Gas naturale: la risposta migliore per la sfida energetica?

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
08 Maggio 2013

di Luciano Buscaglione, direttore generale Anigas

 

Il mondo dell’energia sta vivendo un’importante fase di transizione verso un nuovo modello che consenta la gestione del cambiamento climatico in atto, con l’obiettivo di costruire un sistema compatibile con le esigenze ambientali. È questa, oggi, una delle sfide più importanti che dobbiamo affrontare per un futuro energetico sostenibile. Questo significa che siamo chiamati a promuovere un utilizzo efficiente delle risorse disponibili, tenendo conto dell’impatto ambientale di queste, degli investimenti che comportano – non solo in termini di costi ma anche di tempi e ricerca – e delle prospettive di lungo termine che necessariamente dobbiamo avere.

Il gas naturale offre una risposta a tale sfida, in grado di conciliare queste esigenze: è l’idrocarburo meno inquinante, che – insieme alle fonti rinnovabili – può giocare un ruolo essenziale nel costruire un futuro pulito; assicura la sicurezza e continuità della fornitura che le energie rinnovabili non possono garantire a causa della loro intermittenza; non richiede nuovi ingenti investimenti per il suo utilizzo. Abbiamo una storia che ha portato l’Italia a “funzionare a gas”: investimenti – sia pubblici, sia privati, anche in termini di costruzione di un know-how – rendono il gas naturale la risorsa forse più agevolmente utilizzabile nel nostro Paese per usi diversi, senza la necessità di nuovi costi per favorirne l’impiego. Le attuali riserve mondiali garantiscono il soddisfacimento del fabbisogno nel lungo termine: "The global natural gas resource base is vast and geographically dispersed. Conventional recoverable gas resources are equivalent to over 120 years of current global consumption and all major regions have recoverable resources of over 75 years of consumption" (International Energy Agency – World Energy Outlook 2011). Le modalità di approvvigionamento esistenti – insieme agli impianti di stoccaggio – ci stanno portando verso un’importante possibilità di diversificare le fonti e a una conseguente riduzione della dipendenza da un numero limitato di paesi importatori. Il gas naturale è diventato una global commodity.

Abbiamo ora bisogno di segnali politici chiari e coerenti che riconoscano e valorizzino il ruolo del gas naturale quale risorsa fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi al 2020 e per la definizione di quelli al 2030, attualmente in discussione con il Libro Verde UE sulle politiche energetiche e climatiche. È questo il primo passo per promuovere un’evoluzione infrastrutturale che porti l’Italia alla piena integrazione con il mercato unico europeo, con un ruolo da protagonista nel sistema di approvvigionamento del continente.

Il potenziamento e l’interconnessione infrastrutturale è veicolo per una sempre maggiore liquidità del mercato, con effetti positivi anche sui prezzi del gas. La riduzione del costo dell’energia è infatti uno dei temi più delicati – specialmente nell’attuale contesto di crisi economica – e rappresenta una delle priorità nell’agenda del nuovo Governo, così come nella Strategia Energetica Nazionale varata dal precedente Esecutivo. Il mercato all’ingrosso del gas è radicalmente cambiato negli ultimi anni e ha portato a diversificare le forme contrattuali, le opzioni di acquisto dei venditori e i costi di approvvigionamento. Si sono verificati effettivi positivi sui prezzi e sono attesi ulteriori segnali anche sul mercato a valle, compreso quello domestico. È aperto il dibattito sulla strategia più idonea affinché tali segnali positivi si concretizzino nelle bollette dei consumatori: proseguire con un regime di prezzi regolati – ancorché con modalità di determinazione del prezzo di riferimento che tengano conto del nuovo mercato a monte – o arrivare per tappe a una piena liberalizzazione del mercato. Nell’affrontare tale scelta non si può prescindere prima di tutto dalle scelte europee, orientate verso una graduale e definitiva eliminazione del prezzo amministrato, e secondariamente dal percorso compiuto in Italia in questi 10 anni di liberalizzazione, iniziato quando – a partire dal 1 gennaio 2003 – tutti i clienti finali hanno acquisito l’idoneità, e quindi la possibilità di scegliere liberamente il proprio fornitore.

In questi anni è cambiato il volto del settore, e specialmente del mercato, ma è mutata anche la figura del consumatore, che è sicuramente più informato, consapevole e libero nelle proprie scelte. Occorre ora forse ripensare al concetto di “tutela” affinché sia coerente con il nuovo ruolo che il cliente finale ha oggi: più evoluto, maturo e capace di muoversi sul mercato.

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