Energitismo

Innovazione e Ricerca
23 Maggio 2012

Claudia Bettiol si definisce un socio-ingegnere. Cioè un ingegnere capace di unire alle competenze tecniche la capacità di osservazione dei fenomeni sociologici, cercando di adeguare la tecnologia alle esigenze sociali reali, così come emergono da un confronto diretto con la realtà.

Se questo è stato il primo passo, il secondo, che nasce sempre dalla volontà di porsi nell'ottica del consumatore, è l'Energitismo. Una filosofia della tecnica che punta alla riscoperta della bellezza, andando ben oltre il design e puntando alla creazione di vere e proprie opere d'arte. Uniche e irripetibili.

Per la Bettiol è questa la risposta giusta allo strapotere cinese, non solo know how tecnologico superiore, ma arte. Un progetto che vuole andare ben oltre l'enunciazione di un'esigenza e di una filosofia e punta a selezionare i migliori progetti italiani per presentarli in una mostra di caratura internazionale ad ottobre.
Un progetto che ha un target molto elitario, internazionale, ma che può comunque convogliare attenzione e spingere verso un'innovazione inattesa e profonda, di cui l'intero settore della produzione industriale potrebbe giovarsi.

La bellezza è la risposta alla crisi.

 

Manifesto dell’Energitismo

1. Perché le tecnologie energetiche devono essere senza volto, identità e dignità? Perché la maggior parte degli impianti rinnovabili devono essere considerati antiestetici? Perché sono trattati come parassiti che infestano le nostre case? Anonime tecnologie pensate da TECNOCRATI affetti da pigrizia inventiva. Perché le tecnologie rinnovabili sono relegate al solo compito di produrre energia mentre gli edifici possono essere apprezzati come prodotti di arte – sebbene sono anch’essi utili? Crediamo in un movimento che esprima i canoni di una nuova filosofia tecnologica, che superi la dicotomia tra tecnologia e bellezza. Vogliamo abbattere i pregiudizi che impediscono un’autentica comprensione della natura della tecnologia. Non vogliamo più nascondere le tecnologie che fanno parte della nostra identità. Non vogliamo protesi ma gioielli sulle nostre case.

2. L’uomo “antropizza”, crea e ordina lo spazio, la materia e la realtà per soddisfare le proprie necessità biologiche di protezione, sicurezza e rifugio. E le coniuga con quelle estetiche che raccontano chi siamo e cosa vogliamo. Ogni manufatto urbano è il frutto di tre qualità: strutturale, funzionale ed estetica. Tutte e tre di vitale importanza e pari dignità. L’essere umano ha bisogno di costruire case per proteggersi dalle intemperie e riparare I beni, innalzare luoghi di culto per soddisfare I bisogni spirituali, ha bisogno di costruire ponti per conoscere nuove culture, di innalzare grattacieli per dimostrare la sua grandezza. Ha progettato, costruito e inventato il mondo così come lo vediamo non vergognandosi mai dei suoi bisogni.

3. L’uomo ha bisogno di energia, l'energia è insita nell'uomo, siamo macchine energivore, grandi creatori e trasformatori di energia. Abbiamo il bisogno di convivere con le tecnologie che creano energia senza dovercene vergognare, e per farlo dobbiamo dare loro dignità rendendole belle! “Técnophilia”. Vogliamo amare la condensazione di tecnologia perché è espressione dell’umana intelligenza, è figlia della nostra evoluzione, vogliamo esaltare il fascino delle tecnologie rinnovabili a cui attribuire, valori sociali, estetici e simbolici.

4. Ogni città che “vive” è il risultato di un processo dinamico d’invenzione, produzione, manomissioni e sottrazioni di epoche diverse. E’ un insieme di sedimentazioni temporali e di contagi stilistici dove ogni popolo ha continuato a tracciare la sua strada con orgoglio. La città deve ritornare a essere narrazione della sua identità che cambia, dei suoi attori e delle sue relazioni reciproche. Una città contemporanea deve essere capace di cogliere i segnali del futuro, incoraggiando rinnovi e le trasformazioni annunciate. Viviamo nell’epoca della pluralità tecnologica, capace di modificare e strutturare gli elementi architettonici, urbanistici e sociali.

5. Crediamo nelle sfide, nel pensiero diverso e conosciamo l’enorme potenziale che risiede nelle tecnologie rinnovabili. Crediamo nell’arte come nella più alta forma di energia che crea l’energia. Energia creativa! L’arte e l’energia, sono due cose talmente necessarie all’umanità che non si può decidere chi salvare e chi buttare giù dalla torre. Un’arte che crei l’identità estetica delle tecnologie energetiche, che dia il volto, l’anima e la carne di questa rivoluzione. Tecnologie artistiche che tocchino le corde delle nostre emozioni. Qual è la forma di maggior rispetto per una cosa, se non quella di farla diventare opera d’arte?
Architetti, designer, artisti, urbanisti, scienziati, ingegneri, tecnici, la leadership artistica e tecnologica uniti per lavorare insieme ad una tecnologia che si fa arte.

AL FESTIVAL
Claudia Bettiol parteciperà all'appuntamento "Energia in rosa" il 15 giugno 2012 alle ore 15.00 a Perugia.

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