ITER e i suoi fratelli

Innovazione e Ricerca
11 Febbraio 2011

Intervista a Francesco Gnesotto, Consorzio RFX
di Agnese Bertello

Professor Gnesotto, la fusione nucleare, come fonte alternativa ai fossili continua ad essere una grande speranza. Però, poco di concreto sembra profilarsi all'orizzonte. Intorno a ITER, il primo reattore per la produzione di energia da fusione nucleare, che sembra costare sempre di più e la cui costruzione sembra slittare sempre più in là nel tempo, si sono sviluppate non poche polemiche. I nuovi accordi siglati tra l'Italia e il Giappone, all'inizio di dicembre, in che modo si inseriscono in questo quadro complesso, anche dal punto di vista burocratico e diplomatico?

Vorrei cominciare con il definire il quadro diplomatico, complesso. Per individuare il Paese in cui sarebbe stato realizzato il primo reattore a fusione, ci fu un lungo braccio di ferro tra Europa e Giappone. Vinse l'Europa e ITER è oggi in via di costruzione in Francia, a Cadarache. L'Unione Europea e il Giappone, a seguito della firma dell'accordo per la realizzazione di ITER, firmarono nel 2007 un accordo, chiamato "Broader Approach" che riguardava una serie di attività di ricerca sulla fusione da sviluppare parallelamente a ITER, che vanno ad indagare alcune problematiche che non possono essere studiate all'interno del progetto principale. L'accordo di collaborazione siglato all'inizio di dicembre, tra il CNR, l'Agenzia Europea "Fusion for Energy" rientra in questo quadro ed è il primo tra un ente pubblico italiano, il CNR, e l'Agenzia Europea, in attuazione del Broader Approach. Ci tengo a sottolineare che si tratta di progetti complementari, non sostitutivi a ITER, che resta la colonna portante del progetto complessivo sulla fusione.

Concretamente quali sono gli aspetti che dovranno essere approfonditi?
L'accordo si basa su due punti principali. Il primo riguarda la realizzazione di un acceleratore per testare i materiali. Per il futuro reattore a fusione. In ITER i materiali saranno sottoposti a un flusso di neutroni relativamente basso, a causa della limitata durata degli esperimenti. In un reattore successivo, cioè nel momento in cui la macchina dovrà essere produttiva, il flusso di neutroni cui i materiali saranno sottoposti, sarà molto più alto e dunque abbiamo bisogno di verificare la resistenza dei diversi materiali a questo stress. Quindi, sostanzialmente, si tratta di individuare i materiali più adatti a realizzare i componenti sottoposti ai carichi più intensi.. Questo progetto, denominato IFMIF, è oggi in fase di ingegnerizzazione. La progettazione e realizzazione della parte più importante dell'acceleratore è affidata ai laboratori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Legnaro, mentre lo sviluppo di un altro componente critico, il bersaglio del fascio accelerato, è affidato ad Enea Frascati, che ha accumulato un'esperienza sui metalli fusi nell'ambito della fusione, che oggi si rivela di grande importanza anche per la fusione. Il secondo punto riguarda la realizzazione a Naka (Giappone) del Tokamak "satellite di ITER" denominato JT-60SA. Alcuni sistemi di alimentazione elettrica di questo Tokamak sono l'oggetto dell'accordo firmato a Padova all'inizio di dicembre. Il CNR, infatti, ha deciso di affidare la realizzazione al Consorzio RFX di Padova.

L'apporto italiano sarà così significativo anche per la realizzazione della macchina che si costruirà in Giappone?
Il nuovo tokamak giapponese, JT60-SA, servirà soprattutto per sviluppare concetti per nuovi scenari operativi da trasferire poi ad ITER. Oltre al contributo del Consorzio RFX l'Italia, attraverso il centro ENEA di Frascati, contribuirà con la realizzazione di altri sistemi di alimentazione elettrica e di magneti superconduttori, elementi fondamentali della macchina. L'accordo prevede un finanziamento di circa 800 milioni di euro, equamente ripartiti tra Europa e Giappone. Il contributo europeo deve essere garantito da diversi paesi membri: l'Italia, che si è candidata volontariamente per essere parte attiva del progetto, partecipa con un contributo di 90 milioni di euro. Un finanziamento significativo, che però resta in Italia, perché andrà a coprire forniture di aziende italiane, scelte in virtù della loro alta capacità tecnologica. Disporre di una macchina satellite è importante, anche per l'addestramento degli studiosi e dei fisici che si troveranno poi a lavorare in ITER.

L'Italia è all'avanguardia nella ricerca in questo ambito e anche il suo sistema industriale è avanzato? Possiamo parlare di una leadership in questo settore?
L'Italia è fin dagli anni '70 uno dei Paesi europei più attivi in questa ricerca e l'Europa ha attualmente una leadership indiscussa. Quanto al sistema industriale, negli anni '70 e '80 le aziende italiane hanno partecipato con successo alla realizzazione della precedente generazione di macchine (tra cui JET, attualmente la più grande), sviluppando competenze di alto livello in vari settori. Con ITER, le aziende italiane hanno ora la concreta opportunità di inserirsi in un mercato che, dopo un paio di decenni di stasi, si annuncia in consistente sviluppo.

Comunque i costi del progetto effettivamente continuano ad aumentare. Lei continua a credere nelle concrete possibilità date dalla fusione?
Molto semplicemente io non vedo alternative. Non si tratta di accanimento tecnologico o scientifico rispetto ad un'idea. Sappiamo anche che è necessario arrivare a ridurre drasticamente e infine ad azzerare i processi di produzione di energia da fossili. Sappiamo anche che il fabbisogno energetico continuerà a crescere, e ci auguriamo che ciò accada perché solo questo consentirà ai paesi in via di sviluppo e ad altri ancora più arretrati di raggiungere una qualità della vita accettabile. Anche spingendo al massimo sulle fonti rinnovabili, e sono convinto che si debba farlo, è una chimera affidarsi esclusivamente ad esse per coprire un fabbisogno di energia così elevato. Per la quota mancante, possiamo oggi affidarci alla fissione nucleare, ma il futuro è nella fusione. L'obiettivo è talmente importante che non possiamo tirarci indietro.

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