Energy Renewable Law. Il Marocco apre alle rinnovabili

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
26 Settembre 2013

Tra le molte profonde trasformazioni in ambito energetico cui stiamo assistendo in questi anni, una delle più interessanti riguarda lo sviluppo delle rinnovabili nei Paesi del Nord Africa e del Middle East.

I progetti sono in alcuni casi di portata faraonica, l’Arabia Saudita, per esempio, sta mettendo a punto un piano per le rinnovabili e il nucleare che punta a risolvere il problema dei suoi importantissimi consumi elettrici attraverso le fonti alternative, conservando così una quota maggiore di greggio per l’esportazione. L'obiettivo finale è però perfino più impegnativo: l’esportazione di energia elettrica all’Europa. Un programma che ribalta lo stereotipo dell’immaginario collettivo su quel Paese.

Se pochi paesi, a parte l’Arabia Saudita, possono permettersi, in forza delle loro disponibilità finanziarie e delle risorse energetiche, progetti altrettanto grandiosi, è pur vero che la politica messa in campo dal Regno, coinvolgerà in maniera più o meno diretta l'intera area. Progetti di collaborazione con l'Egitto, per esempio, e gli altri paesi Nord Africani, per la realizzazione di super grid che colleghino l'intera area MENA, sono già in sviluppo. 

Uno dei paesi per i quali lo sviluppo di un forte comparto delle rinnovabili è sicuramente importante, come raccontano i dati presentati dalla ricerca Irex prima dell’estate, è il Marocco: oggi il paese importa il 95% dei combustibili fossili e il 16% dell’energia elettrica. La domanda di energia è in forte crescita: dal 2002 al 2011, i consumi privati sono aumentati del 6,1% all’anno, la domanda della sola energia elettrica ha avuto un incremento del 7% annuo dal 2003 ad oggi, con un picco nel 2011, quando il fabbisogno ha raggiunto addirittura l’8,4%. Le stime parlano di un raddoppio dei consumi al 2020.

Obiettivi di questa importanza necessitano com’è ovvio di un altrettanto significativo e radicale ripensamento del sistema di approvvigionamento, produzione, distribuzione dell’energia e di una ristrutturazione delle regole del mercato. Attraverso la Renewable Energy Low il Marocco ha infatti avviato un processo di liberalizzazione del mercato consentendo a operatori privati di produrre energia rinnovabile per conto di grandi consumatori o per esportarla, utilizzando la rete ONE (Office Nazionale Electricité), a media, alta e altissima tensione. One, monopolista pubblico che gestisce una rete di 21.434 km, stima in 2,65 miliardi di euro gli investimenti necessari per adeguare la struttura al crescente fabbisogno elettrico.

Il Marocco ha inoltre recentemente adottato due piani ad hoc per lo sviluppo di quelle fonti rinnovabili di cui è più dotata naturalmente: sole e vento.  Il Moroccan Solar Plan e il Moroccan Integrated Wind Energy Project fissano entrambi un obiettivo di 2 GW per il 2020. Obiettivi ambiziosi, soprattutto se teniamo presente che i MW di eolico installati oggi sono 291 e che gli impianti solari sono pochi e prevalentemente non collegati alla rete. Un salto di quantità e qualità che richiede investimenti notevoli – la cifra stimata si aggira intorno al milione di dollari – che dovrebbero arrivare da uno specifico fondo, l’Energy Development Fund, costituito dalle donazioni di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Hassan II Fund For Economic Development.

Se la certezza di investimenti significativi è prerequisito per avviare un programma di questo tenore, è altrettanto vero che sono necessarie riforme strutturali cui deve mettere mano direttametne il governo del Marocco: per poter sfruttare appieno il grande potenziale del Marocco (per l’eolico si stimano 25 GW) bisogna rimuovere criticità, carenze di rete e l’incertezza sulle tempistiche per la selezione dei progetti, la definizione degli accordi sul prezzo e l’allacciamento alla rete. La mancanza di chiarezza nel percorso amministrativo è forse uno degli ostacoli più grossi oggi al reale sviluppo di questi progetti. 

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