Solare. Italia e Germania a confronto.

Green Economy
18 Luglio 2012

Alla fine del 2011, secondo i dati della EPIA (European Photovoltaic Industri Association), infatti, la Germania aveva 24,7 GW di solare installato, cioè il 35% della capacità totale a livello mondiale. L’Italia con 12,8 GW è al secondo posto. Seguono poi il Giappone (4,9 GW), la Spagna (4,4 GW), gli Stati Uniti (4,3 GW) e la Cina (3,1 GW).

Quello tedesco e quello italiano sono due mercati fondamentali, ma con caratteristiche molto diverse. Entrambi però stanno oggi affrontando una fase critica. EER dedica due articoli di scenario a questi Paesi. Il primo, “German Solar Bubble? Look again!”, scritto da Craig Morris, cerca di interpretare la difficoltà finanziaria in cui si sono trovate alcune aziende anche di grosse dimensioni in Germania, il secondo scritto da Carlo Stagnaro, affronta il tema annoso degli incentivi.

Nell’ultimo anno in Germania, alcune aziende del settore hanno fatto fallimento. Si tratta di colossi come la Q-CELLS, che nel 2008 era considerata la società di produzione di celle solari più grande del mondo, ma anche di un certo numero di imprese più piccole, da Solon a Sovello.
Secondo il giornalista americano, residente in Germania, Craig Morris, che ha scritto per EER il servizio “German Solar Bubble? Look again!”, i problemi finanziari delle aziende del settore in Germania sono da ritenersi parte di un normale processo di consolidamento del settore.

Il Governo tedesco ha risposto negativamente alle pressioni che venivano da alcuni imprenditori tedeschi del settore sull’eventualità di imporre dei dazi, alla stregua di quanto è avvenuto negli USA. I rapporti di forza tra Cina e Germania, del resto, sono molto diversi da quelli tra USA e Cina.
Il valore dell’export degli Stati Uniti verso la Cina nel 2011 corrispondeva 94 miliardi di dollari, mentre la voce import dalla Cina ha raggiunto i 367 miliardi di dollari. Per la Germania, la bilancia commerciale resta positiva. Secondo il New York Times, il surplus tedesco verso la Cina è dovuto in buona parte alla commercializzazione di tecnologie innovative industriali, anche nel solare.

Un vantaggio che deriva alla Germania dall’essere nel settore il first mover. È merito delle aziende tedesche di fatto se realizzare un impianto solare oggi non è più una stregoneria, ed è merito delle aziende tedesche, prima ancora di quelle cinesi, se oggi la tecnologia fotovoltaica ha dei costi sempre più bassi. Questo ruolo è quello che garantisce alla Germania di avere un beneficio economico comunque nel settore del solare, anche quando i pannelli installati vengono dalla Cina. Ed è per questo che alla Germania non interessa aprire dei contenziosi.

Certamente non può fregiarsi di un ruolo analogo l’Italia, che invece ha visto decollare il settore del solare quasi esclusivamente in ragione di una politica di incentivazione, e che oggi deve affrontare una ridefinizione drastica del sistema feed in tarif. In “How solar subsides can distort the power market: the case of Italy” Carlo Stagnaro analizza la situazione e le conseguenze delle difficoltà del settore anche sul resto dell’economia italiana. Per noi, Carlo ne ha scritto una sintesi (in italiano).
 

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