La capacità scientifica. La volontà politica

Ambiente e clima
05 Febbraio 2010

di Agnese Bertello

"Di fronte alla sfida del cambiamento climatico e dei suoi effetti, riteniamo necessario uno sforzo congiunto della scienza e della politica, basato su conoscenze scientifiche attuali ed oggettive, per affrontare e mitigare i rischi del cambiamenti in atto e trasformare un potenziale pericolo in un motore di sviluppo economico e sociale. Gli autori del presente documento ritengono essenziale un incremento delle attività nazionali di ricerca sul clima e si rendono disponibili a fornire ai decisori il supporto tecnico e scientifico necessario per una valutazione e pianificazione efficace."

È un appello. Esplicito. Chiaro. Diretto. Il mondo della scienza chiama il mondo della politica. A firmare il documento "Clima, cambiamenti climatici globali e loro impatto sul territorio nazionale", da cui è tratta la frase citata, sono i ricercatori dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del CNR, uno degli istituti italiani più autorevole in materia di ricerca sul clima.

Si tratta di un lavoro che fa il punto della ricerca scientifica sul riscaldamento del pianeta. Lo fa a partire da due considerazioni. La prima è che il cambiamento climatico è un fenomeno importante, cui bisogna dare delle risposte precise e urgenti. La seconda è che si continua a parlarne in maniera poco chiara, incompleta, generando confusione, spaesamento e disaffezione verso un tema che invece deve essere percepito come centrale per il nostro futuro. Un documento che nasce nella convinzione che possa esistere un modo di procedere lineare e chiaro che parte da una ricerca scientifica accurata, passa attraverso un'informazione precisa e approda a scelte politiche opportune e tempestive. Il lavoro viene reso pubblico a poco più di un mese della Conferenza sul Clima di Copenaghen, quella che dovrà individuare le strategie da seguire nel post Kyoto, e richiama alle sue responsabilità la politica italiana, anche perché come è ben evidenziato all'interno del volume, se il cambiamento climatico è un fenomeno globale, il Mediterraneo è uno dei punti maggiormente colpiti dagli effetti di questo fenomeno, insieme ai poli, ed è quindi strategico agire per tempo.

"In Italia, il riscaldamento è stato più intenso: l'analisi delle serie storiche di temperatura e precipitazione d nell'ultimo secolo indica che, in area mediterranea, il clima sta apparentemente diventando più caldo e secco con precipitazione concentrata in eventi più rari e più intensi". Fenomeni che si intensificheranno nei prossimi anni e che si faranno sentire soprattutto sulle aree montane, incidendo così sul ciclo idrologico e quindi sulla disponibilità di acqua potabile, per uso industriale e di produzione di energia. Annotazioni, come vediamo, molto concrete e importanti anche dal nostro più limitato e specifico punto di vista, quello della produzione di energia; a subire il contraccolpo del cambiamento climatico sarebbe anche il regime dei venti, e dunque le possibilità di sviluppo dell'eolico: traiettorie, intensità, cadute, frequenza, valori estremi e tempi di ritorno associati ai venti sono elementi fondamentali per assicurare a un impianto eolico efficienza e ritorno economico.
Reagire in maniera intelligente al cambiamento climatico significa non farsi cogliere impreparati e adeguare il complesso del nostro sistema - economico, industriale, energetico, edilizio, urbanistico, sociologico - alle trasformazioni previste per far sì che si possa garantire una qualità della vita apprezzabile alle generazioni future.
Ecco perché nel documento si sottolineano anche quali sono i punti su cui è necessario fare ulteriore chiarezza. Ma su fenomeni di questo livello fare chiarezza è possibile se ci sono investimenti. E gli investimenti sono scelte politiche.

Il conferimento del Premio Nobel all'IPCC ha posto sotto il fuoco incrociato della politica e dei media la giovane scienza del clima; in più di un'occasione la politica nazionale (il discorso del ministro Prestigiacomo allo scooping meeting dell'IPCC a Venezia andava evidentemente in questa direzione) e internazionale ha richiamato la scienza alle sue responsabilità su questo tema, chiedendo sempre maggiore accuratezza, pretendendo dati certi, tali da fugare ogni timore circa il livello degli investimenti necessari per le politiche di ricerche e per gli interventi di mitigazione e prevenzione.
Scienza e politica devono trovare un linguaggio comune, o quanto meno un linguaggio intermedio di scambio, dicono gli scienziati coinvolti nell'elaborazione di quello che vorremmo chiamare, con un termine molto poco scientifico, un manifesto:
"Idealmente, per definire misure di salvaguardia e pianificazione, si vorrebbe poter disporre di informazioni certe. Per questo le conclusioni circostanziate dei risultati scientifici, che utilizzano espressioni probabilistiche quali quasi certamente e estremamente probabile possono risultare talvolta di difficile interpretazione per colore che devono operare delle scelte. Questo possibile iato fra il linguaggio della scienza e l'azione della politica diventa spesso evidente nel caso dei cambiamenti climatici, che comportano un rischio grave e urgente negli interventi, ma non immediato negli effetti per giunta segnalato solo dalla scienza e non direttamente percepito dalla società civile. Tuttavia una società moderna ha bisogno di una scienza e di una politica che siano capaci di lavorare insieme pur operando senza sconfinamenti reciproci. È pertanto importante che si identifichino e riconoscano i ruoli e le modalità con cui i cambiamenti climatici dovrebbero essere gestiti da scienza e politica."
La scienza ha fatto il primo passo. La politica risponderà?

IL DOCUMENTO
Clima, cambiamenti climatici globali e loro impatto sul territorio nazionale

PER APPROFONDIRE SU ENERGIASPIEGATA.IT
Intervista a Sergio Castellari, CMCC
Clima, cosa succede dopo Kyoto? Il dibattito al FEstival dell'energia 2009.
G8 Ambiente: clima, biodiversità e CCS
Riscaldamento globale: verità e fantasie, di Bruno Carli

PER APPROFONDIRE ON LINE
Il sito dell'Istituto di scienza dell'atmosfera e del clima

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