Nucleare: il falso problema dell'energia in Italia.

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
22 Aprile 2010

Intervista a Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente di Emilia Blanchetti

Legambiente ha da sempre una posizione di netto contrasto verso il nucleare. E negli ultimi mesi questa posizione è diventata il manifesto dominante dell'associazione, fino a targare tutte le manifestazioni tradizionali di Legambiente come manifestazioni contro il ritorno del nucleare in Italia. Ma perché tanto accanimento? Il nucleare non è certamente la soluzione di tutti i mali, probabilmente non lo pensano neppure i suoi sostenitori, però potrebbe rappresentare per esempio un volano per il "rinascimento industriale" come lo ha definito Conti di Enel riportando in Italia eccellenze nella ricerca e nell'economia, non pensa?
Le rispondo con un esempio. Se investissimo in edilizia, poniamo, iniziando a costruire come cinquant'anni fa, ogni probabilità daremmo dei segnali di ripresa economica: cantieri in costruzione, posti di lavoro, nuove case... Ma sarebbe una soluzione? No, sarebbe uno spreco, perché sarebbe un'edilizia vecchia, incapace di rispondere alle nuove esigenze di riduzione delle emissioni di CO2, di migliorare la qualità architettonica ed urbanistica delle nostre città. Dal punto di vista industriale il nucleare è in declino. La stessa Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica parla di una riduzione del contributo del nucleare alla produzione di energia elettrica dal 15 al 9% entro il 2030. Questo significa che i nuovi impianti ad oggi previsti non andranno neppure a rimpiazzare gli impianti in dismissione. Non mi sembra che questo scenario possa in alcun modo rappresentare un volano per l'innovazione industriale o più estesamente per la ripresa economica.

Sì, ma efficienza e rinnovabili non potranno nel breve medio periodo sopperire a tutto il fabbisogno energetico. Perché non immaginare allora una soluzione transitoria, diciamo per i prossimi cinquant'anni, fatta di efficienza, rinnovabili e nucleare? Nel frattempo, è plausibile che la ricerca scientifica trovi delle soluzioni per alcuni dei problemi più scottanti legati al nucleare, prima di tutto le scorie.
Perché comunque le centrali previste in Italia non permetterebbero questo mix, occorrerebbe in ogni caso fare ricorso all'energia prodotta da fonti fossili, così come peraltro accade in Francia, dove il nucleare esiste ed ha un ruolo molto importante. E allora perché non proseguire con un mix fatto di efficienza, rinnovabili e gas? Il ciclo combinato costa molto meno, in Italia abbiamo un livello di efficienza delle centrali a gas molto elevato rispetto al resto del mondo, abbiamo grande esperienza nella costruzione e nella gestione di queste centrali e con i rigassificatori in costruzione risolveremmo anche il problema della differenziazione nell'approvvigionamento. In questo modo potremmo investire adeguatamente nelle rinnovabili e sviluppare la ricerca per portare questo settore al livello di industrializzazione necessario ad abbattere i costi. Questo sì porterebbe a un rinascimento industriale vero. In questo scenario il nucleare non c'entra niente, è una totale forzatura.

 

E la CO2? Il nucleare in sostituzione di almeno una parte dell'energia prodotta da fonti fossili contribuirebbe al raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni...
Questa è un’altra “leggenda metropolitana”. Le centrali nucleari non emettono CO2, è vero, ma bisogna tenere presente che il nucleare contribuisce solo alla produzione di energia elettrica, settore responsabile delle emissioni di CO2 per il 18% del totale, mentre la quota di energia prodotta per il riscaldamento e i trasporti, che si servono delle fonti fossili, continuerà a contribuire pesantemente alle emissioni climalteranti. Se tutto va bene nel 2020 ci sarà una centrale operativa che ridurrà le emissioni per poco più di 4 mln di ton, che, a fronte di una produzione odierna di 552,8 mln/T annue in Italia di CO2, corrisponde allo 0,7%. Tutto ciò al netto della produzione di CO2 di tutta la filiera, infatti alcuni studi recenti hanno calcolato che se si considera tutto il ciclo di lavorazione, per ogni kwh prodotto con il nucleare si emette la stessa quantità di CO2 di un kwh prodotto con il ciclo combinato. E per toccare altri due grandi nodi delle false verità sul nucleare, ci sono i costi e la sicurezza. Parliamo anche solo del problema della dismissione delle centrali in funzione: ad oggi una soluzione non è stata trovata, neppure negli Stati Uniti. E i costi di smaltimento continueranno a gravare sulla bolletta, altro che riduzione dei costi dell’elettricità! A fine luglio l’ad dell’ENEL Conti intervenendo in Slovacchia ha chiesto al Governo Italiano che le bollette avessero un livello minimo garantito del prezzo, per poter garantire i ritorni agli investitori del nucleare, con la conseguenza che nel prossimo futuro, anche se le tecnologie e le rinnovabili potessero dare una riduzione dei costi, le bollette rimarrebbero ai livelli di oggi, altro che riduzione dei costi per i consumatori! Per non parlare infine del prezzo dell’uranio, che, se effettivamente dovesse esserci un ampliamento massiccio della domanda per l’energia nucleare, schizzerebbe alle stelle, senza metterci affatto al riparo dai problemi di sicurezza geopolitica nella dinamica degli approvvigionamenti.

 

Il problema è come sempre l'informazione. Si dice tutto e il contrario di tutto. Il nucleare abbasserà i costi della bolletta versus il nucleare costa troppo, il nucleare ridurrà le emissioni di CO2 versus la quota di emissioni evitate è bassissima, incidenti come Cernobyl non potranno ripetersi versus le centrali non sono sicure. Siamo bombardati di informazioni contrastanti, e non abbiamo il tempo, la capacità, le competenze per approfondire. Quindi, spesso ci facciamo condizionare da altri fattori, esterni al dibattito: emotività, convincimento politico, carisma di chi parla... Lo dimostrano anche le indagini d'opinione al riguardo, che evidenziano una tendenza fluttuante, e comunque un favore molto più netto verso il nucleare, rispetto a vent'anni fa. Quali sono i programmi di Legambiente a questo riguardo? Quali campagne avete progettato, con quali obiettivi?
Noi non possediamo una televisione, quindi è molto difficile riuscire a controbilanciare la propaganda che viene fatta a sostegno del nucleare. Noi abbiamo campagne durante tutto l'anno, soprattutto iniziative sul territorio. Per noi è fondamentale parlare con le persone, non attraverso i media, ma direttamente, incontrandole. La cosa incredibile è che siamo accusati di ideologismo, mentre il nostro approccio è assolutamente pragmatico. Non esprimiamo un no di principio, diciamo solo che il nucleare è inutile dal punto di vista ambientale e dannoso dal punto di vista dello sviluppo economico.

Allora le faccio due domande pragmatiche. Prima: secondo lei, quali sono stati i vantaggi del nostro Paese nel non avere avuto il nucleare in questi vent'anni? E seconda: che cosa pensa che abbiano in testa i sostenitori del nucleare? Le pare possibile che economisti, tecnici, politici, esperti, imprese e in fondo anche molti cittadini vogliano il nucleare semplicemente per aprire la strada a un nuovo business inutile?
Innanzitutto i vantaggi sono stati quelli di puntare sull'efficienza energetica (noi siamo oggi molto più efficienti della Francia) e all'inizio di dare un forte impulso allo sviluppo delle rinnovabili, soprattutto negli anni '90, business che poi è stato bloccato da visioni miopi e da errori strategici nella politica energetica. Inoltre siamo stati "costretti" ad investire in sistemi più efficienti di produzione di energia sviluppando un parco di centrali a ciclo combinato particolarmente avanzato. Per quello che riguarda il cosiddetto fronte del sì, innanzitutto va detto che buona parte dell'opinione pubblica è stata convinta, come abbiamo detto prima, sulla base di argomentazioni false e aleatorie e poi, per quello che concerne invece i grandi gruppi d'interesse, l'obiettivo vero è contrapporsi alla "generazione distribuita", allo sviluppo di un sistema energetico rivoluzionario, basato sulla distribuzione intelligente di energia, sulla produzione locale, sul coinvolgimento delle comunità locale, incentivando il cambiamento degli stili di vita dei cittadini (come è successo per la misura del 55% di detrazione nei lavori di ristrutturazione delle abitazioni) che taglierebbe fuori di fatto i grandi player del mercato o comunque cambierebbe completamente il quadro degli equilibri di potere. I leader dell'energia sono interessati, ovviamente, a perpetuare un sistema di produzione energetica basato sui grandi impianti, sui grandi investimenti, sulla produzione centralizzata.

Ma se alla fine il nucleare si dovesse fare, o comunque se, come appare, i programmi del governo andranno avanti e in primavera saranno resi noti i siti, quale sarà la posizione di Legambiente? Sollecitare le popolazioni delle zone prescelte a scendere in piazza?
A parte il fatto che sono molto scettico sulla tempistica delle localizzazioni perché si continuano ad accumulare ritardi: di fatto i siti dovevano essere resi noti già la scorsa primavera, poi si è parlato di fine anno e adesso si slitta già alla primavera prossima. La strada non sarà per niente facile. Da parte nostra continueremo con le nostre campagne di informazione capillare, diretta. Cercheremo di far capire che esistono alternative reali, concrete, a portata di mano; che esistono scenari energetici diversi, ma lo faremo cercando sempre il dialogo e l'interlocuzione a tutti i livelli. Se necessario ci mobiliteremo nelle forme che riterremo più utili. Comunque il nostro compito principale è rendere consapevoli i cittadini di quali siano le soluzioni più utili per il Paese e per le persone, lavoreremo perché gli Enti locali e le comunità non vengano espropriati della possibilità di decidere del proprio destino e del proprio sviluppo.

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