Finita una COP, se ne fa un'altra... Dopo Varsavia, prima di Parigi

Ambiente e clima

Due giorni prima dell’inaugurazione della Cop 19 a Varsavia, le Filippine sono state devataste dal tifone Hayian. Il giorno dell’inaugurazione il loro presidente, Yeb Saño, ha iniziato uno sciopero della fame chiedendo azioni concreta per la riduzione dei gas serra.

L’IPCC aveva del resto da poco pubblicato il suo ultimo report, il V Assessment Report, confermando la criticità della situazione. Non solo, la seconda settimana della Conferenza, quella decisiva, è avventu si è aperta con la notizia drammatiche dalla Sardegna, colpita, a sua volta, dal Ciclone Cleopatra.

Eventi che ricordavano a tutti l’urgenza e l’importanza di arrivare a degli accordi effettivi, a decisioni vincolanti e che pure non sono serviti a fare grandi passi avanti. Tanto che le associazioni ambientaliste hanno abbandonato gli incontri protestando per la pessima gestione da parte del governo polacco, che ha aperto la conferenza dedicando un ampio spazio alla World Coal Association, per poi far fuori il proprio ministro dell’Ambiente, nonché presidente della Conferenza, Marcin Korolec, affidando il dicastero a uno dei più aperti sostenitori di una politica per lo sfruttamento dello shale gas nel Paese.

Un evento a dir poco sfortunato, da cui poco ci si aspettava e che poco ha dato.
In attesa dei prossimi appuntamenti a Bonn (2014) e a Parigi (COP 21/2015), qualche risultato  è stato comunque ottenuto.

Il più importante riguarda il tema della deforestazione. La riduzione progressiva delle foreste che ricoprono il pianeta è tra i maggiori responsabili, dopo l’approvvigionamento energetico, del cambiamento climatico: un quinto delle emissioni globali di gas serra sono attribuibili alla deforestazione. Proteggere questi ambienti è prioritario.

A Varsavia è stato siglato un accordo, il Warsaw frame work for REDD+ (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation), un meccanismo formale per stabilire livelli di riferimento, individuare le azioni adeguate di mitigazione e creare meccanismi di finanziamento basati sulle effettive performance dei Paesi in questo ambito. L’accordo è sostenuto da un finanziamento di 280 milioni di dollari, da parte degli USA, della Gran Bretagna e della Norvegia, in qualche modo cerca di attribuire un valore economico condiviso al carbonio stoccato nelle foreste.

 

Il secondo risultato significativo riguarda invece l’area che viene chiamata Loss and Damage. Se il cambiamento climatico riguarda il pianeta, gli effetti devastanti sono a livello locale. Negli anni è cresciuta la consapevolezza della necessità di istituire degli strumenti per sostenere i Paesi e le popolazioni colpite da eventi dovuti proprio al cambiamento del clima. Nella precedente Conferenza, la Cop 18 di Doha, si era deciso di istituzionalizzare degli strumenti di compensazione del danno; a Varsavia si è data concretezza a questa decisione istituendo il Warsaw international mechanism for loss and damage.

 

Qualche passo avanti infine è stato fatto nella definizione di un nuovo protocollo, da adottarsi alla Cop 20 di Parigi nel 2015, che dovrebbe sostituire il Protocollo di Kyoto, definendo per ciascuno stato nuovi limiti di emissioni.

 

L’Earth Negotiation Bullettin fa un resoconto dettagliato dell’evento, di tutte le sessioni di discussione e degli obiettivi raggiunti e delle difficoltà incontrate sulla strada. I documenti prodotti sono scaricabili direttamente dal sito dell’UNFCC.

 

Approfondimenti interessanti sono disposibili sul blog Climalteranti e sul blog di Carlo Carraro, direttore dell’ICCG

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