Climate Think Tank Map

Ambiente e clima

Dal 2008, anno in cui è stato fondato l'IPCC, gli istituti di ricerca che si occupano del tema si sono moltiplicati a dismisura. Più che semplici centri di ricerca scientifici, quelli che sono sorti negli ultimi cinque anni sono dei think tank, cioè secondo la definizione che ne dà lo stesso UNDP dei "ponti, nelle democrazie moderne, tra sapere e politica". L'obiettivo infatti non è soltanto quello di condurre una ricerca scientifica accurata e sempre più ramificata, ma anche e soprattutto di individuare delle strategie di risposte a queste problematiche e di collaborare in maniera efficace per promuovere queste strategie presso le istituzioni.

Nella generale confusione informativa in cui galleggiamo, nel guazzabuglio che sembra essere diventata oggi il sapere, è particolarmente importante, in particolare in questo ambito così strategico, individuare delle modalità per condividere dati, know how, ricerche e  strategie di policy.
Una possibilità viene da esperienze come il Climate Change Think Tank Map, progetto sviluppato nel 2011 dall’International Climate Change Governance (ICCG) di Venezia. Di fatto, si tratta di una mappa interattiva on line che presenta i Think Tank più significativi a livello mondiale (260 quelli censiti ad oggi). Di recente istituzioni, o radicati da anni, collegati a università o a istituzioni governative, grandi e piccoli: i climate think tank sono distributi in tutto il mondo, dall'Europa e il Nord America (dove abbiamo la maggiore concentrazione), fino al Kazakistan.  

Di ciascuna istituzione, viene valutato il lavoro dal punto di vista sia della quantità e della qualità della produzione scientifica, sia dal punto di vista della effettiva capacità di coinvolgere le istituzioni su queste problematiche, stimolando lo sviluppo di interventi specifici.  Un elemento che viene valutato con attenzione è l’indipendenza del think tank che, sebbene possa essere sponsorizzato e sostenuto finanziariamente da imprese come da istituzioni governative o politiche, deve garantire di non fare un uso strumentale delle sue ricerche.

La mappa è una risorsa per ricercatori, istituzioni, esperti e policy maker che rende possibile trovare facilmente informazioni utili sulle entità che si muovono nell’affrontare questa sfida, la loro competenza e i loro progetti. L’obiettivo è la creazione di un network globale, in cui l’ICCG agisce come hub per condividere nuove idee e discussioni tra i think tank, che possa portare a proposte innovative sul fronte della policy per la governance del climate change. A questo scopo, si stanno progettando iniziative che a diverso titolo consentono una diretta conoscenza delle diverse realtà, la condivisione dei dati, il confronto tra prospettive e degli approcci e una sana competitività. In questa direzione, va per esempio la prima edizione del ICCG Climate Think Tank Ranking Award che ha premiato le migliori organizzazioni per il 2012. 

La produzione dei diversi Think Tank è stata passata al setaccio, dando particolare rilievo alla produzione procapite, mettendo cioè in relazione la quantità di studi prodotti con il numero degli studiosi coinvolti. Un approccio che consente di far emergere anche realtà piccole e nuove. E' questo il caso per esempio del think tank che ha ricevuto il premio per l'area europea: BC3 (Basque Center for Climate Change), un centro fortemente voluto dalle istituzioni locali che oggi attira giovani ricercatori da tutto il mondo. 

Meno sorprendente invece la vittoria, nella sezione internazionale, del Belfer Center di Harvard, un'istituzione riconosciuta da tempo per la sua autorevolezza. 

Mancano all'appello i think tank italiani, che non ci sono o sono poco significativi. A mancare del resto è proprio questa prassi di scambio e confronto tra politica e ricerca (non soltanto nell'ambito climatologico) che invece caratterizza il modo di operare per esempio degli Stati Uniti e anche dell'Unione Europea.

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