Il prezzo del petrolio crolla. Una sorpresa?

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
13 Novembre 2014

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Dieci dollari in meno a barile sia per il Brent che per il WTI: il prezzo del petrolio tocca i livelli del 2010 per il primo e del 2012 per il secondo. Per chi si era convinto che avessimo ormai raggiunto il picco del petrolio e che la stagione fossile fosse definitivamente agli sgoccioli, questo dato è certamente una sorpresa. Le cause, però, sono oggi piuttosto evidenti. 
Il calo dei consumi che tutti conosciamo si è accompagnato infatti non a una riduzione della produzione, ma a un aumento della produzione di petrolio. 

Già nel 2003 era iniziato un ciclo di forti investimenti nell'esplorazione di giacimenti petroliferi e nel 2010 il tenore degli investimenti è ulteriormente aumentato: "in 4 anni le compagnie nazionali e internazionali hanno speso circa 2.500 miliardi di dollari nel settore upstrime: un record storico assoluto", ha scritto Leonardo Maugeri in un suo recente articolo, "il risultato di questi investimenti è l'aumento della produzione, sia in termini di nuovi pozzi, sia in termini di produzione addizionale di pozzi maturi".
Un surplus di produzione è reso disponibile in un momento in cui invece la domanda contniua a essere fiacca.

La produzione degli Stati Uniti sta raggiungendo i livelli di Russia e Arabia Saudita, ma non solo. A questo elemento vanno aggiunti gli effetti delle politiche per l'efficienza energetica adottate negli USA e i cambiamenti strutturali nei comportamenti dei consumatori. E' così che un paese importatore diventa esportatore e compete per trovare nuovi mercati in un contesto generale di eccesso di offerta. 

Una previsione che Leonardo Maugeri aveva anticipato già nel 2012.  
"Contrary to what most people believe, oil supply capacity is growing worldwide at such an unprecedented level that it might outpace consumption. This could leat to a glut of overproduction and a steep dip in oil prices."

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