Green New Deal

Scenari globali
26 Marzo 2014

Cosa serve per un green new deal italiano?
Intorno a questa domanda si sono confrontati, nel novembre scorso, gli Stati Generali della Green Economy, un’iniziativa promossa dal Ministero dell’Ambiente che riunisce i principali attori - imprese, associazioni di impresa, centri di ricerca italiani – del settore green.

L’ambizione è quella di promuovere un nuovo orientamento dell’economia italiana verso una green economy per aprire nuove opportunità di sviluppo durevole e sostenibile ed indicare la via d’uscita dalla crisi economica e climatica. L’obiettivo è sviluppare una piattaforma programmatica attraverso l’analisi dei potenziali positivi, degli ostacoli, nonché delle politiche e delle misure necessarie per migliorare la qualità ecologica dei settori strategici.

Nel corso della seconda edizione di questo appuntamento, è stata elaborata una Roadmap e un pacchetto di misure necessarie a far decollare la green economy nel nostro Paese. Il punto di partenza per elaborare una nuova strategia di sostenibilità sono le città, al centro di politiche innovative sul fronte tecnologico ed energetico.

Se consideriamo che oggi il 68% della popolazione italiana vive nelle città, risulta evidente che il modo più rapido per conseguire risultati efficaci ed evidenti è intervenire proprio lì dove si concentrano i consumi di energia, beni e servizi (e di conseguenza rifiuti, sprechi, emissioni inquinanti). La strategia proposta vede coinvolti direttamente i diversi attori presenti a livello locale: cittadini, amministratori pubblici, imprenditori, comunità scientifica.

Le città possono diventare in questo modo un luogo di sperimentazione e di trasformazione progressiva ed efficace. L’esempio più calzante è senz’altro quello di Amsterdam, che riesce a coniugare la radicalità della visione green e high tech, con la partecipazione, il coinvolgimento e la responsabilizzazione dei cittadini.

Vediamo, per macroargomenti, quanto emerge dalle analisi degli Stati Generali della Green Economy.

 

 

Rifiuti

I rifiuti sono prodotti per la maggior parte in ambito urbano (75%). Molti dei rifiuti prodotti potrebbero essere riutilizzati e avere una seconda vita (ingombranti, apparecchiature elettriche, elettrodomestici ecc). Una stima sui rifiuti che arrivano ai centri di raccolta di Roma valuta in diversi milioni di euro il valore di questi “beni-rifiuto” che possono essere reintrodotti sul mercato. Secondo l’Enea circa il 48% dei rifiuti elettrici ed elettronici potrebbe essere riutilizzato con un valore di mercato di 45 milioni di euro. Le raccolte differenziate sono ancora a macchia di leopardo sul territorio (fra le 16 città con più di 200.000 abitanti si passa dal 51,1% di Verona al 6,4% di Messina).Quello che emerge è che dove le raccolte sono più alte è inferiore il costo di gestione dei rifiuti per ciascun cittadino (in un comune con una raccolta al 63% il costo annuo per abitante è di 116,14 euro, in uno con una raccolta al 26% di 224 euro). Dal punto di vista del lavoro, un incremento di 1000 ton/anno di raccolta differenziata e riciclaggio creerebbe 8,5 posti di lavoro, pertanto il raggiungimento dell’obiettivo di riciclaggio del 50% creerebbe un’occupazione di 11.000 unità.

 

Mobilità urbana

L’Italia è ancora lontana da una mobilità sostenibile a basso impatto ambientale. Ma ci sono città che guardano ai modelli d’ oltralpe più evoluti. Torino, Brescia, Parma, Milano sono al top della classifica stilata da Euromobility sulla mobilità sostenibile. Buon trasporto pubblico, car e bike sharing, tecnologie ICT (sistemi di trasporto intelligenti) hanno permesso di raggiungere questi risultati e Torino primeggia anche per un parco veicolare più ecologico della media italiana. Il Fondo per la mobilità sostenibile, pari a 200 milioni di euro, gestito dal Ministero dell’ ambiente ha consentito alle città italiane di avviare iniziative significative in questo ambito, interessando 14 aree metropolitane e 96 comuni. Il fondo ha specialmente dato impulso alle creazione di nuove infrastrutture e servizi per il TPL, la mobilità ciclistica e i parcheggi di interscambio. Con il fondo bike sharing sono stati co-finanziati 57 interventi. Molto resta ancora da fare: le metropolitane, presenti in sole 6 città (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Catania); nei capoluoghi la densità delle piste ciclabili è pari mediamente al 6% della densità delle vie percorribili dalle auto (13,3km/100km2 contro 222 per le auto), anche se ci sono esempi virtuosi come quello di Padova che ha 132,2 km di ciclabili ogni 100km2 e 286 km di viabilità per le auto).

L’Italia, dopo il Lussemburgo, è il paese europeo con il maggior numero di auto per abitante: 61 ogni 100 abitanti. Roma supera la media nazionale con 68 veicoli ogni 100 abitanti.

Una questione evidentemente culturale se consideriamo che negli spostamenti medio-brevi, cioè che prevedono uno spostamento nel raggio di 50 km e superiori ai 5 minuti, solo il 15% degli italiani usa i mezzi pubblici.

 

Emissioni CO2

Il Patto dei sindaci coinvolge 2481 comuni italiani. I comuni del patto hanno avviato iniziative di risparmio energetico, le più comuni sono il rifacimento dell’illuminazione pubblica a LED e le certificazioni energetiche, poco sviluppato invece il ricorso alle fonti rinnovabili. Un intervento innovativo è stato quello dei condomini intelligenti in provincia di Genova per diminuire i consumi e aumentare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili. Resta ancora aperto il grande, e fondamentale, capitolo dell’efficienza energetica (gli edifici italiani consumano il 30-60% in più della media degli edifici europei): tutti gli interventi finora realizzati si devono alla detrazione prevista – ora al 65% - delle spese sostenute. Dall’analisi quantitativa degli interventi emerge che solo il 20% del patrimonio edilizio è stato ristrutturato nei 12 anni di in cui sono stati 

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