Energia dal deserto

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
12 Marzo 2012

La situazione geopolitica del bacino mediterraneo vede la crisi economica dei paesi della sponda nord e importanti mutamenti socio-politici dei paesi della sponda sud, che ruolo possona davvero avere i programmi tipo Piano solare Mediterraneo?
La regione del Mediterraneo si trova di fronte ad una serie di sfide cruciali per garantire lo sviluppo e la stabilità economica dell'intera area: la crescita della domanda di energia, la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, l'ottimizzazione dei rapporti commerciali tra Paesi produttori e Paesi consumatori di combustibili e la garanzia di un futuro energetico sostenibile per l'intera regione.
I Paesi del Sud stanno sperimentando una forte crescita demografica e un tasso di urbanizzazione considerevole, tra redditi relativamente bassi e nuovi bisogni socioeconomici. Questi dati sono facilmente traducibili, a livello energetico, in un incremento notevole della domanda di energia e un bisogno di nuove infrastrutture. In tutti i Paesi del Sud la domanda di elettricità sta conoscendo una forte espansione e con essa anche gli altri servizi energetici. 
La attuale transizione verso forme di maggiore condivisione democratica – la "primavera" e ora l' "autunno arabo" -a delle decisioni politiche sul futuro del proprio paese è partita dalla richiesta di gran parte della popolazione, soprattutto la più giovane, di maggiori possibilità di lavoro, più cibo,più energia, più acqua.

 

Quali sono le motivazioni che rendono strategica l'idea di utilizzare sole e vento per soddisfare una parte crescente della domanda energetica nell'area del Mediterraneo e in Europa?
I paesi del sud presentano vaste zone aride o desertiche con forte densità di radiazione solare ed anche di eolico: le ore di sole variano in una fascia da 2000 a 3000 ore all'anno, rispetto alle 900 della Germania e alla 1100 dell'Italia del Nord e alle1500 dell'Italia del Sud.
Nonostante questo contesto favorevole, diverse barriere tecniche, istituzionali, finanziarie e di mercato fanno si che la regione non abbia utilizzato significativamente questo potenziale e quindi non stia raccogliendo i vantaggi dei molteplici benefici ambientali e sociali delle rinnovabili .
Recentemente molti paesi come Marocco, Algeria, Tunisia e Giordania hanno adottato programmi nazionali consistenti per favorire uno sviluppo deciso di centrali solari; almeno tre di loro non a caso non possiedono risorse energetiche e danno una grande valore alle rinnovabili come contributo alla loro "indipendenza energetica".
Questi programmi propongono uno sviluppo industriale locale, con la costruzione in loco di componenti e sistemi che aumentano la catena del valore a favore del paese ospitante, e la creazione di posti lavoro, una esigenza sociale molto sentita da tutti.
La realizzazione di progetti a fonti rinnovabili su larga scala per soddisfare la crescente domanda di energia elettrica e creare possibilità di impiego e di industrializzazione va dunque nella direzione giusta e richiederà un notevole sforzo specie per quanto riguarda il bisogno di investimenti.

 

Quanti progetti sono in cantiere e quali sono già realizzati? Dove?
L'ormai troppo citato Piano Solare per il Mediterraneo si proponeva di incrementare l'utilizzo dell'energia solare e di altre tecnologie rinnovabili disponibili per la generazione di elettricità, fino a 20 GW al 2020.

 

A quasi quattro anni dal lancio del Piano, nonostante la buona volontà e l'impegno politico, i risultati pratici sono stati davvero minimi e talvolta contraddittori. Va ammesso che il Piano Solare ha subito una battuta d'arresto come conseguenza del rallentamento del processo politico nell'ambito dell'Unione per il Mediterraneo, con la crisi di Gaza e la opposizione pregiudiziale di molti paesi. Solo nel luglio 2011 si è finalmente riunito a Barcellona il primo Comitato di Esperti nazionali per il PSM.

 

L'iniziativa industriale Desertec Dii è stata promossa nel 2009 da un gruppo di società elettriche, fabbricanti di sistemi e componenti, istituti finanziari e assicurativi, di area prevalentemente tedesca, per coinvolgere il settore privato a considerare in modo accelerato un programma di investimento nella regione. In poco tempo Desertec è evoluta in un network internazionale (per l'Italia partecipano Enel GreenPower, Terna, Unicredit, mentre Banca Intesa e Italgen sono partner associati) che conta oltre 50 soci e partner, con l'obiettivo di soddisfare entro il 2050 una parte consistente del fabbisogno energetico dei paesi della sponda Sud e una quota della domanda elettrica europea, valutata in uno studio dell'agenzia tedesca DLR nel 15% dei consumi elettrici a metà secolo.

 

Nel luglio 2010 è stato lanciata da aziende francesi l'iniziativa Medgrid, con lo scopo di creare un consorzio di aziende energetiche per realizzare una vasta rete di collegamenti elettrici sottomarini nel bacino del Mediterraneo, una iniziativa di fatto complementare a Desertec. Ventidue gruppi, tra cui per l'Italia Terna stanno dedicandosi alla definizione di un quadro concettuale tecnico ed economico per promuovere gli investimenti e la fattibilità economica e finanziaria di grandi linee elettriche tra il nord e sud del Mediterraneo.

 

Desertec, Medgrid e le altre iniziative partono dalla considerazione che la produzione di elettricità da centrali a fonti rinnovabili – solare fotovoltaico, termodinamico, eolico che sono le tre tecnologie più idonee e che sono più vicine alla competitività – si potrebbe sviluppare così come accade in Europa in modo molto più veloce della relativa infrastruttura di rete elettrica: quest'ultima risulta perciò un fattore critico dato che spesso le centrali a rinnovabili si trovano in siti molto lontani dai centri di consumo negli stessi Paesi del Sud, e a maggior ragione per trasportarla in Europa.

 

Queste iniziative sono state percepite al loro annuncio da molti paesi del sud come ancora di tipo eurocentrico, di avere cioè un carattere "neocoloniale", troppo volto a realizzare grandi centrali elettriche - sia pure a rinnovabili - e a grandi sistemi di trasporto e di aver per questo sottovalutato la dimensione locale del problema energetico.

 

Nel corso degli anni Desertec ha modificato il suo messaggio ampliando la scelta delle tecnologie e enfatizzando che l'energia prodotta servirà in primis a soddisfare i bisogni energetici delle popolazioni della sponda sud e solo un parte eccedente – valutata in un 25% - sarà esportata verso il nord. Anche in Europa si sono levate critiche in quanto queste iniziative richiederanno ingenti fondi nazionali e internazionali per tecnologie molto costose e non si è sicuri che avranno effetti significativi sul sistema energetico e sugli standard di vita dei paesi del sud. Infine è stata osservata la possibile vulnerabilità delle nuove installazioni in un clima politico instabile.

 

Durante questi ultimi tre anni si sono susseguiti riunioni istituzionali, annunci di piani e accordi industriali, conferenze, progetti europei relativi a una serie di iniziative di grande visibilità soprattutto mediatica per l'accelerazione dell'uso delle fonti di energia rinnovabile nei paesi della sponda sud del Mediterraneo.

 

Ma finora ben pochi megawatt sono stati installati e molte delle promesse fatte si sono rivelate ottimistiche e non sono riuscite a far partire progetti realizzativi supportati dagli investitori. Insomma siamo sempre alla ricerca dei "reference projects".

 

Ci spiega brevemente cos'è la nuovo iniziativa RES4MED?
E' presto per dire quando e quanto Desertec e Medgrid avranno un effettivo impatto ma certamente dopo alcuni anni la loro presenza tecnica e il loro successo mediatico sono un fattore positivo che accompagna lo sviluppo dei piani nazionali.
Certo è che l'Italia dovrebbe essere un naturale protagonista di queste iniziative, vista la sua storia energetica nel settore e la posizione geografica centrale e determinante per i progetti mediterranei.
Ma bisogna riconoscere che il nostro Paese non ha svolto finora un ruolo di leadership in queste iniziative: non ha saputo esprimere una posizione "paese" credibile e convincente per la formulazione delle scelte strategiche e non è neanche riuscita a trasmettere in modo coerente le sue molte competenze tecniche, economiche, di ricerca, nonostante le tante eccellenze presenti.

Per questo in questo ultimo anno ENEL, Edison, CESI, GSE, PWC Advisory e il Politecnico di Milano hanno deciso, a partire dal Tavolo Tematico dell'Expo 2015 di Milano, di varare il 22 dicembre scorso un'iniziativa di grande respiro internazionale: RES4Med – Renewable Energy Solutions for the Mediterranean Region, riferimento e punto di forza nazionale nel quadro geopolitico del settore, in dialogo con le iniziative in corso.
Asja Ambiente e la Fondazione Bordoni sono entrati di recente e la società RSE – ricerca di sistema – la società di consulenza Althesys, l'associazione Aper sono stati tra i primi a chiedere di collaborare a questa iniziativa, come anche Energy Lab.

 

La missione di RES4Med è di contribuire in maniera significativa all'accelerazione dell'utilizzo delle fonti rinnovabili e al rinforzo delle relative infrastrutture elettriche nel Mediterraneo e nei Balcani:
• offrendo un tavolo di scambio, dialogo e incontro (network of networks) delle principali iniziative regionali in corso, allargando la sfera di azione ai Balcani;
• coinvolgendo le competenze di eccellenza operanti in Italia;
• piattaforma industriale utile a mettere a sistema le aziende, le professionalità e le competenze nazionali per affrontare la sfida della competizione industriale e commerciale nel mercato euro mediterraneo;
• proponendo dall'inizio attività complementari/parallele a quelle sviluppate dalle altre iniziative che saranno tutte coinvolte nell'Advisory Board. Oltre a far massa critica nei progetti di grandi impianti, proporre anche soluzioni di generazione distribuita, village power e smart grid.
• fornire un punto di contatto privilegiato per i decisori politici e i responsabili delle politiche energetiche del sud-est del Mediterraneo e dei Balcani;
• rendendo visibile la missione con il contributo all'Expo 2015 di Milano e altri eventi di rilievo.

 

Sarà costituito un Advisory Board in cui siederanno i rappresentati delle principali Iniziative istituzionali e industriali nel settore come MedReg, Desertec Dii, Medgrid, OME, METso.
Oltre ai grandi investitori e alle grandi società elettriche, le soluzioni indicate sono particolarmente attraenti per le nostre piccole e medie imprese, anche perché l'Italia possiede il più ricco tessuto di piccole e medie imprese dell'Unione europea, con un rapporto dimensioni/eccellenza e una vocazione internazionale che, nonostante i vincoli della burocrazia, non ha eguali.
Tra le categorie più interessate specificamente al tema energia, le società di ingegneria e progettazione, gli sviluppatori di progetti in sito, i fabbricanti di componenti e sistemi, gli installatori, chi fa esercizio e manutenzione, gli specialisti nella formazione, chi realizza opere civili ed elettromeccaniche, gli operatori finanziari, e tante altre categorie necessarie in un settore labour intensive, dove sono richieste competenze diffuse e di qualità.

 

 

(L'intervista che pubblichiamo è una sintesi di quella pubblicata su www.puntosostenibile.it)

 

 

Per approfondire
Leggi l'intervista completa su puntosostenibile
Energia dal deserto. Il libro di Vigotti pubblicato da Edizioni Ambiente

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