L'esperienza di Onda Energia nel sud Italia

Green Economy
29 Gennaio 2013

Intervista a Luigi Martines, direttore generale Onda Energia
di Agnese Bertello
 

 

Molti esperti sono dell’idea che la generazione distribuita sarà effettivamente la prossima grande rivoluzione nel mondo dell’energia. Quello dell’emancipazione energetica, termine da voi introdotto, è certamente un concetto affascinante. Può riassumere i principi fondamentali cui si ispira?

La Rete Elettrica Italiana è lunga quasi 2.000.000 di Km. Il Concetto dell’Emancipazione Energetica, si basa sull’Osservazione del modello adottato dall’Italia e finalizzato ad “alimentare velocemente il Paese” attraverso grandi centrali di Stato e quindi con massiccio uso di generazione concentrata. Il modello ha avuto necessariamente il sopravvento in Italia quando nel dopoguerra era fondamentale sostenere l’industria e il Paese facendo pervenire energia a tutti in un paese in cui forma geometrica, morfologia, presenza di grosse isole da alimentare avrebbero suggerito ad un analisi più fine (ma impossibile a quei tempi) un modello diverso.

Se tornassimo al passato con le consapevolezze tecnologiche e scientifiche di oggi, l’Italia sarebbe stata sicuramente “cablata” diversamente dal punto di vista energetico. Avremmo certamente molte piccole centrali, possibilmente da fonti rinnovabili, possibilmente nei pressi dei consumatori o di loro aggregatori. Risultato grande efficienza e riduzione di investimenti nella Rete per oltre 1.000.000 di km che gravano oggi nei costi di trasporto dei consumatori e vanno manutenuti e gestiti. Insomma “emanciparsi” dalla Rete sia di Trasporto che di Distribuzione sarebbe davvero un alleggerimento delle nostre infrastrutture, a tutto vantaggio dell’efficienza e dei costi.

 

Quali sono concretamente i vantaggi che possiamo avere, da cittadini, adottando un sistema di generazione distribuita? E a livello di sistema-Paese?

Oggi è davvero difficile smontare l’attuale modello e rimontare quello distribuito per emenciparsi dalla Rete, ma come una sorta di riforma energetica, si dovrebbe pensare ai nuovi sviluppi in quest’ottica, le tecnologie sono pronte e implementabili e i piani energetici vengono meglio regolati da piccole centrali. Il raggiungimento degli obiettivi sul piano delle rinnovabili sarebbe più semplice e modulare e il Paese ne trarrebbe vantaggio in efficienza e semplicità, potendo sviluppare tecnologie oggi inibite dalle scelte fatte in passato.

 

Se immaginiamo però di applicare questo modello su larga scala bisogna ovviare ad alcune criticità irrisolte. I vantaggi di un’economia di scala si perdono completamente. Inoltre, per esempio, come è possibile sostenere i consumi energetici di attività (industriali, ma non solo, pensiamo per esempio agli ospedali) che sono energy intensive e che non possono assolutamente permettersi momenti di black out?

Ieri la soluzione al Black out si chiamava “aumento della capacità ” oggi si chiama “storage”, invece di raddoppiare la rete e la capacità per garantire il servizio si possono realizzare altre coperture da BlackOut, attraverso sistemi di Storage che consentano di intervenire ricollegando il sistema alla prima unità disponibile.

 

Anche dal punto di vista della tecnologia, molta strada è stata fatta, ma sul fronte dell’accumulo di energia molta ne deve essere ancora fatta. Creazioni di microreti smart, efficienza degli impianti di piccole dimensioni, accumulo di energia… Quali sono i settori e le tecnologie dalle quali vi aspettate risposte più soddisfacenti e più rapide per rispondere a questi gap?

Purtroppo la cosa difficile è “smontare” l’attuale sistema o intervenirci sopra, le Smart Grid sono realtà soprattutto dove nascono come scelta principale per trasportare ed erogare energia. Onda sta lavorando soprattutto sulle isole (Sicilia e Sardegna) dove il sistema può dare maggior vantaggio soprattutto in rapporto agli elevati costi di energia e alla fatiscenza della rete e delle centrali esistenti.

 

Per quanto riguarda il mercato, è necessario che il sistema si adegui e sviluppi strumenti di regolazione ad hoc per gestire questo nuovo modo di gestire la produzione e la distribuzione di energia. Secondo voi quali sono gli strumenti più adeguati che sarebbe opportuno adottare?

La Regolazione di un sistema di microgenerazione distribuita è intrinsecamente più semplice ma vulnerabile. Ossia non potrà mai raggiungere il livello di garanzia della rete magliata con grandi centrali, ma potrà avvicinarsi molto, soprattutto, come già detto, con lo sviluppo dello storage che sarà collegato allo sviluppo della trazione elettrica in sostituzione di quella a combustione (auto elettrica).

 

Quali sono oggi i numeri di Onda Energia e quale sviluppo prevedete nel medio periodo?

Onda fattura circa 100 milioni di euro, su un portafoglio distribuito in Italia di oltre 30.000 utenze; il primo obiettivo è aumentare la market share nelle aree come Sicilia o Sardegna,  dove è possibile sviluppare il progetto di Emancipazione, concentrando gli investimenti e garantendo al cliente finale un saving su questi costi di almeno il 50% con una reale e concreta coscienza della sua partecipazione alla generazione dei propri consumi.

 

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