Il Nimby si supera per decreto?

Scenari globali
16 Settembre 2014

di Emilia Blanchetti, vice presidente Aris-Nimby Forum

Quasi quattro miliardi di fondo infrastrutture, risorse nuove, per far ripartire le opere pubbliche al palo da anni, quando non da decenni. Pochi? Mal distribuiti? Può darsi, i commenti in tal senso si sprecano. Intanto però è un passo concreto, un impegno, una lista di cose da fare. Meglio di niente!

La lista è consultabile un po’ ovunque, qui riportiamo il link al sito Ansa, ma sul sito del Ministero infrastrutture si trova una mappa dei cantieri più significativi, che dovrebbero beneficiare di questa ondata di sburocratizzazione, cantierabilità e investimenti. Quello che viene richiesto da anni. Si tratta per lo più di opere viarie e ferroviarie. Opere pubbliche di collegamento.

Per quanto riguarda più specificamente gli investimenti privati o pubblici/privati in nei settori dell’energia e dell’ambiente, il decreto abbraccia misure che riguardano il rilancio delle esplorazioni petrolifere - con un titolo concessorio unico per esplorazioni ed estrazione, autorizzazioni concesse dallo Stato e non dalle Regioni e patente di pubblica utilità alle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi -,  interventi per l'efficienza energetica e il superamento delle procedure di infrazione in materia di smaltimento dei rifiuti - principalmente attraverso la costruzione di nuovi termovalorizzatori e l’utilizzo più efficiente di quelli esistenti -. Senza dimenticare la via sbloccata per il TAP, il Trans Adriatic Pipeline, che dovrebbe portare in Europa il gas dell’Azerbaigian, passando dall’Italia.

Ad oggi le attività di esplorazione sono praticamente ferme, incastrate tra i mille vincoli di concessioni che non trovano una pace sociale tra esternalità ambientali, ricadute per il territorio, consenso e visione comune. E la VIA concessa al TAP ha già totalizzato il no pressoché unanime dei Comuni del litorale salentino dove sarebbe destinato l’approdo del gasdotto.

E proprio qui sta uno dei nodi chiave. Basta la concessione governativa per superare le opposizioni locali? Il decreto sblocca-Italia, contrariamente alle previsioni, non fa cenno al dibattito pubblico o ad altre misure pensate per la concertazione con le comunità locali e la ricerca del consenso e dell’accettabilità sociale per le opere in questione. Il Governo avrebbe cambiato orientamento all’ultimo minuto riguardo all’idea di introdurre norme e regole per la partecipazione pubblica alle decisioni che impattano sul territorio.

Noi abbiamo trattato ampiamente il tema con il rapporto annuale Nimby Forum pubblicato lo scorso giugno, dal titolo appunto “Sblocca-Italia. Ultima chiamata”. Dove evidenziavamo che il fatto che il Governo avesse interpellato i Sindaci per stilare l’elenco delle opere da sbloccare era un segnale positivo nel segno della volontà di  ricostruire un rapporto fiduciario tra Stato e territorio. Ma la verità è che la questione non è così semplice: se tutto sommato è possibile trovare qualche (pochi) miliardi in più per far ripartire i cantieri e legiferare nel segno della sburocratizzazione per quello che concerne i processi autorizzativi e concessori, non è altrettanto semplice riscrivere le regole di una democrazia partecipativa che consenta allo stato di agire la propria strategia politica e di governo senza incagliarsi nei mille rivoli delle impugnazioni o dei niet locali ma che permetta al tempo stesso al territorio, nella sua espressione di cittadinanza e governo locale, di intervenire nel merito dei progetti di pubblica utilità.

L’Italia che ce la fa, l’Italia dei sì, consapevoli e informati, non ottenuti per decreto, è ancora di là da venire.  Ma l’importante è non interrompere il percorso. Se il dibattito pubblico non è la formula giusta, occorre cercarne altre. Che passino per un rafforzamento del provvedimento approvativo dell’opera pubblica, in modo che il processo di concertazione avvenga in un unico momento e non rinviata a fasi successive all’ottenimento dell’atto autorizzativo, un irrobustimento della fase istruttoria che consenta fin da subito il coinvolgimento delle parti interessate, riducendo così la possibilità di impugnazioni o contestazioni successive. Insomma come nella vecchia formula matrimoniale: “se qualcuno ha qualcosa da dire parli ora, o taccia per sempre”!

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