Un'idea del mini-hydro

Fonti, risparmio, efficienza per l’energia
14 Maggio 2013
Erreenergia, Romiti, Maranci

di Augusta Maranci

 

L’acqua - e soprattutto lo sfruttamento della sua potenza – è una risorsa che ha accompagnato lo sviluppo dell’Italia, diventando la regina delle fonti rinnovabili. Il grande idroelettrico, una tecnologia con una storia lunga più di un secolo,  sta cedendo il passo al mini e al micro hydro, sia per ragioni strettamente ambientali, dato che nel nostro Paese sono quasi del tutto esaurite le grandi risorse da sfruttare, sia perché la ricerca e l’innovazione tecnologica oggi rendono possibile anche utilizzare salti d’acqua di piccola portata. Spiega Gian Luca Borasio, amministratore delegato di errenergia: “Si sta passando dai grandi impianti a serbatoio, ai piccoli impianti ad acqua fluente e a quelli sugli acquedotti; dai classici impianti a turbina, a quelli a coclea per i salti più bassi. Il mini hydro, ha saputo aggregare tra loro i diversi usi della stessa risorsa: ne sono esempio lo sfruttamento dei salti d’acqua, anche di quelli più modesti, presenti nelle reti di irrigazione, gli impianti sugli acquedotti, l’utilizzo delle portate di rilascio dagli sbarramenti”.

Nell’ultimo trentennio sono stati fatti importanti investimenti  in nuove capacità produttive e in rifacimenti, coinvolgendo le imprese di costruzione e formando nuovi operatori, nuovi profili professionali  nello sviluppo e nella gestione degli impianti. In Italia oggi sono 1.053 i Comuni che presentano sul proprio territorio impianti con potenza fino a 3MW, per una capacità complessiva di 1.179 MW, pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 1,8 milioni di famiglie. Non solo luci, naturalmente, ma anche qualche ombra soprattutto accompagnata a un sistema autorizzativo ancora complesso,  difficile e sovente inadeguato; procedure non sempre comprensibili, differenziate di regione in regione, di provincia in provincia. Ombre anche legate ad un meccanismo di incentivazione che promuove nuova capacità produttiva da piccoli impianti, ma che fatica a premiare le ristrutturazioni, i rifacimenti, l’efficientamento e il contributo di nuova capacità produttiva che questo genera. Secondo Pier Giorgio Romiti, presidente di errenergia, “Molto si dice e si scrive sugli incentivi alla produzione di energia elettrica. Senza voler difendere alcune storture del sistema dobbiamo però ricordare quanto piaccia agli Italiani l’idea di  una drastica riduzione dell’inquinamento, come recenti statistiche hanno dimostrato, e quanta innovazione tecnologica si crea sulla spinta di una politica di incentivazione ben calibrata. Naturalmente non sto parlando di alcuni eccessi che ci sono stati in passato nel favorire il fotovoltaico, ma di azioni mirate a ridurre effettivamente le emissioni in atmosfera: quel po’ di costo in più che esse generano oggi, si trasformerà in un vantaggio competitivo domani. Come è accaduto con tutte le norme che riguardano l’ ambiente – per chi le ha effettivamente applicate – una volta assorbito il costo iniziale, ci si è ritrovati avvantaggiati rispetto a coloro che sono stati costretti a inseguire”.

Errenergia, nata alla fine del 2008 e da sempre impegnata nell’innovazione dei processi di generazione, cerca di rendere più programmabile l’utilizzo dell’acqua, sia con la gestione degli  accumuli dei piccoli bacini di regolazione, sia applicando anche agli impianti di piccola taglia modelli di produzione gestiti da software che meglio coniugano la dinamica del prezzo orario dell’energia e la capacità di modulazione associata agli accumuli, con l’unica variabile rappresentata dalla disponibilità della risorsa idrica. “L’effetto generato – dichiara Pier Giorgio Romiti, presidente di errenergia – è efficienza, creazione di valore e lo stimolo, soprattutto per i colleghi più giovani, a cimentarsi in ricerche di applicazioni e di soluzioni tecnologiche che meglio valorizzino il modo di produrre anche da fonte rinnovabile”. 

Attualmente errenergia sta studiando la possibilità di incrementare la capacità di accumulo idraulica con bacini “virtuali” organizzati su batterie. La finalità è quella di produrre quando vi è domanda, destinando al bacino “virtuale” la produzione generata nelle ore di bassa richiesta per poi immetterla nel sistema elettrico al formarsi della domanda. “Essere piccoli in un settore che richiede grandi investimenti – spiega ancora Pier Giorgio Romiti – non vuol dire essere velleitari, ma significa svolgere un ruolo importante per la ricerca e lo sviluppo di soluzioni che facilitino la produzione diffusa di energia e la diminuzione dell’ inquinamento, direzioni verso le quali si sta muovendo il mondo ora. La regolazione della produzione attraverso software sviluppati in casa, lo studio della possibilità di applicare batterie di accumulo dell’energia anche alla produzione idroelettrica sono temi attuali e di grande efficacia a cui probabilmente grandi operatori non riescono a dedicare la necessaria attenzione”.

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