Dai fondi di caffè, pellet per riscaldare i capannoni

Innovazione e Ricerca
19 Novembre 2013

Che i fondi di caffè facessero bene alla terra lo sapevano già le nostre nonne, che consigliavano di utilizzarli come concime, di metterli nei vasi, in mancanza di campi; oggi, a dimostrare la correttezza di questa intuizione, arrivano i dati  scientifici di numerose ricerche portate avanti dalle nostre università. Non solo, dagli esperiementi condotti dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Udine, insieme a Blucomb, spin off della stessa università, specializzata nel settore delle biomasse e del biochar, emerge il loro importante potere calorico ed energetico (previa la trasformazione in pellet).

A sollecitare, e sostenere, lo sviluppo della ricerca, e l'elaborazione di un progetto di ricerca applicata è intervenuta CDA, società della provincia di Udine, specializzata nella produzione di Distributori Automatici: per CDA i fondi di caffè sono un residuo della produzione, un rifiuto che in un'ottica di sostenibilità ed efficienza dei processi industriali, poteva essere interessante riuscire a recuperare.

E' esattamente in questa direzione che la società si è mossa, avviando prima un'analisi dello scarto che veniva restituito dai Distributori, valutandone umidità e qualità organica, lavorando poi a un'ipotesi di riutilizzo dello scarto nella generazione di calore. 

I fondi di caffè non contengono minerali pesanti normati (come piombo, cadmio, cromo e cobalto) e hanno basse concentrazioni di nichel, zinco, rame, mentre si dimostrano ricchi di altri minerali (potassio, magnesio, ferro, calcio, manganese) importanti per nutrire il terreno e le piante. 

Ma soprattutto, secondo i dati del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Udine, per esempio, “la resa energetica di pellet di caffè è doppia rispetto al legno, e se utilizzati per la produzione di calore tramite pirolisi, creano un carbone vegetale di grande valore come ammendante del suolo in agricoltura”. 

È a partir da questi dati, che CDA, società che produce Distributori Automatici, ha deciso di avviare un progetto innovativo, oggi in fase di studio, che punta a riutilizzare i pellet prodotti dai fondi di caffè restituiti dai suoi Distributori Automatici, per riscaldare uno dei capannoni produttivi oggi in fase di ristrutturazione. Lo scarto della produzione diventa insomma risorsa produttiva.

Dopo i primi test, si tratta ora di passare alla fase di standardizzazione e ottimizzazione della fase di pellettizzazione e lo studio delle emissioni gassose dalla priolisi: dati importanti per una valutazione complessiva dell'impatto ambientale di questa produzione.

Un’innovazione che si inserisce in una serie di progetti già realizzati dalla società per ridurre l’impatto ambientale dell'attività, in un’ottica di efficienza e sostenibilità.

Dimostrare fattibilità, economicità ed efficacia di un progetto di questo tipo può rivelarsi estremamente interessante, soprattutto immaginando di applicarne i risultati per coinvolgere in un’operazione di sistema la moltitudine di bar, punti di ristoro, ristoranti delle nostre città. 

Una dimostrazione che potrebbe diventare ancora più significativa se allargata al tema delle cialde delle macchinette per il caffè. Oggi, in Italia,  consumiamo ogni anno circa un miliardo di cialde, il 10% del totale mondiale: differenziare la cialda  - di alluminio e plastica - dal contenuto e riutilizzarlo enerteticamente potrebbe rivelarsi estremamente interessante. 

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