Efficienza energetica. Autogol del governo

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia

Di Gianni Silvestrini, direttore scientifico Kyoto Club

Mentre l'adozione degli obbiettivi climatici al 2020 imporrebbe un forte colpo di accelerazione delle politiche del risparmio energetico, l'Italia si presenta alla sfida smantellando alcuni dei provvedimenti più innovativi di riduzione delle emissioni di CO2, con l'attacco alla certificazione energetica degli edifici seguito dall'impopolarissimo decreto contro le detrazioni fiscali del 55%. Usa, Francia e Germania, al contrario, rafforzano il pacchetto anticrisi proprio con misure a favore dell'efficienza energetica nell'edilizia. In una situazione di generale arretratezza delle politiche climatiche italiane, l'edilizia rappresentava il settore in cui qualcosa si era mosso nell'ultimo biennio. Le detrazioni fiscali del 55%, introdotte da Bersani, stavano ottenendo un buon successo come dimostrano i 230.000 interventi realizzati tra il 2007 e il 2008, con riduzioni delle importazioni di combustibili e delle le emissioni di CO2.

Il provvedimento ha comportato benefici economici e occupazionali per le aziende del settore, a fronte di un aggravio minimo per lo Stato. Si possono stimare infatti in 0,5 miliardi € le maggiori entrate derivanti dall'emersione del lavoro sommerso, dall'incremento dell'Iva e del fatturato delle aziende coinvolte, una cifra cioè dello stesso ordine di grandezza dei maggiori incentivi per l'efficienza energetica. Le mancate entrate - legate al passaggio dalla detrazione del 36% per le ristrutturazioni edilizie alla detrazione del 55% per gli interventi legati all'efficienza energetica - sono infatti stimabili in 0,63 miliardi € nel biennio 2007-2008. E naturalmente queste misure consentono risparmi energetici e monetari significativi per le famiglie. Considerando un appartamento medio, i risparmi ottenibili sono dell'ordine di 500-1.000 €/anno. con tempi di ritorno degli investimenti di 4-6 anni. A fronte di questo successo, il decreto legge approvato a novembre dal Governo taglia le gambe al provvedimento. L'accesso agli incentivi dovrebbe passare in futuro attraverso una pratica burocratica complessa (il silenzio-dissenso) e sottostare a limiti massimi di spesa rigidi (82,7 milioni di euro per il 2008, 185,9 milioni per il 2009 e 314,8 milioni per il 2010), riducendo di oltre due terzi gli interventi del triennio 2008-10. È evidente che un simile provvedimento, ipotizzando addirittura la retroattività, prestava il fianco a una marea di ricorsi, così questa ipotesi è stata subito eliminata. Le critiche generalizzate al provvedimento hanno poi portato il Ministro dell'Ambiente a chiederne addirittura la revoca. È presumibile che nella fase di conversione in Parlamento la proposta subirà profonde modifiche. Si parla di mantenere l'attuale impianto riducendo la detrazione al 40-45%. Sarebbe comunque un errore che rischierebbe di depotenziare fortemente uno strumento che, al contrario, andrebbe esteso ad altre tecnologie da incentivare. Oltretutto evidentemente i vari dicasteri non si parlano, considerato che il Ministero dello Sviluppo economico stava predisponendo negli stessi giorni un Piano straordinario per l'efficienza energetica! Insomma, un autogoal che speriamo faccia riflettere il Governo, inducendolo a rafforzare le politiche di risparmio energetico alla luce degli ambiziosi obbiettivi del 2020.

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