La radioattività intorno a noi

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
17 Luglio 2014

 

 

La radioattività è un fenomeno fisico che spaventa perché è invisibile: nell’immaginario collettivo, appare come un pericolo in agguato che ci colpisce a nostra insaputa. Il ricordo delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki aggiunge, inoltre, una luce cupa al fenomeno.

Eppure la radioattività è parte del nostro mondo.

Il libro di Giovanni Pallottino è un contributo importante per comprenderla. Scopriremo, leggendolo, siamo costantemente attraversati da raggi cosmici con energie (ma non flussi) superiori a quelle delle radiazioni emesse dagli incidenti di Fukushima e Chernobyl.

Scopriremo che noi stessi siamo radioattivi e che all’interno del corpo umano avvengono, a seconda del peso, dai 6000 ai 12 000 decadimenti al secondo. Sono radioattive le nostre ossa, che contengono il potassio-40 che un’antica supernova ha immesso nella nebulosa da cui si è formata la Terra, e lo sono le nostre cellule, che contengono il carbonio-14 prodotto dai raggi cosmici e assorbito poi dai vegetali, dai quali si propaga a tutti i viventi. Radioattivo è il cibo che mangiamo, lo è tutto quello che ci circonda, sono particolarmente radioattivi alcuni terreni, come quelli vulcanici. Scopriremo così che Roma è sei volte più

radioattiva di quanto fosse Tokyo dopo che i venti vi avevano portato le polveri di Fukushima; che la radioattività di Viterbo e Orvieto è due volte quella di Roma, mentre in Iran e India ci sono zone sette volte più radioattive della nostra capitale e in alcune spiagge del Brasile si raggiungono valori 400 volte superiori.

Ciò nonostante, chi vive in quelle zone non si ammala o, per lo meno, non si ammala più di chi vive in zone dove la radioattività è 10-100 volte più bassa. Questo accade perché gli organismi, nel corso dell’evoluzione, hanno imparato a difendersi dalle radiazioni, sin tanto che esse restano al di sotto di un certo limite.

Capiremo quali sono i pericoli della radioattività e vedremo che quel che conta non è stare o non stare in un ambiente radioattivo – perché senza dubbio tutti gli ambienti lo sono – ma l’intensità della radiazione che riceviamo. Vivere in un ambiente con livelli di radiazione molto bassi può essere addirittura dannoso per l’organismo, fa perdere alle cellule la capacità di reagire alle insidie dell’ambiente e rende gli organismi facilmente aggredibili dai tumori.

 

La radioattività è pericolosa e il libro lo sottolinea con chiarezza; ma, come per tutte le cose pericolose, il modo peggiore per affrontarla è quello di non conoscerla, di vederla come una minaccia oscura che aleggia sulla nostra esistenza. Questa paura dell’ignoto non riduce i rischi, ma li aumenta se porta a decisioni sbagliate. La paura può essere affrontata in un solo modo, cercando di capire meglio il fenomeno; ciò purtroppo non è facile in Italia dove i libri sull’argomento sono scritti per specialisti e non sono di facile lettura.

Spiegare la radioattività in modo semplice e non banale è il compito che si è prefisso questo libro. Il linguaggio usato dall’autore è quello di chi ha passato la vita nel mondo della ricerca, dove i ragionamenti sono basati sui fatti e su quello che dai fatti si può dedurre, non ci sono allarmismi e non si sottovalutano i pericoli. Lo stile sobrio rende la lettura facile e interessante per chi non ha una cultura scientifica, perché tutto è spiegato con l’aiuto di un glossario posto alla fine del libro.

di Paolo Saraceno

 

Noi viviamo in una società complessa, molto più complessa di quella dei nostri padri; abbiamo la fortuna di vivere in uno stato democratico, con la forma di governo che meglio di ogni altra ha dimostrato di saper garantire il benessere dei cittadini.

La democrazia, però, richiede che gli elettori siano informati, in modo che le decisioni prese siano le migliori, e questo non è facile se le questioni sono complesse. La radioattività è uno di questi argomenti, perché alla sua corretta comprensione sono legate questioni importanti come quella dei depositi di rifiuti

chimici e nucleari (le famose «scorie»). Tali rifiuti in Italia non sono più prodotti dalle centrali nucleari, da tempo chiuse, ma da ospedali, industrie e apparecchi di uso civile (come i sensori di fumo dei dispositivi antincendio) sul cui impiego, immagino, tutti concordiamo.

Questi rifiuti che non vengono dalle centrali nucleari sono oggi accumulate in depositi temporanei con scarsi controlli (come ebbe modo di mostrare tempo addietro la trasmissione televisiva Report). Una decisione su cosa farne va presa al più presto così come l’hanno presa i Paesi più civili. Il non prenderla aggrava il problema, aumenta i rischi e dà spazio alla criminalità che si nutre di queste nostre incapacità.

Una buona informazione serve anche per valutare se la scelta di non produrre energia nucleare in Italia, presa nel 2011, sia stata la migliore possibile per la nostra salute e per quella del pianeta.

È stata anche quella una decisione importante che influirà sull’ambiente, sulla qualità della vita, sul costo e l’approvvigionamento dell’energia e di conseguenza sull’occupazione. È una scelta che coinvolge il nostro futuro e che va quindi presa da cittadini informati.

Per tutte queste ragioni ritengo il volume di Pallottino un libro importante: una base da cui partire per costruire una propria riflessione sulla radioattività. A chi fosse incuriosito dai fatti raccontati suggerisco di cercare da solo conferme, chiarimenti e approfondimenti: la rete è una fonte inesauribile di informazione e di disinformazione. Con l’aiuto di questo libro credo sia possibile imparare a discernere tra l’una e l’altra e acquisire quelle conoscenze indispensabili per divenire dei cittadini liberi e consapevoli.

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