Ricerca: lo stato dell'arte

Innovazione e Ricerca
18 Novembre 2011

Presidente Maiani, qual è lo stato dell'arte della ricerca del CNR in campo energetico? 

Energia e ambiente, insieme a medicina innovativa, beni culturali, alimentazione sono i settori strategici individuati dal Consiglio di amministrazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che intende contribuire a fronteggiare due grandi sfide del nostro Paese: assicurare allo sviluppo economico-sociale energia sufficiente e a basso costo, e limitare gli impatti negativi che la produzione, il trasporto e la distribuzione di energia inevitabilmente hanno sull'ambiente. Gli obiettivi strategici della ricerca Cnr in questo settore vanno dalla diversificazione delle fonti alla sostenibilità del trasporto su strada, fino all'aumento del rendimento, alla riduzione delle emissioni, alla sicurezza e ottimizzazione dei sistemi di produzione.
In particolare, le nostre competenze scientifiche in questa macro-area afferiscono al Dipartimento Energia e Trasporti del Cnr e si articolano in sette progetti: Generazione pulita di energia da combustibili fossili, Uso razionale dell'energia nei trasporti, Generazione distribuita di energia; Idrogeno, programmi sulla Fusione, Nanotecnologie e metallurgia fisica per la componentistica nell'energetica e nei trasporti, Mobilità sostenibile.

 

Può citare qualche progetto recente?
Il Cnr ha partecipato con diversi progetti ai bandi ‘Mobilità sostenibile' e ‘Efficienza energetica' di ‘Industria 2015', promossi dal Ministero dello Sviluppo Economico, conseguendo un eccellente risultato. Su ‘Mobilità Sostenibile', partecipiamo a 9 dei 22 progetti selezionati, tra cui i quattro classificati nelle prime quattro posizioni della graduatoria di merito. Nel Bando ‘Efficienza Energetica', abbiamo sei progetti a partecipazione Cnr nelle prime sette posizioni e l'Ente partecipa a 12 dei 28 progetti selezionati.
Al primo posto assoluto si è posizionato il progetto MICROGEN30, presentato con la partecipazione dell'Istituto di tecnologie delle membrane (Itm-Cnr) di Rende, che ha come obiettivo principale quello di realizzare un sistema di microcogenerazione di piccola-media taglia (30 kWel) per la produzione di energia elettrica e riscaldamento, alimentato a gas naturale e basato su celle a combustibile.
Secondo classificato, un progetto per una nuova gamma di elettrodomestici, caratterizzata da tecnologie innovative mirate a una notevole riduzione dei consumi energetici (-30%) e dell'impatto ambientale. L'obiettivo è sviluppare in tre anni una gamma di quattro linee di prodotto: conservazione e preparazione cibo, pulizia indumenti, pulizia stoviglie.
Il progetto PIACE, che vede la partecipazione del Dipartimento Energia e Trasporti (DET) del CNR, prevede lo sviluppo di una piattaforma di microcogenerazione all'interno dell'ambiente domestico e la generazione parallela di energia da fonte rinnovabile.

Quali, invece, le prospettive energetiche generali, in Italia e non?
Il secolo appena iniziato sarà il secolo dell'energia. Vaste frazioni della popolazione mondiale, in Cina, India, America Latina, sono entrate in una fase di sviluppo tale da richiedere un colossale aumento della produzione. D'altronde, per contrastare il riscaldamento globale si dovrà limitare lo sfruttamento delle riserve di idrocarburi, comunque non illimitate. La stabilità socio-economica del Pianeta dipenderà dunque in gran parte dall'individuazione di fonti adeguate e sicure.
Per i Paesi già industrializzati, un ruolo importante può essere svolto dal risparmio energetico e dalle fonti rinnovabili; queste ultime però sono insufficienti, almeno allo stato delle conoscenze, a soddisfare le necessità e non prive di effetti ‘secondari'. L'energia nucleare da fissione, in attesa delle fusione, appare dunque una fonte irrinunciabile in un paniere in grado di coprire i fabbisogni su grande scala.
L'Italia, sul nucleare, sconta un gap di vent'anni: se siamo intenzionati a colmarlo, nessuna ragione può giustificare un ulteriore differimento. Una ripresa del nucleare è possibile, nel medio termine, con rinnovato impegno da parte dello Stato, tale da fornire garanzie di continuità all'industria e al mondo della ricerca, nella quale occorrono nuovi investimenti mirati sulle nuove generazioni di reattori nucleari, sulla sicurezza, sul trattamento e riprocessamento delle scorie. In questi settori, il nostro Paese possiede risorse strumentali, un capitale umano rilevante e collegamenti internazionali. Il Cnr è pronto a mettere a disposizione le sue competenze.

Che rapporto c'è fra ricerca e imprese? Le aziende italiane credono e investono in tecnologie innovative?
Il 2009 si è aperto con notizie contraddittorie: alcune sono incoraggianti e lasciano sperare in un'inversione di tendenza, altre meno. Secondo NetConsulting il 42% delle piccole e medie imprese investirà in ricerca tecnologica più delle grandi aziende. L'indagine prevede, nell'ambito dell'Information Technology, un aumento del budget, soprattutto da parte di aziende con meno di 250 addetti, ma in particolare al di sotto delle 50 unità. Un segnale importante.
Altre notizie sono, però, di segno opposto: in materia di innovazione l'Italia si colloca al 26° posto nel mondo e al 19° posto in Europa, al di sotto della media comunitaria e dietro a Paesi come Grecia, Portogallo, Spagna e Slovenia. Capofila, come spesso accade, la Svezia. È quanto emerge dall'ultima edizione dell'European innovation scoreboard 2008 (Eis), elaborato dalla Commissione europea con la collaborazione dell'Irpps-Cnr.
L'Italia è comunque in netto ritardo come investimenti nel settore ricerca in rapporto al Pil: spendiamo poco più della metà della media dell'Unione europea, e appena più di un terzo rispetto all'obiettivo indicato dall'accordo di Lisbona. Il finanziamento pubblico è esiguo, ma il deficit maggiore riguarda quello privato: le imprese investono in ricerca lo 0,4-0,5% del Pil contro l'1,2% della media delle imprese europee. Sappiamo che il nostro è un problema strutturale: in Italia la maggioranza delle imprese è piccola, o medio-piccola. Una maggiore defiscalizzazione degli investimenti in ricerca potrebbe rivelarsi utile per incentivare queste aziende.

Una domanda sui ricercatori italiani: si può fermare la cosiddetta fuga dei cervelli?
Il fenomeno è preoccupante. Bisogna fornire ai giovani una situazione stabile in termini retributivi e contrattuali: si può accettare che ci sia un periodo di precariato purché questo finisca quando il ricercatore è ancora in età giovanile.
Se non si interviene, perderemo un patrimonio di conoscenza e di ricchezza anche economica. Il problema della scarsa competitività del nostro sistema deriva, infatti, non dalla qualità dei ricercatori italiani, buona, ma dal basso numero di ricercatori. Il nostro problema sta nella consistenza numerica dei ricercatori: il personale di ricerca in rapporto alla forza lavoro è di 0,7 per 1.000 da noi, del 2,2 in Finlandia, di 1,6 in Svezia.
Meno ricercartori dunque anche un inferiore volume complessivo di ricerca sviluppata. Paradossalmente, risparmiando sulla spesa per i ricercatori, finiamo per finanziare le ricerche degli altri Stati membri dell'Europa. Nel VI Programma Quadro, il principale strumento di finanziamento alla ricerca dell'Unione Europea, l'Italia ha avuto un ritorno di circa il 9%, rispetto ad un contributo alla Comunità intorno al 14%. Tuttavia, le risorse pro-capite conquistate dai ricercatori italiani in Europa sono allo stesso livello, se non ad un livello superiore, della media europea.

E la situazione del Cnr qual è?
Gli interventi previsti quest'anno dal Cnr si concretizzeranno nella stabilizzazione di oltre 600 ricercatori e tecnici già inseriti nelle attività, nella conclusione dei concorsi attualmente in svolgimento per oltre duecento giovani e nell'avvio di una nuova tornata di assunzioni, ancora in fase di definizione, ma dell'ordine delle 600 unità nei prossimi anni. Si tratta di un ristoro che accogliamo positivamente, soprattutto come preludio alla auspicata programmazione dell'acquisizione annuale di nuove risorse, per esempio assumendo personale entro il limite delle risorse finanziarie derivanti dai pensionamenti. La possibilità di tale pianificazione è necessaria, se il Cnr vuole conseguire l'obiettivo di un più compiuto inserimento nell'Area Europea della Ricerca e nello scenario internazionale.

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