Nuove strade per il gas per garantire più libertà in campo energetico

Scenari globali
13 Maggio 2014

di Giampaolo Russo, Amministratore Delegato TAP Italia

 

La crisi ucraina sta drammaticamente mostrando in questi giorni all’Europa lo spettro della sua eccessiva dipendenza da un solo grande fornitore di gas naturale. E per quanto da entrambe le parti ci si sforzi di non calcare la mano sui rischi di una rottura tra Unione Europea e Russia e si sottolinei invece la forte interdipendenza che lega le economie delle due parti del continente, la necessità di diversificare gli approvvigionamenti energetici risulta sempre più evidente; una preoccupazione “da buon padre di famiglia” prima ancora che da protagonisti (o comprimari) del grande gioco strategico globale.

 

È la stessa preoccupazione che spinge alla interconnessione delle reti, alla reversibilità dei flussi, in prospettiva alla creazione di un vero mercato unificato dell’energia. Nel quale, per un periodo di tempo verosimilmente medio lungo il gas continuerà a svolgere un ruolo molto importante.

 

Oggi l’Europa consuma gas che, oltre a quello che arriva via mare negli impianti di rigassificazione, proviene essenzialmente da tre aree geografiche che la circondano da vicino: il Mare del Nord con i giacimenti norvegesi e olandesi, l’Africa (soprattutto Algeria e in parte più piccola Libia) e la Russia attraverso i grandi gasdotti che fin dall’epoca sovietica passano per la Bielorussia o l’Ucraina per raggiungere l’Europa centrale e occidentale. Dall’accesso diretto all’Europa rimane esclusa, per mancanza di infrastrutture di trasporto, proprio l’area, vicinissima, che custodisce immense riserve di gas naturale, quella del Mar Caspio e dell’Asia Centrale.

 

Tap, Trans Adriatic pipeline nasce per questo: per aprire nuove strade al gas naturale e portare in Italia e attraverso l’Italia in Europa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno (nella fase inziale; ma la capacità di trasporto potrà facilmente raddoppiare) provenienti dall’Azerbaigian e precisamente dal gigantesco giacimento off shore di Shah Deniz II, una settantina di km a Sudest di Baku, nel Mar Caspio. Tap è stato selezionato dal consorzio internazionale di Shah Deniz, superando la concorrenza di altri tre progetti e offrendo all’Italia un’occasione unica: lungo lo Stivale correranno infatti sia il gas proveniente dal Nordafrica che quello in arrivo, attraverso Tap dall’area del Caspio e il nostro paese da semplice destinatario finale di gas diventerà lo hub del gas naturale diretto ai mercati europei.

 

Attualmente il progetto della sezione italiana del gasdotto (gli ultimi 9 km circa di un percorso lungo circa 870), passato attraverso un confronto aperto con il territorio di approdo (fissato a San Foca di Melendugno, in Provincia di Lecce) fatto di decine e decine di incontri (un lungo elenco nel quale manca, purtroppo, il Comune di Melendugno, arroccatosi in un'opposizione pregiudiziale) e  arricchito appena lo scorso 17 aprile con le risposte che TAP ha dato a una cinquantina di quesiti e richieste di integrazione avanzate dai ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali, è all’esame della Commissione nazionale per le Valutazioni di Impatto ambientale.

 

Questo è dunque il tempo delle decisioni. A di là della valutazione che i tecnici esprimeranno sul progetto, questo, come ci ricordano ogni giorno i titoli dei giornali dedicati all'Ucraina, come hanno sottolineato i ministri dell'energia dei Paesi del G7 riuniti a Roma la scorsa settimana, è il momento delle scelte: all'Italia l'onore e l'onere di aprire il Corridoio Sud del gas, per dare all'Europa più libertà in campo energetico. Un onore e un onere che, alla vigilia del semestre italiano di presidenza dell'Unione, ben si addicono a uno dei sei soci fondatori dell' Europa unita.

 

Se ne parla al Festival dell'Energia 2014
Russia, Usa, Europa: il gas e il castello dei destini incrociati
venerdì 16 maggio 2014, ore 11.15
Sala Consiglio Dipartimento Energia
Campus Bovisa La Masa

 

 

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