Impresa e ricerca: attori diversi per un unico obiettivo

Innovazione e Ricerca
19 Febbraio 2010

Intervista a Luigi Paganetto, Presidente Enea, di Agnese Bertello

Presidente Paganetto, qual è secondo lei il nodo vero da sciogliere per sviluppare un sistema ricerca efficace nel nostro Paese?
La questione centrale è il rapporto tra gli enti di ricerca e il settore industriale.
Chi fa ricerca scientifica e chi la trasforma in tecnologia applicabile industrialmente e la immette sul mercato. Il tema della ricerca e dell'applicabilità della ricerca deve essere affrontato a partire dalla considerazione che non si possono pensare come due momenti divisi.
I soggetti coinvolti sono diversi e ciascuno deve fare la sua parte, devono però esserci, e sono queste quelle che dobbiamo riuscire a creare, occasioni in cui si realizza un incontro reale tra la domanda e l'offerta; momenti istituzionali in cui a partire dai lavori di ricerca in fase più avanzata, si studiano i possibili ulteriori sviluppi, che possono andare anche in direzioni inattese. Le faccio un esempio che riguarda direttamente il comprato energetico: noi abbiamo lavorato molto sul solare termodinamico, sviluppando una tecnologia fortemente innovativa.
Ebbene, a questa tecnologia si sono dimostrate molto interessate aziende del bacino del mediterraneo che devono procedere a un'attività di dissalazione dell'acqua del mare. Quindi tecnologie pensate per uno scopo, la produzione di energia, di fatto verranno usate per un altro obiettivo. Non deve più esserci questa discrasia forte.

Insomma tra imprese e mondo della ricerca deve essere un dialogo costante...
Direi di più, si tratta di riconoscere un reciproco interesse. Ognuno deve fare il proprio mestiere.
Si possono immaginare modelli diversi di interazione tra gli attori coinvolti. La Silicon Valley è uno.
Lì sappiamo che ci sono spin off di ricerca universitaria che hanno portato anche a prime implementazioni industriali dei progetti, che hanno poi aggregato capitali privati di grandi aziende capaci di immettere l'innovazione sul mercato. Il sistema finanziario degli USA ha certamente molte pecche, però ha evidentemente avuto degli effetti positivi in questo caso. In Germania il modello è ancora diverso: tra i ricercatori degli enti di ricerca ce ne sono alcuni che si dedicano proprio a creare incontri con i diversi settori industriali per presentare il lavoro che stanno facendo e capire che cosa potrebbe interessare al mondo imprenditoriale, al mercato. Se il percorso intrapreso dalla ricerca e le esigenze delle imprese vanno nella stessa direzione, allora si cerca di sviluppare iniziative congiunte.

Mi sembra che voi, come Enea, vi stiate muovendo in maniera molto attiva, anche attraverso la realizzazione di consorzi...
Questo è un nostro preciso orientamento, ma vediamo che suscita molto interesse. Il mondo della ricerca deve essere proattiva rispetto all'impresa, proponendo cose che possono interessare. Certo ripeto devono esserci occasioni anche istituzionale di confronto e di scambio.

L'altro problema sono i finanziamenti. Fare ricerca, soprattutto nel settore energetico, costa.
È ben noto che l'Italia è uno dei Paesi europei con il più basso livello di investimenti in ricerca, indipendentemente dal settore. Ma va sottolineato che anche in Europa, i finanziamenti alla ricerca nel settore energetico sono stati per decenni molto bassi; questo perché il prezzo del petrolio, che si è tenuto basso e stabile per parecchio tempo, non invogliava nessuno a investire in questo ambito. Piano piano le cose sono cambiate, l'urgenza di alcune questioni, come il clima, ma non solo, hanno fatto capire che è necessario invertire la rotta.
Oggi esiste il SET Plan Europeo, un piano strategico per la ricerca europea nel settore energia. Lo sviluppo di nuove tecnologie per raggiungere i famosi obiettivi 20-20-20 è fondamentale.
L'Europa chiede ai Paesi membri forme di convergenza sulla tecnologia. Nell'ottobre scorso è stata siglata la nascita di un'alleanza, European Energy Research Alliance (EERA) che vede coinvolti dieci Istituto Europei di Ricerca, ma che è ovviamente aperta a contributi che venissero da altri centri, e il cui obiettivo è proprio accelerare il progresso tecnologico, condividendo competenze, risorse e strumenti e avviando progetti di ricerca comunitari, potendo accedere a finanziamenti europei per sviluppare quei settori su cui si sono viste le più promettenti possibilità di crescita.
I primi ambiti di lavoro saranno la Cattura e lo Stoccaggio della CO2 e il solare a concentrazione. Successivamente ci si occuperà anche di nucleare, eolico, biocarburanti. Enea è stata fra i promotori di questa iniziativa.

Recentemente si è anche parlato della necessità di allargare ai Paesi emergenti il nostro know-how tecnologico.
Arrivo dalla Prima Conferenza Cinese sul trasferimento di competenze tecnologiche, che si è tenuta a Nanjin. In quella sede, Wen Jiabao, Premier cinese, ha dichiarato che i Paesi occidentali legittimamente chiedono di ridurre la produzione di gas serra, ma che è necessario che vengano loro messe a disposizione le tecnologie per farlo.
Ai cinesi interessa acquisire competenze tecnologiche, non solo tecnologia, vogliono laboratori in cui essere formati. L'idea è quella di sviluppare un laboratorio misto, per cercare di creare iniziative congiunte altamente innovative. Certo, si tratterà anche di affrontare questioni delicate, come quella della proprietà intellettuale. E deve certamente esserci una triangolazione che coinvolga i Governi, gli enti di ricerca e le imprese Che possibilità ci sono di uno sviluppo concreto di questa iniziativa? Direi che c'è una buona disponibilità a lavorare in questa direzione, sottolineata anche dal ministero degli Esteri e del ministero dello Sviluppo; per ora di concreto ci sono delle lettere di intenti tra le due controparti. Ma sono fiducioso sugli sviluppi.

Un altro problema atavico della ricerca italiana, è la fuga di cervelli, la mancanza di un ricambio.
Noi insistiamo da tempo sul fatto che c'è bisogno di giovani, senza i giovani non si può fare ricerca. Una mente giovane è per sua natura una mente capace di pensiero innovativo, superata una certa età si consolida un modo di pensare, anche scientifico, che conduce sempre lungo le stesse strade. Abbiamo anche la necessità di rinnovare le figure quadro. Il momento che stiamo vivendo è difficilissimo, per ora abbiamo ottenuto che nel settore della ricerca non si applichi questa riduzione del 10% del personale che invece è previsto nel settore pubblico. Certo, ci vorrebbe altro: noi avremmo bisogno di aumentare il numero dei nostri collaboratori.