'opposizione italiana e di altri nove Stati dell'Est, mostra la realtà per quella che è: Bruxelles è un generale senza truppe. Gli obiettivi fissati dal consiglio europeo della primavera 2007, infatti, tradiscono una profonda sottovalutazione dell'impegno richiesto. Operare una trasformazione del sistema energetico del vecchio continente, come sarebbe richiesto per realizzare il famoso 20-20-20, è già un compito di vasta portata e di dubbia utilità; ma pretendere di farlo in un orizzonte temporale così ristretto - da qui al 2020 - è un affronto politico al buonsenso, secondo cui nessuno è tenuto a fare cose impossibili. Sono almeno tre gli aspetti critici dell'operazione.

Il primo riguarda i costi: il mercato, quando è lasciato libero, segue sempre il sentiero del minimo costo. Qualunque deviazione richiede delle spese aggiuntive. Possono essere giustificate, ma occorre spiegare che i consumatori (famiglie e imprese) saranno chiamati a sostenere aumenti tariffari. La seconda criticità è relativa al rapporto tra la politica ambientale europea e il progetto di apertura dei mercati, che ne ha segnato finora le decisioni: per alterare la struttura della domanda (contenendone la crescita) e dell'offerta (promuovendo le rinnovabili e riducendo le emissioni), occorre intervenire con strumenti quali obblighi e sussidi, che distorcono i segnali di mercato. Infine, dal punto di vista ambientale non è chiaro dove starebbe il beneficio. Ammesso e non concesso che il riscaldamento globale sia effettivamente causato dall'uomo e che sia desiderabile mitigarne gli effetti, è ovvio che ciò richiede uno sforzo che coinvolge ogni nazione su questo pianeta, per un significativo abbattimento delle emissioni complessive. Poiché un accordo del genere non esiste e non è in vista, l'unico effetto atteso dalle politiche europee è quello di perseguire una riduzione locale delle emissioni, a cui potrebbe addirittura corrispondere un aumento di quelle globali (a causa della delocalizzazione delle imprese energivore). Nel suo eccezionale "Allegro ma non troppo", Carlo Maria Cipolla dedica le parole più pungenti a chi danneggia il prossimo senza ricavarne alcun vantaggio personale. L'Europa fornirebbe materiale per un nuovo capitolo: quello su chi danneggia se stesso senza migliorare la condizione altrui.

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