Picco del petrolio: tabù internazionale?

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
03 Maggio 2012

Alcune settimane fa European Energy Review, una delle testate on line più autorevoli e stimate, ha pubblicato un articolo di Robin Mills, Head Consulting Manaar Energy, sul tema del picco del petrolio: Cheer up: the world has plenty of oil

L’articolo, come è evidente fin dal titolo, vuole sfatare la consistenza del “mito della crisi del petrolio” (titolo di un precedente libro di Mills, datato 2008).

 

Quanto avvenuto negli ultimi anni, nonostante i rincari attuali, è secondo Mill, prova del fatto che di carenza di petrolio non si possa proprio parlare e che ha senso quindi immaginare guerre per il petrolio o altri drammatici scenari: l’epoca del petrolio accessibile è tutt’altro che finita.

 

Grazie alla poderosa innovazione tecnologica di questi ultimi anni, così intensa e rapida che ha colto di sorpresa addirittura le aziende e gli operatori del settore, oggi è possibile raggiungere risorse prima inaccessibili, si tratta di risorse che possono essere sfruttate a prezzi competitivi. La rivoluzione dello shale gas che ha scosso l’industria del gas negli Stati Uniti qualche anno fa, dice Robin Mill, sta per ripetersi nel settore del petrolio, negli USA e in molti altri Paesi nel mondo. Un’opinione cui fanno eco le dichiarazioni Citigroup, secondo cui “il concetto stesso di picco del petrolio sta per essere bruciato”.

 

Se questa nuova visione ottimistica dell’industria petrolifera fosse corretta, politici, investitori e altri stakeholder dovrebbero drasticamente rivedere le loro strategie energetiche. Se…

 

 

A colpire però è ciò che viene dopo la pubblicazione di questo articolo, che ha avuto un record di visite e lettori. I commenti on line al testo di Mills sono stati moltissimi, e questo di per sé è un bene. Molti però si sono spinti ad esprimere posizioni forti rispetto alla rivista, costringendo il capo redattore, Karel Beckman ad aprire la newsletter successiva dicendo sostanzialmente:  “Siamo una testata indipendente. Non esprimiamo posizioni e pubblichiamo ogni opinione che sia sostenuta con argomenti ragionevoli. Perciò non diteci: non avreste dovuto pubblicarlo. Perché non è così che funziona”.

 

La Beckam stessa aggiunge un commento al fondo dell’articolo di Mills in cui dice:

To all the readers who are oh-so-disappointed that we should publish an article arguing against the peak oil theory, I can only say: please, if you can't stand the heat of debate, don't come in the kitchen.
To those who ask us to get an "informed expert" to put across a different view, this seems to imply that Robin Mills is not informed, which is not true. But I herewith invite "informed experts" to defend the peak oil theory of course, just send a proposal to karel.beckman@europeanenergyreview.eu

 

Insomma, il picco del petrolio è un tabù. Una cosa di cui non si può parlare, su cui non ci si può confrontare.

 

E non soltanto in Italia, evidentemente. Anche questo aspetto merita una riflessione. Ci siamo sempre detti infatti che il tabù scientifico  - petrolio e nucleare, tanto per citare due casi - era una nostra peculiarità, che si radicava soprattutto nella scarsa cultura scientifica che contraddistingue il nostro paese e il nostro sistema dell’informazione. Evidentemente non è così. Questo aspetto, certamente vero, non è sufficiente.

 

Del picco del petrolio ci siamo occupati più volte su www.energiaspiegata.it e al Festival dell’Energia dalla prima edizione, con un incontro interamente dedicato a questo tema, che vedeva protagonisti Carlo Stagnaro e Michael Lynch, fino a quella fiorentina dell’anno scorso, quando a parlarne sono stati Vaclav Smil, nell’appuntamento, guarda un po’, sui falsi miti dell’energia, e Leonardo Maugeri.

 

 

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