Gestire i rifiuti radioattivi. Le esperienze internazionali.

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
16 Settembre 2014

"Se vogliamo che Caorso torni a Prato verde entro il 2028", racconta Sabrina Romani, Responsabile della disattivazione della centrale, "dobbiamo trovare una collocazione definitiva ai rifiuti radioattivi che ospitiamo".
Portare a termine il decommissioning delle centrali nucleari non più in attività è fondamentale, se vogliamo poter riqualificare le aree prima occupate dalle centrali, ma per farlo è necessario poter collocare i rifiuti che ancora contengono  in un sito adeguato, strutturato per ospitarli in maniera definitiva e sicura. 

L'Italia inoltre deve gestire nella maniera più sicura anche dei rifiuti radioattivi che vengono prodotti ogni anno svolgendo attività medicali (sono 350.000 all'anno i pazienti trattati con sorgenti radioattive) e industriali (macchine per radiografare le saldature): questi rifiuti oggi sono ospitati in una ventina di strutture diverse che non hanno le caratteristiche adatte ad conservali in maniera definitiva.

Che fare quindi? Il servizio realizzato da Lorenzo Pinna per SuperQuark analizza le soluzioni individuate negli altri paesi europei che affrontano le stesse problematiche e in particolare focalizza l'attenzione sulla Spagna, dove si è scelto di realizzare un deposito definitivo per i rifiuti radioattivi. 

Il sito di El Cabril, vicino a Cordoba, adotta tecnologie all'avanguardia in cui l'intero percorso dei rifiuti è tracciato ed è possibile seguirne e gestire le diverse fasi attraverso un sistema automatizzato e telecomandato, dalla sala di controllo. seguibile attraverso un computer nella sala controllo. Il sistema di protezione riproduce una struttura come quella delle matrioske: i rifiuti, immersi nel cemento, vengono rinchiusi in un bidone, il bidone, a sua volta, è inserito in un contenitore di cemento, a gruppi di 18 in una malta speciale, a loro volta questi contenitori vengono chiusi nelle celle vere e proprie, del deposito, realizzate in cemento armato.

Oggi Sogin, che sta portando avanti la fase di decommissioning delle nostre centrali, ha il compito di realizzare e gestire il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, una struttura di superficie cui sarà affiancato un centro di ricerca e di innovazione tecnologica.
Ispra ha reso pubblici i criteri tecnici e scientifici sulla base delle quali dovranno essere individuate le aree in cui è possibile realizzare la struttura: a partire da questi elementi, applicando criteri progressivi di selezione ed esclusione rigorosi, si procederà alla elaborazione della Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI), che individuerà le aree in cui il sito potrà essere costruito in assoluta sicurezza. 

Quello che si è avviato è un processo complesso, lungo, da condurre in assoluta trasparenza, con il coinvolgimento della comunità scientifica, degli enti terrtitoriali e dell'opinione pubblica. 

 

 

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