Rinnovabili termiche: a che punto siamo?

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
30 Aprile 2013

di Rosa Filippini, Presidente Amici della Terra

Si tiene a Milano il 13 e 14 maggio la Conferenza per le fonti rinnovabili termiche, giunta quest’anno alla sua quarta edizione. Si tratta dell’evento annuale che, a partire dall’emanazione della Direttiva 2009/28/CEE, ha contribuito a promuovere e a valorizzare, in Italia, le tecnologie per consumi termici con ridotte (o nulle) emissioni di CO2 e con un elevato tasso di efficienza energetica.

 

Fin dalle sue prime edizioni, la Conferenza ha messo in luce le dimensioni dei consumi termici (oltre il 40% dei consumi totali di energia) e, conseguentemente, l’importanza, ai fini del raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, delle fonti rinnovabili che incidono su di essi. Inoltre, essa ha evidenziato che il mercato dei consumi di energia termica, radicalmente diverso da quello del settore elettrico, presenta caratteristiche che rendono particolarmente efficaci, o addirittura convenienti, le misure di promozione delle rinnovabili in questo settore. Infatti, le rinnovabili termiche, in larga parte, sono già competitive e sono penetrate nel mercato senza incentivi, al contrario di quello che accade per le rinnovabili elettriche. La diffusione dei consumi termici alimentati da fonti rinnovabili è determinata dalle scelte dei consumatori, famiglie e imprese, e non dalle imprese di produzione di energia come nel settore elettrico. Gli impianti e gli apparecchi per l’utilizzo delle fonti rinnovabili termiche sono spesso prodotti dell’industria nazionale, articolata su diverse filiere (termo-idraulica, termo-meccanica, agro-industria) che può così beneficiare delle ricadute degli incentivi a differenza di quanto accade con le rinnovabili elettriche, basate per la maggior parte su componenti provenienti dai mercati esteri. Gli installatori-manutentori di rinnovabili termiche sono lavoratori molto qualificati, presenti su tutto il territorio nazionale, che progettano l’installazione e assumono la responsabilità di ogni singolo impianto integrato in contesti diversi e specifici.

 

Nonostante questi elementi portati all’attenzione del dibattito pubblico, le potenzialità di penetrazione delle rinnovabili nei consumi termici sono state costantemente sottostimate dalle previsioni governative e le relative politiche di promozione sempre ritardate o subordinate rispetto a quelle per le rinnovabili elettriche. Anche la SEN, approvata con decreto ministeriale dal Governo uscente, pur riconoscendo gli errori di valutazione compiuti dal Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili, non muta indirizzi e conferma le previsioni dei consumi di FER termiche per il 2020 ad un valore di 11 Mtep, con una scelta rinunciataria rispetto alle potenzialità effettive del settore.

 

Oggi, i nuovi dati raccolti nei rapporti del GSE testimoniano che il consumo di energia termica da fonti rinnovabili nel 2011 ha raggiunto 5,3 Mtep rispetto ai 4,2 previsti dal PAN e che nel 2012 (in assenza di misure specifiche) è già stato raggiunto il 10% di penetrazione delle rinnovabili nei consumi di energia termica, livello che secondo le stime del PAN si sarebbe dovuto raggiungere nel 2015.

 

Alla luce dei nuovi dati disponibili, la Quarta Conferenza si propone di fare il punto sulle politiche di promozione delle fonti rinnovabili termiche, il loro stato di attuazione e la loro adeguatezza e di suggerire alcune misure su cui basare le linee strategiche per il futuro, quali:

  • lo sviluppo di quadri conoscitivi e statistiche sui consumi di rinnovabili termiche per far emergere i consumi ancora non contabilizzati e per comprendere meglio il rilievo per l’economia nazionale delle diverse filiere tecnologiche;
  • azioni di informazione e comunicazione, rivolte a famiglie e ad imprese come utenze, per promuovere e accelerare la diffusione delle rinnovabili termiche già competitive;
  • il rafforzamento degli strumenti di regolazione come gli obblighi di integrazione delle rinnovabili negli edifici nuovi o ristrutturati, allargando il campo di applicazione agli interventi di ristrutturazione per gli edifici di piccola taglia, oggi esclusi. Occorre, inoltre, un monitoraggio dell’effettivo rispetto degli obblighi che è compito dei Comuni e delle Regioni;
  • un utilizzo mirato delle risorse disponibili per gli incentivi nei segmenti di mercato in cui le rinnovabili termiche non sono ancora competitive e per le tecnologie innovative in chiave di politica industriale.

Inoltre, è essenziale stabilizzare il regime delle detrazioni fiscali per gli interventi sugli edifici esistenti e varare finalmente il fondo di garanzia per gli investimenti nello sviluppo delle reti di teleriscaldamento.

 

Vanno poi affrontate le penalizzazioni del mercato delle rinnovabili termiche che hanno la loro radice nelle distorsioni del sistema di incentivazione delle rinnovabili elettriche.

Un primo esempio è costituito dalla sovra-incentivazione delle biomasse legnose utilizzate per la produzione di elettricità che spiazza gli usi di filiera corta per fini termici o in cogenerazione. Un secondo esempio è il peso degli oneri dell’incentivazione delle rinnovabili elettriche sulla tariffa elettrica che, insieme alla struttura tariffaria progressiva, ostacola la diffusione delle pompe di calore elettriche in segmenti di mercato importanti come quelli degli edifici abitativi esistenti.

 

I ritardi e le criticità che caratterizzano ancora le politiche di promozione delle rinnovabili termiche rendono difficile sviluppare tutto il potenziale di diffusione esistente nel mercato italiano per il 2020 che era stato stimato in circa 20 Mtep dagli Amici della Terra in collaborazione con le associazioni di settore. Per ripartire con il piede giusto, occorre elaborare fin da ora una strategia di maggior respiro con un obiettivo di penetrazione per le FER termiche del 35 % al 2030.

 

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