Il deficit infrastrutturale del gas in Italia

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
06 Gennaio 2010

di Alessandro Ortis, Presidente Autorità per l'Energia

Di quanto gas ha bisogno il sistema Italia per far fronte alla produzione di energia elettrica e soddisfare le necessità di famiglie e imprese? C'è abbondanza o scarsità di questa materia prima della quale siamo i quarti consumatori a livello mondiale? Negli ultimi mesi, quasi come un tormentone stagionale, si è tornati a discutere di queste tematiche, sull'onda di alcuni eventi fortemente legati all'attuale congiuntura di crisi. Si tratta di tematiche cruciali, che richiedono un'analisi non di breve periodo e che tengano conto del nostro particolare contesto energetico, rispetto al resto dei partner europei. Il nostro mix delle fonti di copertura è infatti fortemente sbilanciato sul gas; il 90% del suo fabbisogno nazionale viene coperto con importazioni da pochi grandi fornitori e la produzione di energia elettrica deriva in misura crescente da questa fonte: più del 55% della produzione elettrica, infatti, si basa sul gas.

Perciò è bene interrogarsi se si abbia gas a sufficienza per soddisfare le esigenze del sistema produttivo e delle famiglie; per garantire la sicurezza e per poterci candidare come un conveniente hub sud-europeo del gas, auspicato anche dal Governo, e per il quale già concorrono altri Paesi, quali Spagna, Francia, Grecia e tutti i Balcani.

A questo interrogativo è già arrivata una delle risposte, la recente "Segnalazione sul funzionamento dei mercati dell'energia" dell'Autorità, che evidenzia alcune criticità strutturali del mercato gas; criticità che tutt'ora penalizzano il nostro sistema energetico.

Nonostante il potenziamento di alcuni gasdotti di importazione e l'attivazione del rigassificatore di Rovigo, la dotazione infrastrutturale del Paese rimane inadeguata sia per lo sviluppo della concorrenza, sia per un superamento pieno dei rischi legati a un eventuale inverno particolarmente rigido e a eventuali interruzioni, anche accidentali, di uno solo dei maggiori gasdotti di importazione. Gli attuali limiti di capacità infrastrutturale per importazione e stoccaggio, evidenziati anche dalle crisi recenti, continuano ad incombere, specie nella prospettiva di un rapido superamento della crisi economica internazionale.

Per valutare correttamente le criticità esistenti, è indispensabile analizzare il bilanciamento, tra domanda e capacità di offerta, non solo su base annuale, ma soprattutto a livello giornaliero. Ed è proprio su questo fronte che, per mettere il sistema al riparo dei rischi citati, si dovrebbe disporre di almeno 80 milioni di metri cubi al giorno di copertura aggiuntiva: un valore rilevante se confrontato con le realizzazioni in corso. Basti considerare che il rigassificatore di Rovigo apporterà solo 25 milioni di metri cubi al giorno aggiuntivi, anche se dimensionato per 8 miliardi all'anno.

In inverno, la domanda di gas nei giorni feriali (nei quali è più elevato il consumo industriale e del settore elettrico) è mediamente superiore alla attuale somma di produzione nazionale e importazione; il ricorso agli stoccaggi è quindi indispensabile in modo sistematico e non occasionale. Inoltre tenendo conto che la capacità di erogazione degli stoccaggi degrada tecnicamente al protrarsi del loro utilizzo, al termine di un inverno mediamente freddo la copertura da stoccaggi si riduce da 250 a circa 120 milioni di metri cubi al giorno. Complessivamente, dunque, l'offerta massima a fine inverno può scendere ai 450 milioni di metri cubi al giorno, mentre la domanda potrebbe ancora raggiungere punte superiori, in caso di freddo intenso e di auspicata ripresa produttiva.

Appare quindi evidente che, in caso di code stagionali fredde, l'attuale sistema sarebbe in difficoltà nel fronteggiare il fabbisogno. Inoltre se ai rischi del clima si sommassero altre cause di riduzione dell'offerta (tipo crisi Russia - Ucraina o interruzioni accidentali per uno solo dei principali metanodotti, come già capitato), il sistema potrebbe mostrarsi inadeguato alla punta. Sono numeri forse noiosi ma che possono aiutare a fotografare alcune delle criticità del nostro sistema gas e salvarsi, come nell'inverno passato, da onerose misure di emergenza solo perché la stagione è stata mite ed i consumi sono crollati a causa della crisi internazione, non sembra di grande conforto.

Il deficit resta quindi ancora degno di giuste preoccupazioni istituzionali, visto che alcuni nuovi rigassificatori e metanodotti non sono stati ancora cantierati. Quanto agli stoccaggi, l'ultimo potenziamento risale a due anni fa e si tratta solo di un mero miglioramento gestionale della capacità già esistente. Il problema di fondo è che ormai da molti, troppi anni, gli investimenti per lo sviluppo dello stoccaggio sono minimi o nulli, pur essendo molteplici le opportunità e pur essendo massimi i rendimenti riconosciuti dall'Autorità per tali iniziative.
Se fossero state già realizzate alcune infrastrutture, specie gli stoccaggi ad uso commerciale, il Paese avrebbe potuto trarre evidenti benefici anche dall'attuale temporanea abbondanza di offerta, acquistando e stoccando gas a minor prezzo, da utilizzare nei prossimi mesi. C'è allora da chiedersi a chi convenga lasciare il mercato asfittico e ingessato; a chi convenga rispolverare il ritornello della bolla gas per demotivare, spaventare i possibili concorrenti.

L'Italia d'inverno non può soddisfare la propria domanda interna attraverso le sole componenti di produzione e importazione, per la scarsità di metanodotti e rigassificatori; deve dunque ricorrere allo stoccaggio non tanto per profittevoli operazioni commerciali ma allo scopo di assicurare la copertura della domanda. Un'Italia in queste condizioni non è un Paese che può avere dubbi sulla necessità di nuove infrastrutture di stoccaggio e di importazione, e deve sospettare di chiunque voglia far sorgere questi dubbi nella mente degli investitori e degli italiani.

Le criticità segnalate possono pure essere collegate alla forte concentrazione caratteristica del nostro sistema gas, per la presenza di posizioni dominanti che non consentono di conseguire e di trasferire pienamente ai clienti finali i benefici realizzabili attraverso un compiuto processo di liberalizzazione.

Perciò, non essendo ancora in presenza di un vero mercato, deve opportunamente mantenersi, per i consumatori più deboli e le famiglie, l'opzione di prezzi gas fissati dall' Autorità, che li aggiorna dovendo tener conto dei contratti internazionali gas, ancora troppo correlati alle quotazioni petrolifere. Comunque, i meccanismi adottati dall'Autorità per gli aggiornamenti trimestrali, mediando su più mesi, attenuano e diluiscono nel tempo le variazioni, talvolta molto rapide in salita o discesa, delle quotazioni del barile. Cosi, pur a fronte dei recenti aumenti dei prezzi internazionali del petrolio (più 38% da gennaio scorso) il quarto aggiornamento annuale ha registrato ancora un calo; da inizio anno, le bollette gas per la famiglia tipo sono diminuite cumulativamente del 22,4%, al netto delle imposte.

Concludendo, in questo scenario permane comunque indispensabile ed urgente ogni possibile misura (alcune già previste da Parlamento e Governo) per rendere il mercato più liquido; per promuovere abbondanza di capacità infrastrutturale, di offerta e di offerenti in forte concorrenza tra loro; per garantire una vera terzietà dei monopoli tecnici, trasporto e stoccaggio in particolare. D'altra parte, val la pena sottolineare che una accelerazione dei potenziamenti infrastrutturali può ben collocarsi anche in una prospettiva di rilancio degli investimenti per contribuire all'uscita dalla crisi; investimenti per i quali già oggi sono previste dall'Autorità per l'energia tariffe incentivanti, soldi veri provenienti dalle bollette e quindi da utilizzare così a beneficio degli stessi consumatori per la sicurezza, qualità ed economicità dei servizi gas.

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