Il Rapporto IREX.

Green Economy
19 Aprile 2012

di Althesys

 

 

L'Irex Annual Report 2012, di cui questo documento è una sintesi, esamina l'evoluzione del settore italiano delle rinnovabili collocandolo nel più vasto contesto globale.

 

Partendo dalla mappatura degli investimenti e delle operazioni di finanza straordinaria realizzati nel corso del 2011, il rapporto traccia un quadro analitico del comparto dal quale emergono le strategie perseguite dalle imprese. Le modifiche del quadro regolatorio, la congiuntura negativa e la competizione internazionale sempre più serrata hanno indotto le aziende a rivedere i propri piani. In tale contesto cambiano anche le prospettive della filiera italiana delle rinnovabili sviluppatasi con la crescita del mercato domestico spinta dagli incentivi.

In questo quadro ci si interroga, quindi, sugli effetti delle politiche per le FER sul sistema Paese. Il cospicuo sforzo finanziario sostenuto dall'Italia per gli incentivi si accompagna, infatti, a numerose ricadute, sia ambientali che economiche e sociali.

L'edizione 2012 del rapporto si articola su cinque aree principali:

  • la mappatura degli investimenti nel 2011, la loro evoluzione negli ultimi quattro anni e le tendenze strategiche delle aziende;
  • le prospettive dell’industria italiana delle rinnovabili valutate attraverso l’esame dell’assetto competitivo delle diverse filiere: fotovoltaico, CSP, eolico e biomasse;
  • l'analisi cross-country degli economics delle rinnovabili nei principali Paesi europei attraverso la metodologia LCOE-LEOE, valutando anche l'evoluzione avvenuta rispetto all'anno scorso;
  • la stima di costi e ricavi in alcune nazioni extra europee più rilevanti per dimensione e/o per potenziale di crescita;
  • gli effetti delle rinnovabili sull’Italia, considerati la crescita delle installazioni, i cambiamenti intervenuti nella normativa e i prossimi orientamenti delle politiche di sostegno.

Dall’analisi delle operazioni utility scale avvenute nel 2011 emerge la fotografia di un settore che continua a crescere, sebbene in misura minore rispetto al 2010. Nell’ultimo anno sono state censite 223 operazioni per complessivi 7,84 miliardi di euro di investimenti (pari allo 0,5% del PIL) e 4.338 MW di potenza. La crescita interna, per la maggior parte nel fotovoltaico, rimane stabile rispetto agli anni precedenti. Nella finanza straordinaria, invece, continua l'aumento delle acquisizioni (per 1,6 miliardi di euro contro 1,3 del 2010), chiaro indicatore della tendenza al consolidamento del settore. Nell'insieme, le pure renewable, pur restando i player più attivi, pesano meno sul totale del comparto, penalizzate dall’acuirsi del credit crunch e dal clima di incertezza dell’ultimo anno. Al contrario, crescono le aziende energetiche (in particolare nell’eolico) che hanno risentito meno della stretta creditizia e del rischio regolatorio.

Per diversificare il proprio portafoglio anche le pure renewable hanno spinto sull'internazionalizzazione, con investimenti crescenti oltre confine. In Italia, invece, le misure per ridurre le installazioni a terra hanno indirizzato le aziende del fotovoltaico verso business con migliori prospettive di crescita, come gli impianti su copertura. La convergenza con l’efficienza energetica e i green building sono una delle nuove linee di sviluppo per questo settore.

Insieme al contesto cambiano anche le prospettive per la filiera italiana delle rinnovabili. Dall'analisi strategica emergono punti di debolezza del nostro sistema industriale, ma anche posizioni di avanguardia e casi di eccellenza a livello internazionale.

La mancanza nel nostro Paese di una politica industriale rischia, tuttavia, di essere un pesante svantaggio competitivo. La strategia nazionale per le rinnovabili, da un lato dovrebbe indirizzare le risorse verso le applicazioni con maggior valore aggiunto domestico, dall'altro favorire il rafforzamento del nostro tessuto imprenditoriale.

Se i mercati esteri attirano sempre di più le imprese italiane, le performance degli investimenti variano, però, a seconda dei Paesi. Molteplici sono i fattori da cui dipendono: geografia, normativa, assetto industriale, etc. Il nostro studio ha comparato i costi e i ricavi al 2011 in dieci Paesi europei, aggiornando l'analisi LCOE-LEOE avviata con la scorsa edizione. Sebbene le differenze tra i Paesi rimangano consistenti, quasi ovunque è crollato il differenziale costi-ricavi, in particolare nel fotovoltaico. In varie nazioni il calo dei costi della tecnologia è stato più che compensato dalla riduzione degli incentivi e dal notevole aumento del costo del capitale. La minor attrattività dei mercati europei spinge verso nuove frontiere. La nostra ricerca ha allargato, dunque, il perimetro, estendendolo anche a sette nazioni extra UE, scelte sia per la loro vicinanza al nostro Paese, sia per le interessanti prospettive di crescita. Alcune, come la Cina, l'India e il Sudafrica, hanno fissato obiettivi ambiziosi per la produzione da rinnovabili nei prossimi anni. Le differenze in termini di estensione del territorio e di caratteristiche geopolitiche, tuttavia, rendono difficile il confronto tra i vari casi e questa sintesi riporta solo alcuni dati dell'intero rapporto.

Infine, l'analisi degli effetti delle rinnovabili sull'Italia si articola lungo due direttrici: il bilancio costi-benefici e gli impatti sui mercati elettrici.

L'analisi costi-benefici, estesa questo anno a uno scenario al 2030, in linea con gli orientamenti della roadmap UE,  evidenzia benefici netti compresi tra 21,9 e 37,7 miliardi di euro. Nel lungo periodo, infatti, gli incentivi sono destinati a calare sensibilmente fino a scomparire e saranno più che bilanciati da benefici crescenti. La riduzione delle emissioni (fino a 83 milioni di ton di CO2 in meno al 2030), l'indotto e l'occupazione sono le principali voci positive del bilancio. La crescita delle rinnovabili ha anche effetti sul mercato elettrico, calmierando i prezzi nelle ore di picco. Si stima che nel 2011 l'effetto di peak shaving attribuibile al solo fotovoltaico in Italia sia stato prossimo ai 400 milioni di euro. In prospettiva questo valore è destinato a crescere e il bilancio costi-benefici delle rinnovabili a migliorare. L'azione dei policy maker sarà tuttavia determinante per uno sviluppo armonico delle rinnovabili nel quadro di una politica energetica nazionale chiara e di lungo periodo che sappia valorizzare le risorse industriali italiane.

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