Rivoluzioni coerenti

Green Economy
06 Dicembre 2010

Intervista a Marco Frey, docente di management della sostenibilità presso al Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
di Agnese Bertello

Professor Frey, non c'è giorno che non si parli di green economy, ma che cos'è davvero?
Sì, se ne fa un gran parlare, ma di fatto non sappiamo esattamente cosa intendere per green economy.

 

Introdurre cambiamenti a livello di sistema, innovare il paradigma di riferimento è una sfida estremamente impegnativa, che coinvolge tutti gli strati di una società. In questo quadro, grazie anche alle sollecitazioni della politica europea, attraverso strumenti come il Convenant of Mayor, oggi le amministrazioni territoriali possano arrivare a giocare un ruolo importante. Pensa che possa i sindaci possano agire in maniera incisiva?
A ciascun livello istituzionale compete uno specifico spazio di azione. Il livello comunale ha alcuni ambiti: una grande sfida è coniugare sostenibilità e qualità della vita, in generale le amministrazioni locali possono fare molto per puntare a una maggiore sostenibilità dell'ambiente, a una riqualificazione dello spazio urbano e periurbano. Una riflessione seria andrebbe fatta in generale sul consumo di suolo. Vi sono dei trend impressionanti e questo è evidente sul nostro territorio, nonostante noi non abbiamo un sistema di misurazione strutturato dell'uso del suolo come quello presente, ad esempio, in Germania: la conoscenza di quanto stiamo consumando è essenziale per poter garantire funzioni ambientali essenziali per la qualità della vita, quale una reale fruibilità del verde.

Veniamo al Patto dei sindaci. L’Italia è uno dei Paesi con il maggior numero di adesioni. Che livello di concretezza e di consapevolezza dell’impegno, importante, che in questo modo si è preso c’è secondo lei e quali capacità di tradurlo appunto in azioni specifiche, che in questo caso devono essere capillari e puntuali per poter dare risultati effettivi?
Il livello di partecipazione è alto, e questo è un fattore certamente positivo, ma il rischio è che l’adesione resti virtuale, sulla carta o solo in uno stadio iniziale, mentre è auspicabile che si accompagni ad azioni fattive. Sapere esattamente perché questo non sempre accade non è semplice. Dipende in parte da un forte orientamento all’immagine: oggi dichiarare che ci si muove in una direzione di sostenibilità paga politicamente. Ma sono restio a pensare che siano solo fenomeni di green washing. C’è un problema culturale, radicale, di coerenza sostanziale. Il diffuso individualismo, la mancanza di un vero rapporto con la natura, lo stesso percorso della storia dell’Italia e degli italiani, ci costringe ora a passi significativi e con grande determinazione per raggiungere gli altri Paesi. A livello di pubbliche amministrazioni, regionali o locali, si cerca di impostare un nuovo sviluppo in maniera sostenibile, come modello competitivo, puntando sull’efficienza. Si tratta, però, di una sfida non semplice, che richiede un alto livello di coerenza da parte di tutti gli attori, nonché la capacità di operare e ragionare a lungo termine.

Quali esempi possiamo portare noi italiani?
Bolzano è certamente, per il nostro Paese, un’esperienza interessantissima. Il sindaco, Signorelli, mi è sembrato molto convincente: tutto il lavoro su Casa-clima, iniziato ancora nel 2002, che oggi comincia a diffondersi anche in altre Regioni e all’estero è senz’altro rilevante. Ma per il sindaco è importante soprattutto quello che resta da fare: la capacità di proseguire in una direzione di miglioramento continuo della sostenibilità locale. Nella sua amministrazione vedo effettivamente la capacità di avere una visione di lungo periodo e la concretezza per realizzarla. Anche Pisa e la Toscana si stanno muovendo nella direzione giusta, lavorando molto su un’idea di coinvolgimento della cittadinanza e di informazione diffusa. Ecco, in realtà comunali di dimensioni non grandi diventa importante, su alcuni temi specifici, potere allargare il raggio di azione perché la politica di efficienza sia pienamente applicabile: Pisa può muoversi in sinergia con Livorno, Viareggio, Lucca su questi temi per avere dei risultati più rilevanti per il territorio. La prospettiva sistemica della green economy ci suggerisce che bisogna in alcuni contesti essere in grado di superare le dimensioni comunali e ragionare superando le barriere amministrative tradizionali.

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