Petrolio: la prossima rivoluzione

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
02 Luglio 2012

La capacità produttiva mondiale di petrolio sta crescendo a ritmi vertiginosi. Tanto che entro il 2020 potrebbe toccare quota +20% e comportare una drastica caduta dei prezzi. Queste le conclusioni del nuovo studio presentato oggi negli Stati Uniti da Leonardo Maugeri, docente di Geopolitica dell’Energia alla Harvard Kennedy School, presso il Belfer Center per le Scienze e gli Affari Internazionali.


La ricerca – basata su un’analisi puntuale dei principali giacimenti e progetti di esplorazione a livello mondiale – contraddice la diffusa convinzione che il picco nella produzione di petrolio sia già stato raggiunto. Maugeri stima, infatti, che entro il 2020 la produzione quotidiana passerà dagli attuali 93 milioni di barili a 110 milioni di barili. Un salto mai registrato dal 1980. Ampliando l’orizzonte oltre il 2020, la prospettiva sarebbe ancor più incoraggiante: il 60% della capacità produttiva di greggio, nella sua dimensione globale, arriverà sul mercato solo dal 2021 in poi.


Lo studio di Maugeri attribuisce la previsione di crescita della produzione di petrolio a una combinazione di prezzi elevati e nuove tecnologie. La fratturazione idraulica, ad esempio, sta consentendo lo sfruttamento di nuove aree produttive e l’estrazione di “oli non convenzionali” come quelli di tenuta e di scisto, le sabbie bituminose e gli oli ultra pesanti.


L’incremento della produzione interesserà, in particolare, gli Stati Uniti, il Canada, il Venezuela e il Brasile. Ma anche l’Iraq, dove la maggiore stabilità politica favorirà le attività estrattive nella regione del Golfo Persico. Ciò potrebbe minare la capacità dell’OPEC di controllare produzione e prezzi.
Proprio il mix fra la nuova capacità produttiva nell’emisfero occidentale e la continua crescente produzione in altre parti del mondo potrebbe condurre a un brusco calo dei prezzi del petrolio. Secondo l’analisi di Maugeri, se questo fenomeno si verificasse in maniera troppo rapida, le compagnie petrolifere potrebbero reagire tagliando sugli investimenti e riducendo le forniture.
Se il prezzo del barile rimanesse, invece, a quota 70$, gli investimenti si manterrebbero su livelli sufficienti a garantire la crescita produttiva, che potrebbe condurre ad uno stabile fenomeno di sovrapproduzione di petrolio dopo il 2015.


Maugeri è stato senior executive Vice Presidente dell’Eni in Italia, e autore di libri e articoli sul tema del “falso mito” del petrolio, ormai in declino. Questa sua ultima ricerca convalida tale ipotesi con una profonda analisi delle risorse disponibili e dei livelli di produzione delle maggiori compagnie a livello globale. Maugeri sostiene, inoltre, che  l’impatto delle nuove tecnologie porterà all’apertura di nuovi giacimenti e renderà più efficiente l’estrazione in quelli attuali.


L’incremento produttivo più considerevole riguarda lo sfruttamento di idrocarburi non convenzionali negli Stati Uniti. Maugeri cita ad esempio alcuni giacimenti in Nord Dakota e Montana che potranno divenire l’equivalente americano del Golfo Persico. Il giacimento di Bakken, ad esempio, è cresciuto dai pochi barili estratti nel 2006 ai 530.000 barili al giorno del dicembre 2011.


La ricerca rileva che la produzione lorda degli attuali progetti E&P nel mondo potrebbe attestarsi a 49 milioni di barili in più al giorno, entro il 2020, con un incremento equivalente a più della metà degli attuali 93 milioni di barili mondiali giornalieri. Complessivamente Maugeri prevede, sempre entro il 2020, un incremento netto pari a circa 17,5 barili al giorno, considerando sia i fattori di rischio e tecnici sia gli attuali tassi di esaurimento dei giacimenti mondiali.


Mentre nei prossimi anni l’aumento della produzione consentirà all’emisfero occidentale di essere autonomo rispetto al fabbisogno di petrolio, la natura globale dei mercati renderà questo dato irrilevante, se non sotto il profilo psicologico. Secondo Maugeri, inoltre, l’industria dovrà fare cospicui investimenti per garantire la sostenibilità ambientale della produzione di idrocarburi, allo scopo di evitare ogni criticità per il nuovo orizzonte produttivo.

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