Microreti e produzione distribuita. L'energia che si emancipa

Green Economy
29 Gennaio 2013

Nel mondo, secondo i dati ufficiali forniti dalla IEA, le persone che vivono senza avere accesso a forme moderne di energia sono ancora 1 miliardo e mezzo. India (286 milioni di persone vivono nei villaggi), Africa (in Kenya l’84% delle persone non è collegato alla rete), Indonesia, sud est dell’Asia, Bangladesh sono i territori in cui questa realtà è più evidente.


Sappiamo che l’accesso all’energia è un prerequisito per avviare uno sviluppo economico, sociale e culturale che consenta di raggiungere un tenore di vita migliore.
Portare la rete elettrica all’interno di queste aree è però complesso e costoso: è infatti l’insieme delle infrastrutture che devono essere realizzate per costruire la rete, a partire dalle strade, ad essere oneroso. Spesso si tratta di piccole comunità isolate per le quali un costo di questo tipo sembra ingiustificato. Portare la rete fissa in queste zone ha inoltre un impatto notevole sull’ambiente.


In queste situazioni, le microreti sono un’opportunità concreta e potrebbero portare a un cambiamento radicale e rapido: per la IEA, così come per la Banca Mondiale, che ha lanciato il programma Lighting Africa, la strada da percorrere è questa. Certo restano da trovare soluzioni tecnologiche e soluzioni economiche-gestionali che ne consentano una rapida crescita. L’insieme di questi fattori fa sì che il tema della generazione distribuita, delle microreti e dei sistemi di accumulo siano tra i più sentiti nel mondo dell’energia: grandi gruppi come ABB ne hanno fatto il centro della loro politica d’innovazione. Anche per questo la Technology Review del MIT dedica a questi argomenti più di una riflessione.


In alcuni paesi dell’Asia, in particolare in Malaysia, si sta portando avanti un modello di microrete ibrida che coniuga l’energia prodotta da pannelli solari e generatori diesel, con sistemi di accumulo a batteria. A svilupparlo è la società australiana Optimal Power Solutions (OPS). Le microreti strutturate in questo modo soddisfano il fabbisogno energetico di villaggi persi negli isolotti al largo della Malaysia e assediati da una vegetazione rigogliosa. Le microreti ibiride possono riuscire a coniugare in maniera intelligente l’energia prodotta attraverso diverse fonti rinnovabili presenti sul territorio; il generatore diesel, insieme alle batterie per lo stoccaggio dell’energia prodotta in eccesso e da consumarsi in momenti di calo della produzione di rinnovabile, fanno il resto e sostengono il sistema dandogli continuità. 
Restano da affrontare alcuni problemi tecnologici, per avere un sistema davvero sicuro ed efficiente. Un primo significativo ordine di problemi riguarda la “vita” delle batterie. Se i pannelli solari e i generatori diesel possono funzionare per decenni, le batterie hanno un ciclo vitale decisamente più breve: si parla al massimo di 7 anni. L’investimento quindi deve essere rinnovato con una certa frequenza. OPS sta testando una batteria prodotta da Aquion, uno spinoff dell’Università di Pittsburgh, che potrebbe riuscire a ridurre l’impiego dei generatori diesel, ridurre le emissioni e ridurre i costi dell’operazione. Le batterie previste funzionerebbero grosso modo come quelle presenti nella auto elettriche.


Ridurre il costo delle batterie e il consumo di diesel potrebbe abbassare il costo per kw/h di 40 centesimi.
Un altro problema riguarda il mantenimento e il controllo della micro rete e la necessità di formare in loco qualcuno che sia in grado di gestirla e di intervenire e risolvere eventuali piccoli problemi. Le utilities di questi Paesi non sono oggi in grado di farlo; la gestione per contratto viene affidata alla società che installa la micro rete, ma ovviamente ha una durata temporale. Questi elementi di sistema e di gestione devono diventare parte integrante della risposta, altrimenti non è sostenibile.


Resta da vedere poi se questi innovazioni e questi sistemi, oltre a rispondere a esigenze specifiche e localizzate, diventeranno in qualche modo parte del sistema mainstream. È una possibilità, soprattutto nel momento in cui le microreti diventassero davvero competitive, cioè in grado di offrire un servizio uguale o superiore a quello della rete fissa, a un prezzo più basso. Una possibilità interessante in particolare per il nostro Paese, come dimostra anche l’esperienza di Onda Energia, che raccontiamo in questa intervista; un Paese che per morfologia è certamente adatto a ospitare una molteplicità di centri di produzione.

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