Consumi energetici. Qualità della vita

Ambiente e clima
24 Febbraio 2010

di Paolo Saraceno, INAF

Di fronte alla crisi energetica e ambientale che stiamo vivendo, ci si interroga spesso sulla possibilità di ridurre i consumi. È una strada percorribile, questa? Se sì, come? E che cosa potrebbe significare concretamente nella vita di ciascuno di noi? Il fulcro della questione è molto ben evidenziato dalla figura sotto riportata. Sull'asse verticale del grafico troviamo il consumo energetico per abitante dei paesi del mondo, mentre sull'asse orizzontale è riportata la vita media per abitante. È immediato constatare che vita media e consumo energetico sono correlati, con una legge logaritmica (per raddoppiare la vita media e portarla da 40 a 80 anni si deve aumentare di un fattore 1000 i consumi per abitante e portarli da 10 a 10.000 kWh). Le popolazioni che consumano meno energia sono quelle dei paesi più poveri dell'Africa e dell'Asia, dove la vita media è di 40 anni (come in Europa nel 1800, all'inizio della rivoluzione industriale), mentre le popolazioni dell'Europa, degli Stati Uniti e del Giappone, consumano 1000 volte più energia, e hanno una vita media di 80 anni.

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Figura 1: Consumo energetico e aspettativa di vita. La curva mostra come l'aspettativa di vita di una popolazione è correlata con la quantità di energia consumata. Si noti che la scala delle ordinate (quella verticale) è logaritmica, ogni intervallo corrisponde ad un aumento di un fattore 10 nei consumi. La curva si riferisce al 2003 e ovviamente cambia nel tempo, perchè nel tempo cambiano le tecnologie e l'efficienza con cui si usa l'energia.

Interpretare la figura 1 è semplice: consumare molta energia significa avere buoni ospedali, buone scuole, buon cibo, case riscaldate, una vita più confortevole e quindi più lunga. Consumare poca energia significa privarsi, di tutto questo: vivere male e quindi di meno. La figura 1, in sostanza, mostra che non è possibile ridurre il consumo energetico di una popolazione senza ridurre la qualità della vita e quindi la sua durata. Questa è la ragione per cui i paesi ricchi non riducono i loro consumi (spesso li aumentano) e non riescono a rientrare nei parametri di Kyoto: questi paesi non vogliono ridurre il loro tenore di vita. Per la stessa ragione si può prevedere che i paesi poveri (l'80% della popolazione mondiale) aumenteranno i loro consumi energetici: vogliono migliorare il loro tenore di vita, vogliono vivere bene e a lungo come gli abitanti dei paesi ricchi. Il loro contributo al danno ambientale sarà notevole se non si cambia modello di società, sono paesi poveri e la loro produzione d'energia, dovrà basarsi su fonti fossili, su tecnologie arretrate, su un basso livello di investimenti e su politiche ambientali modeste.

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Figura 2 Previsione di crescita della popolazione mondiale. In blu i paesi "più sviluppati" (Europa, Nordamerica, Giappone, Australia e Nuova Zelanda) in giallo i paesi "meno sviluppati" (il resto del mondo) quelli che in figura 1 hanno i minori consumi energetici (fonte ONU).

Se non si cambia modello di società la situazione non potrà che peggiorare, una previsione avvalorata dalla figura 2 in cui sono riportate le stime di crescita della popolazione delle zone "meno sviluppate" della Terra e di quelle "più sviluppate".La curva mostra che la crescita della popolazione avverrà nei prossimi anni nei paesi "meno sviluppati", quelli che consumano poca energia e che vogliono consumare come gli abitanti dei paesi "sviluppati". Una tendenza già oggi evidente: il consumo d'energia è cresciuto nell'ultimo decennio di quasi il doppio della crescita demografica perchè, oltre alla crescita della popolazione, è aumentato il benessere dei paesi poveri. Se non si cambierà il nostro modello di sviluppo, la situazione non potrà che aggravarsi a meno di un evento (non auspicabile) che riduca drasticamente la popolazione mondiale.

Di fronte a questi dati, quale possibilità abbiamo? Se non vogliamo una fortissima crescita dei gas serra si deve cambiare il modello di società, sviluppare tutte le forme di energia che non producono gas serra, prime fra tutti il Sole (per cui va investito molto in ricerca) e il nucleare. Pensare a un tipo di agricoltura e di trasporti che minimizzino anch'essi le emissioni di gas serra. Infine promuovere tutti gli sviluppi tecnologici che massimizzano l'efficienza sia nei processi di produzione dell'energia che, sopratutto in quelli in cui la si utilizza. Solo l'efficienza ci consentirà di ridurre i consumi, senza alterare la qualità della vita; l'efficienza è anche immediatamente esportabile ai paesi "meno sviluppati", spingendoli così a saltare o a limitare la fase di crescita "sporca", che ha caratterizzato la crescita economica dei paesi occidentali.

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