Ciclo dei rifiuti. Il costo del non fare.

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
13 Novembre 2014

di Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia

È difficile trovare un fallimento economico più clamoroso dello spreco che l’Italia fa buttando in discarica 17 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, un po’ più della metà di quanti ne produce. Da una parte si aggrava il problema delle discariche, che nessuno vuole e, dall’altra, si buttano enormi quantità di energia. I rifiuti sono scarti di cibo, carta degli imballaggi, tutte biomasse miste a plastica da cui si può recuperare l’energia incorporata.

Nelle economie più avanzate in termini di cultura ambientale, come in Germania e nei paesi scandinavi, a valle della raccolta differenziata e del riciclaggio vi è sempre il recupero energetico.

Il semplice buonsenso suggerisce che un livello di differenziata e riciclo oltre il 70% è impossibile. Riciclare all’infinito la carta o alcuni imballaggi non è fisicamente possibile ed è molto dannoso per l’ambiente a causa dell’impiego massiccio di energia e di composti chimici. I paesi che hanno chiuso le discariche lo hanno fatto solo grazie a un massiccio ricorso al recupero energetico.

Ogni chilo di rifiuti che finisce in discarica ha circa 2500 chilocalorie di energia, un quarto di quello che c’è in un chilo di petrolio. Ciò significa che in discarica i circa 17 milioni di tonnellate di rifiuti valgono almeno 4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Semplificando un po’, siccome il prezzo del petrolio è di circa 600 euro per tonnellata, ciò significa che in discarica buttiamo via qualcosa come 2,4 miliardi di euro all’anno. Poi va aggiunto il costo di mantenimento delle discariche: anche qui, in maniera più rozza, è possibile stimare un costo per tonnellata di rifiuto smaltito in discarica di circa 100 euro per tonnellata di rifiuto, per un onere complessivo di 1,7 miliardi di euro, che porta il costo complessivo oltre i 4 miliardi di euro. Gli altri costi sociali e ambientali delle discariche sono ben più difficili da quantificare, ma sono sotto gli occhi di tutti ogni giorno.

È un paradosso, una stupidaggine, un non senso economico, tenuto conto anche che l’Italia è il paese in Europa con il più debole sistema energetico, il più dipendente da importazioni dall’estero e quello con i prezzi più alti. Il termine “rifiuto” non è adatto ad un’economia intelligente: è ora che l’Italia se n’accorga.

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