Effetto Cassandra o Babbo Natale?

Ambiente e clima
14 Aprile 2014

di Bruno Carli, IFAC-CNR

 

 

Robert Socolow, nonostante il nome di origine russa, è un rinomato scienziato statunitense che negli ultimi 30 anni ha partecipato attivamente agli studi e al dibattito sui cambiamenti climatici. Lo scorso anno ha scritto un saggio, intitolato Truths We Must Tell Ourselves to Manage Climate Change“, che testimonia l’affranto, ma non rassegnato, impegno di un anziano scienziato che vede in gran parte inascoltato il suo messaggio scientifico. Negli ultimi anni l’attenzione della politica verso i cambiamenti climatici è drasticamente diminuita e Socolow si domanda cosa è stato sbagliato nella comunicazione scientifica e com’è possibile ridestare quest’attenzione.

Nel suo saggio Socolow discute problematiche che spesso vanno ben oltre gli aspetti scientifici dei cambiamenti climatici e fornisce una raccolta di fatti che forse individualmente non sono sempre nuovi, ma che sono in modo unico discussi nel loro complesso. Considerazioni importanti che lui fa, e che merita leggere nel testo originale, sono: il rifiuto della gente ad ascoltare notizie sgradevoli (effetto Cassandra); la resistenza a prendere in considerazione i rischi di lungo termine, nonostante ci si lasci condizionare molto dai rischi a breve termine; il fatto che l’incertezza scientifica, anche quando è espressa in termini di probabilità, è percepita come segno di inaffidabilità piuttosto che di serietà. Riguardo ai consumi energetici Socolow sottolinea come tutti noi siamo confusi dai grandi numeri e non sappiamo quanto, in modo diretto e indiretto, contribuiamo alle emissioni di gas serra con le nostre scelte di vita, inoltre l’efficienza energetica ottenuta con le nuove tecnologie sembra favorire i consumi piuttosto che i risparmi. Importanti sono le sue considerazioni sulla pressione che la crescente popolazione mondiale sta esercitando sul pianeta e quelle sugli aspetti tecnici e politici del dibattito internazionale degli ultimi anni. Forse un po’ troppo ottimistica è l’attenzione dedicata alle ricerche in corso nel campo della geoingegneria, mentre straordinario è il concetto d’identità planetaria trattato nelle conclusioni.

Ciascuno di questi argomenti meriterebbe un approfondimento. Qui mi soffermo solo sull’“effetto Cassandra” perché in questo caso mi preme chiarire come la mia posizione differisca leggermente da quella di Socolow.

In realtà Socolow non cita direttamente l’effetto Cassandra, ma a quell’effetto in pratica si riferisce quando dice: “The natural reaction of anyone hearing unwelcome news is to shoot the messenger”. Penso che nel caso dei cambiamenti climatici il problema non sia stato il rifiuto delle cattive notizie, ma piuttosto la predisposizione a credere in quelle buone. Le due cose sono quasi equivalenti, ma distinguere fra loro è importante perché cambiano i termini del problema: da convincere la gente a essere pessimista a convincerla a non essere credulona. Gli scienziati non devono sentirsi in colpa quando danno cattive notizie, né devono cercare di essere più convincenti quando lanciano i loro allarmi, devono piuttosto opporsi alle mistificazioni dei fatti effettuate fornendo accattivanti notizie rassicuranti. In realtà il pubblico ha considerato con grande attenzione l’allarme degli scienziati sui cambiamenti climatici, se c’è stata perdita d’attenzione, questa è avvenuta solo quando con notizie deformate è stata lanciata una campagna tranquillizzante verso il pubblico e denigratoria verso gli scienziati.     

Pertanto, più che di effetto Cassandra, cioè di rifiuto delle cose negative, penso che si debba parlare di effetto Babbo Natale, cioè della facilità con cui si riesce a convincere i bambini a credere all’esistenza di Babbo Natale e gli adulti a notizie che sono ammantate di un risvolto positivo. Nell’effetto Babbo Natale esistono tre stadi. Il primo è quello in cui si crede alla buona notizia senza porsi dei dubbi. Il secondo è quello in cui si hanno dei dubbi, ma si fa finta che non ci siano perché non ci conviene dare spazio alle incertezze. Il terzo è quello in cui dimostriamo la nostra intelligenza annunciando che non crediamo alla falsa notizia, ma continuiamo a ricevere i regali perché così fan tutti. Questi tre stadi sono facilmente osservabili nei bambini a Natale. Se non fosse chiaro a cosa corrispondono il secondo e il terzo stadio nel caso delle scelte climatiche, aggiungo che il secondo è quello dei politici quando trascurano il quadro complesso delle informazioni a disposizione e sostengono che tutto va bene e il terzo corrisponde alla moltitudine di persone, fra le quali ci sono anch’io, che sono convinte che ci siano grossi problemi, ma continuano a usufruire dei vantaggi di un uso esuberante delle risorse energetiche. È sull’effetto Babbo Natale piuttosto che sull’effetto Cassandra che occorre intervenire per risvegliare l’attenzione sui cambiamenti climatici.

Concludo ricordando, come esempio di quanto sia facile confondere la gente con notizie distorte, la dichiarazione fatta qualche mese fa dal Ministro dell’Ambiente canadese Leona Aglukkaq:

“Gli scienziati utilizzano il caso della fauna selvatica del nord per affermare che il clima sta cambiando e gli orsi polari stanno scomparendo … tuttavia gli abitanti della terraferma vi diranno che la popolazione degli orsi polari è in perfetta salute … mio fratello è un cacciatore a tempo pieno che vi dirà che la popolazione degli orsi polari è aumentata e gli scienziati si sbagliano.”  

Immagino che molti abbiano trovato convincente la dichiarazione di un autorevole Ministro e i dati sperimentali del suo fratello cacciatore. In realtà in questa deduzione logica il Ministro dimentica di dire che gli orsi polari non amano stare sulla terraferma, ma preferiscono cacciare in mare utilizzando le banchine di ghiaccio. 

È proprio la scomparsa del loro ambiente naturale che mette in crisi gli orsi e li costringe a ritirarsi sulla terraferma (dove hanno la fortuna d’incontrare il fratello del Ministro).

Il ministro Leona Aglukkaq non era ancora in carica quando nel 2011 il Canada è stato il primo paese che si è ritirato dal Protocollo di Kyoto, ma sostiene, come il suo predecessore, che tutto va bene, diventando così vittima e artefice dell’effetto Babbo Natale.

 

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