Paesaggi del vento

Ambiente e clima
12 Settembre 2011

L’elemento di più forte criticità rispetto all’eolico resta l’impatto ambientale: le pale, si dice, deturpano il nostro paesaggio. È davvero così?

Io la penso diversamente. L’eolico può essere un’opportunità invece per rivalutare il paesaggio di un territorio, certo bisogna saper interpretare correttamente il paesaggio - i paesaggi del vento sono fortemente caratterizzati - e tradurre tutto questo in progettualità, in un progetto paesaggistico. Il parco eolico può diventare in questo modo un segno simbolico che interviene in maniera nuova sul paesaggio. La produzione di energia pulita di per sé è un valore aggiunto e certamente quella che si produce con l’eolico è tra le più pulite in assoluto; pensato correttamente quindi, il parco eolico può risponde in maniera efficace alle nostre attuali esigenze.
A monte, c’è un altro problema più generale e molto importante: bisogna elaborare strategie vere per la pianificazione e la gestione del territorio a livello nazionale. Il Governo si è mosso con ritardo rispetto alle scadenze fissate dalla UE: sono state stabilite delle linee guida molto generiche, ma non ci sono indicazioni sostanziali. Questa pianificazione deve partire a livello nazionale e deve riguardare l’intero sistema delle rinnovabili per rispondere alle esigenze energetiche tenendo presente le caratteristiche e le specificità delle diverse aree del nostro territorio; successivamente questa strategia può essere declinata e definita nel dettaglio dalle Regioni stesse. Affidare a Province (salvo rare eccezioni) e Comuni un ruolo così complesso mi sembra invece che possa generare dei problemi in più.

Quindi non è un problema specifico della tecnologia, ma un problema di procedure, strategie complessive, di dialogo con il territorio?
Per quanto riguarda la percezione dei cittadini, secondo la ricerca realizzata da ISPO per Aper, Il consenso intorno allo sviluppo dell’eolico è elevato anche tra le aree che ospitano già impianti eolici (71%). È più un problema di tipo politico. La premessa quindi è la necessità di una progettazione e di una strategia chiara e condivisa; così l’eolico può essere accolto dalle comunità.
Si tratta di avvicinare la popolazione a una trasformazione del paesaggio attraverso informazioni, attraverso una costruzione graduale di conoscenza, non solo di consenso. L’effetto Nimby si può affrontare solo così.
Il nostro è il Bel Paese, ciò dovrebbe comportare un’attenzione speciale per il paesaggio, ma è come se fosse accettato passivamente, senza capacità di una riflessione seria, moderna su questo tema. Siamo come bloccati tra una visione aulica del nostro paesaggio e lo scempio edilizio...

Eugenio Turri, uno dei più importanti geografi italiani, sosteneva che siamo noi i responsabili del paesaggio che costruiamo, siamo noi a fare il paesaggio che ci circonda. Non c’è da stupirsi quindi dell’ambiente che abbiamo intorno: è lo specchio della società.
Considerare il paesaggio un valore non vuol dire semplicemente conservarlo a tutti i costi immutato nel tempo. L’immobilismo totale in cui ci troviamo non fa bene, dobbiamo essere capaci di accogliere dinamiche di crescita economica importanti in maniera intelligente, consapevole. Quello che manca è in effetti la capacità di fare una vera progettazione paesaggistica. Questa, attualmente, è demandata ad una esclusiva procedura di VIA, spesso realizzata nei modi e nei tempi sbagliati; si dà giustamente molta attenzione ai temi della salute pubblica, al rispetto di parametri, e delle normative, ma senza un pensiero in merito al paesaggio, ai suoi elementi naturali, storici, culturali.

È possibile progettare diversamente?
Con gli studenti del Master “Paesaggi Straordinari” (Politecnico di Milano e Nuova Accademia di Belle Arti di Milano) e l’associazione “Paesaggi Connessi”, abbiamo sviluppato un progetto di ricerca molto interessante sull’eolico ad Allai, nel centro della Sardegna. Lo abbiamo fatto seguendo un approccio innovativo, coinvolgendo in maniera diretta le persone, gli abitanti dei Comuni che potevano essere coinvolti dal progetto. Il metodo di lavoro si fondava sull’analisi minuta del territorio, delle sue caratteristiche morfologiche, delle risorse disponibili e mentre si andava definendo il progetto per il parco eolico nello stesso tempo si portava avanti molte altre riflessioni in maniera integrata, per esempio, sul sistema delle acque, si definivano percorsi didattici e percorsi naturalistici… Si tratta di un progetto di pura ricerca: il Comune di Allai aveva espresso la volontà di realizzare di un parco eolico, per problemi di tipo politico e procedurali, il progetto è decaduto ed ora non sono in grado di dire se quello che noi abbiamo sviluppato potrà o meno avere un seguito. Consideri che invece proprio accanto ad Allai è stato realizzato un parco eolico con 42 pale, in un’area decisamente limitata. Quella secondo me è un esempio di una progettazione non corretta che non può non creare disagio.

Esistono esempi analoghi all’estero?
Esistono esempi importanti soprattutto in Olanda e in Germania. Anche in Francia, per quanto l’eolico non si sia fortemente sviluppato in quel Paese, esistono esperienze interessanti, in virtù della loro lunga e forte tradizione nella pianificazione. In Germania, in particolare si è fatto un lavoro eccellente nella Rhur. In questo caso, le energie rinnovabili erano inserite in un complesso progetto di riqualificazione di un territorio esteso e gravemente compromesso. Un’intera regione, davvero devastata, ha potuto essere riabilitata attraverso politiche di progettazione urbana e paesaggistica: oggi la Rhur è una sorta di museo a cielo aperto di archeologia industriale in cui però sono stati avviati processi di ricostruzione di paesaggi naturali facendo in modo che la natura si riconformasse spontaneamente. Questi sono risultati che si raggiungono quando c’è uno sforzo creativo e di osservazione e di interpretazione dei luoghi che integra concetti culturali e ambientali. 
Anche in Olanda ci sono esperimenti molto interessanti. Lì, architetti e paesaggisti hanno a che fare con una materia prima, il paesaggio, meno impegnativo e possono permettersi progetti decisamente più dissacranti di quanto potremmo immaginare qui da noi. L’Olanda è una terra strappata al mare, piatta; è una nazione in cui l’idea della sfida, della conquista, dell’innovazione tecnologica ha tutta un’altra valenza. Per quanto riguarda le rinnovabili, per esempio, alcuni architetti hanno definito, per ora sempre sulla carta, un possibile approccio alla progettazione dei parchi eolici partendo dall’idea della turbina come di un albero e attraverso questa unità di base hanno riprogettato un intero paesaggio, prevedendo anche turbine di dimensioni gigantesche, tipo quelle che si usano off shore.

Questo modo di progettare si farà strada anche da noi?
Io non posso che sperare di sì. È fondamentale, altrimenti restiamo indietro. Oggi il settore dell’eolico è depresso anche per via della poca chiarezza in merito agli incentivi. Personalmente sto portando avanti ricerche e sperimentazioni con diversi enti, come Aper e RSE. Bisogna progettare nel modo migliore, con strategia, altrimenti possono venirne danni: in questo mi sento di sostenere chi è contrario all’eolico “pur che sia”.

 

Alessio Battistella
Architetto Ph.D, membro del gruppo di progettazione ARCÒ _ Architettura e Cooperazione, si occupa prevalentemente di integrazione paesaggistica di sistemi volti alla produzione di energia rinnovabile. Lavora alla ricerca e alla didattica al DIET (Dipartimento di Ingegneria Edile e del Territorio), dell’Università degli Studi di Pavia, al BEST (Dipartimento di Scienza e Tecnologie dell’Ambiente Costruito) del Politecnico di Milano. Consulente di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico). Membro del comitato scientifico del Master Paesaggistraodinari – NABA (Nuova accademia di Belle Arti di Milano) / Politecnico di Milano.

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