Elezioni in Germania. L'Energiewende al centro del dibattito

Scenari globali
13 Febbraio 2013

Il 2013 sarà un anno di elezioni anche per la Germania. La data fissata è il 22 settembre 2012. Gli opinionisti danno per vittoriosa Angela Merkel, che si avvierebbe così al terzo mandato. Al suo avversario politico, Peer Steinbruck, scelto quasi all'unanimità dall'SPD dopo un discorso fortemente collocato a sinistra, i sondaggi (pubblicati da Built) riconoscono un 41% di consensi, mentre il partito resterebbe sotto il 30%. 
Gli scenari delle coalizioni sono ancora molto aperti, tanto da comprendere una nuova Grosse Koalition tra SPD e CDU, come nel 2005-2009, e il tema energetico, insieme al tema dello sviluppo collegato alla green tech, è al centro del dibattito politico.
A interrogarsi sul peso che ha il tema energia nella campagna elettorale tedesca, e poi sui possibili cambiamenti nella strategia energetica tedesca, è European Energy Review. EER pubblica un primo articolo di Paul Hockenos, in cui si analizzano le tensioni interne alla coalizione di governo, mentre un secondo articolo, in programmazione, analizzerà le posizioni della SPD.

A differenza di quanto accade in Italia, dove solo alcuni partiti (SEL e Fare per Fermare il declino) hanno espresso non soltanto una visione generale sull'indirizzo enegetico ma anche strategie e azioni concrete per raggiungere l'obiettivo, il tema dell'energia insieme a quello dello sviluppo collegato alla green economy, è uno dei temi centrali della campagna elettorale e nodo intorno a cui si definiscono possibili coalizioni.


Al centro del dibattito, ovviamente, l’Energiewende, il piano di trasformazione energetica che prevede l’abbandono delle fonte nucleare a favore delle energie rinnovabili. Secondo quanto riferisce il giornale c’è un consenso formale importante nell’intera classe politica sulla scelta energetica effettuata – la transizione è di fatto sostenuta da tutti i partiti, che condividono anche la preoccupazione verso il cambiamento climatico, sentito come problema reale, grave e dovuto all’utilizzo dei fossili – ma le visioni sono discordanti, anche all’interno dello stesso partito e della stessa coalizione al governo, su come proseguire su questa strada.

Il costo dell’Energiwende, gli incentivi, il carbon trading, l’espansione delle rete smart: i temi su cui le posizioni si discostano sono molti. In particolare, Merkel e Almaier, Ministro dell’ambiente, avranno da lavorare per trovare una quadratura in particolare con il CSU (Christian Social Union) bavarese.

Da una parte, racconta Hockenos su EER, Merkel e Altmaier tessono le lodi del programma, dall’altra si mostrano più cauti, mettono in guardia rispetto a una progressione troppo rapida e condannano la crescita dei prezzi dell’elettricità che attribuiscono proprio a questa transizione; orgogliosamente sottolineano il boom dell’industria rinnovabile ma nello stesso tempo dichiarano che la legge che l’ha resa possibile, il Renewable Energy Act, è da rivedere. Una mancanza di chiarezza che dipende proprio dai giochi interni alla coalizione e dai pesi diversi che i singoli gruppi e partiti stanno assumendo. Certamente c’è il tema dell’ala più conservativa della CDU, che per anni ha rappresentato gli interessi del settore petrolchimico e del nucleare, che attaccano l’Energiewende evidenziando come sia cresciuto il costo dell’energia nell’ultimo anno, con le tasse cresciute da 3,6 a 5,3 centesimi per kwh. Serve, dicono, un mercato più competitivo e meno regolato, una maggiore stabilità nell’approvvigionamento.

Scettico, rispetto all’Energiewende, è per esempio il Vice Cancelliere e Ministro dell’Economia Rösler, che pur non mettendosi di traverso rispetto alle posizioni della Cancelliera, ha bloccato gli sforzi del Ministro dell’ambiente a sostegno di misure per l’efficienza energetica e per l’aumento dei prezzi ETS.

D’altro canto, l’ala verde della CDU esiste fin dagli anni ottanta e ha nel tempo acquisito maggiore peso. Quelli ambientali sono temi importanti per il partito fin dai tempi di Helmut Kohl: fu lui ad avviare una politica verde in Germania e oggi molti pensano che una coalizione tra verdi e CDU (che già esiste in alcuni lander) sia possibile anche a livello nazionale. Quest’ala della CDU, il cui rappresentante più noto è forse l’ex ministro dell’ambiente, Norbert Röttgen, oggi ha trovato anche un inatteso alleato: la CSU, da sempre considerato il fratello minore, super conservatore, della CDU.

Paul Hockenos sottolinea come la liberalizzazione del mercato e la crescita delle rinnovabili abbia fatto emergere nuovi interessi e nuovi gruppi di potere in Germania. È in questo modo che si spiega il progressivo “greening” della CSU. Molti ex contadini della Bavaria sono oggi imprenditori della green economy: la regione ha la più alta capacità di PV nel paese, la più alta presenza di produttori di biogas e il più alto tasso di occupazione in green economy di tutto il paese. Il passaggio al “verde” è stato di fatto obbligatorio per questo partito che è dal 1949 il più forte nella regione. Il voto del 2011 nel Baden Wurttemburg ha del resto dimostrato che non seguire l’evoluzione dei tempi può essere pericoloso: i Verdi hanno preso più voti di ogni altro partito e ora a guidare la regione, che dalla seconda Guerra mondiale è sempre stata governata dalla CDU – è una coalizione rosso-verde. Stuttgart, capitale del Baden Wurttemburg, ha un sindaco Verde.

Se la coalizione attuale vincesse le elezioni, potrebbero presentarsi diversi scenari. Una coalizione “nero-verde” per esempio tra la CDU e i Verdi, ma anche una grande coalizione con la SPD, che pur avendo diverse opinioni al suo interno, ha lavorato bene con la CDU sul fronte energetico tra il 2005 e il 2009. Le alternative sarebbero molte sul fronte della politica energetica se la Merkel decidesse di sostenere la causa dell’Energiewende con l’entusiasmo che talvolta dimostra. Ma la Cdu potrebbe anche uscire sconfitta dal confronto elettorale, come è accaduto recentemente nelle elezioni regionali in Bassa Sassonia. Lo spettro di una coalizione rosso-verde spaventa.  

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