Rinnovabili: guardare lontano

Green Economy
13 Maggio 2013

di Agostino Re Rebaudengo, Presidente Aper

 

 

Il settore delle rinnovabili elettriche è in fase di transizione. I regimi incentivanti nel passato hanno permesso alle energie verdi di soddisfare oltre il 25% dei consumi elettrici del nostro Paese. Per non rovinare tutto dovremmo ora lavorare per gli obiettivi in via di definizione al 2030 e per la Road Map Europea al 2050. Guardare al domani, prossimo e lontano, è indispensabile, ed è necessario farlo, se vogliamo permettere un’affermazione anche industriale e di maggiore esportazione della tecnologia e  dei prodotti italiani nel mondo. 

Il ruolo del legislatore non è terminato. È evidente come su temi di rilevanza pubblica così elevata (da dove proverrà l’energia che consumeremo tra 20 anni? Quale indipendenza energetica avremo? E come risponderemo all’allarmante fenomeno del cambiamento climatico, anche se tutti sembrano non considerarlo?) il Governo dovrebbe  effettuare scelte di politica industriale; la Strategia Energetica Nazionale appena approvata e le 26 azioni proposte da APER e condivise dai due partiti al Governo, rappresentano certamente un fondamentale punto di partenza.

Troppo poco è previsto al momento per accompagnare le fonti rinnovabili verso la grid parity, sempre che nel calcolo della grid parity non si tenga conto dei benefici ambientali e strategici (indipendenza dai combustibili fossili) perché altrimenti sarebbe già oggi raggiunta e superata. La SEN non dice nulla, inoltre,sui modelli di Sistemi Efficienti di Utenza (SEU), nei quali, al di fuori della rete nazionale di trasmissione e senza pagarne gli oneri (se non per l’energia occasionalmente prelevata dalla rete con una funzione stabilizzatrice) un produttore e un consumatore di energia si mettono insieme in un nuovo paradigma di generazione distribuita dell’elettricità. L’AEEG avrebbe dovuto, da oltre 5 anni, cioè dall’entrata in vigore del decreto legislativo115/2008, emettere una disciplina attuativa. Incredibilmente, in questi giorni, l’AEEG “sta premendo sul Governo affinché svuoti completamente lo strumento”.

Anche alcune modalità previste nella SEN per la gestione delle rinnovabili nel sistema elettrico destano preoccupazione: mettere in primo piano, infatti, elementi come i distacchi e la limitazione “a tavolino” della potenza da installare in certe aree, piuttosto che il miglioramento della rete con linee di trasporto “rafforzate”, oppure sistemi di gestione più smart o lo sviluppo degli accumuli, ci sembra quantomeno particolare. Perché prevederli solo nel medio e lungo periodo? Se questo approccio fosse confermato, il risultato sarebbe quello di scoraggiare ulteriormente gli investimenti in nuovi impianti. Certo, è fuori di dubbio che la crescita delle rinnovabili abbia reso urgente l’adozione di discipline regolatorie, al fine di salvaguardare l’equilibrio del sistema, ma le norme dovrebbero facilitare, non complicare, l’immissione dell’energia rinnovabile in rete.

Il Governo dovrà quindi confermare, auspichiamo una volta per tutte, l’importanza strategica delle rinnovabili per il nostro Paese. Ricordiamo in particolare la necessità immediata di procedere alla revisione dei regimi autorizzativi e incentivanti, l’introduzione in sede europea di nuovi obiettivi vincolanti al 2030 per rinnovabili, efficienza energetica e contenimento delle emissioni di gas serra, lo sviluppo dei nuovi utilizzi elettrici (auto, pompe di calore, cucine a induzione) e la riorganizzazione della ricerca pubblica e privata.

Gli incontri e i dibattiti nei giorni del Festival, e auspichiamo anche nei giorni successivi, saranno un’occasione di confronto tra le parti e con il Governo, per avviare la fase di sviluppo e di occupazione nel nostro Paese. Dal momento che i due principali partiti che sostengono il Governo (PD e PdL) si sono schierati completamente a favore delle nostre azioni, ci aspettiamo vivamente che diano seguito a questi propositi, al fine di voltare definitivamente pagina in tema di politiche energetiche nazionali.

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