Il climate change visto dai cittadini

Ambiente e clima
27 Marzo 2014

Escono in questi giorni due sondaggi che mettono a confronto la percezione di diversi cittadini rispetto al climate change.

Stiamo parlando dell'Eurobarometro, indagine demoscopica che dal 2008 in avanti, di anno in anno registra il diverso atteggiamento dei cittadini europei, e di un sondaggio che riguarda invece i cittadini statunitensi.

Si tratta, val la pena premetterlo, di indagini molto diverse: la prima ha una sua storicità  e una struttura forte (i cittadini coinvolti su tutto il territorio dell'Unione sono 27.919), mentre la seconda riguarda un numero ben più ristretto di individui 810 cittadini, residenti nei diversi stati della federazione.

Se le domande non sono sovrapponibili, è  vero però che entrambi i sondaggi vogliono indagare l'importanza che i cittadini attribuiscono al problema del climate change (a partire dalla necessaria verifica se sia percepito o no come un problema reale), l'opinione rispetto alle politiche e alle scelte dei governi rispetto ai possibili interventi. Il questionario europeo indaga inoltre la disponibilità  individuale a modificare il proprio stile di vita e a mettere in atto comportamenti sostenibili per ridurre la propria impronta ambientale.

Secondo il sondaggio commissionato dalla Stanford University, e realizzato da Abt SRBI, il 73% degli americani ritiene che il climate change sia un problema serio e reale, il 75% è convinto che gli Stati Uniti debbano mettere in atto delle politiche di intervento, anche nel caso in cui gli altri stati Grandi emettitori sceglissero un atteggiamento contrario. Quasi il 50% è convinto che questo potrà servire a rilanciare anche l'economia.

Il 44% ritiene che le politiche rivolte al sostegno della green economy faranno bene all'economia USA. Il 55% sostiene le politiche proposte dalla Environmental Protection Agency per ridurre le emissioni delle centrali elettriche, e solo il 21% ritiene che sia positivo l'utilizzo del carbone per la generazione di elettricità.
Meno esplicito il sostegno a politiche governative che fissano parametri e soglie di efficienza e di emissioni a prodotti, veicoli, siti produttivi, edifici... Queste normative vengono viste come troppo intrusive, non di competenza del Governo. 

I risultati del sondaggio riportano generalmente una flessione importante (anche di 10 punti percentuali) delle percentuali relative alle domande che fotografano il sostegno dei cittadini alle politiche d'intervento sul climate change, una flessione probabilmente imputabile, secondo gli studiosi che hanno condotto la ricerca, a una minore fiducia nei confronti dell'incisività  dell'azione del governo.

L'Eurobarometro riporta dati più stabili negli anni, le inflessioni sono minori, ma quella che separa i paesi europei - il nord Europa, dai paesi dell'Est o del Mediterraneo - resta una forbice molto ampia. Per esempio, rispetto alla domanda più generale relativa alla serietà del climate change come problema, se il 50% degli europei dice che si tratta di un problema grave, in Svezia ne è convinto l'81% dei cittadini, mentre in Estonia ne è sicuro soltanto il 28%.

Interrogati su quale sia il problema principale oggi, i cittadini europei mettono al primo posto la fame, la povertà , la mancanza di acqua potabile, mentre al secondo posto collocano la situazione finanziaria generale. Il cambiamento climatico arriva terzo e scende di una posizione rispetto all'anno precedente. Anche in questo caso, la forbice testimonia di una realtà  e di un contesto molto diverso da un paese all'altro: in Italia, per esempio, per il 45% dei cittadini il primo problema è la crisi finanziaria.

Gli europei sono convinti (80%) che misure di sistema che puntano all'efficienza possono dare slancio all'economia e all'occupazione. La responsabilità  di un intervento su questa tematica viene attribuita in prima linea ai governi, poi alle imprese e solo in terzo luogo all'Unione Europea.
Infine, solo un 25% dei cittadini riconosce una responsabilità individuale. Ciò nonostante l'89% dichiara di aver agito concretamente attraverso soprattutto una gestione accorta dei rifiuti e del riciclo, consumando frutta e verdura di stagione e prodotta localmente, acquistando elettrodomestici efficienti. Più basso invece il tasso di coloro che sono disposti a utilizzari mezzi di trasporto alternativi all'auto negli spostamenti urbani: biciclette, treni, metropolitane (e anche in questo caso le discrepanze da stato a stato tracciano i profili culturali dei paesi europei). Soltanto il 21% dei cittadini sia intervenuto riducendo lo spreco di energia dovuto allo scarso isolamento termico.

Per il 90% degli europei sono fondamentali misure relative all'efficienza energetica, così come la definizione di target per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il 70% ritiene la riduzione dell'importazione delle fonti fossili dall'estero un obiettivo prioritario.

La politica energetica avviata dalla UE sembra essere quindi condivisa da larga parte dell'opinione pubblica europea, fermo restando le discrepanze significative che abbiamo visto, tra i diversi Paesi.  

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