Sen. Obiettivo al 2050

Scenari globali
26 Marzo 2013

L'evoluzione del sistema al 2050. Le scelte di fondo.

 

Far fronte alle problematiche relative al cambiamento climatico, assicurare la competitività del sistema produttivo e garantire la sicurezza e l’accessibilità energetica a tutti i cittadini sono le sfide che segneranno il percorso del sistema energetico italiano ed europeo nei prossimi decenni. Inevitabilmente, si tratta delle stesse problematiche da cui prendono le mosse le priorità e le azioni già descritte per il breve-medio termine. Tuttavia, la dimensione delle stesse sfide attesa nel lungo-lunghissimo termine richiederà una trasformazione più radicale del sistema, che non coinvolgerà solo il mondo dell’energia, ma anche una trasformazione del funzionamento della società.


Innanzitutto, le problematiche relative al cambiamento climatico, dovute ad un innalzamento senza precedenti dei livelli di emissione di anidride carbonica, unitamente alla crescente pressione globale sul consumo di risorse energetiche e ambientali, a causa della rapida crescita in importanti aree del mondo, saranno sempre più forti nei prossimi decenni e rendono necessaria una forte riduzione delle emissioni ed un uso più attento delle risorse a disposizione. Come ricordato con forza anche recentemente dalla Banca Mondiale, le conseguenze economiche e sociali del riscaldamento globale stanno diventando sempre più evidenti: nel lungo termine saranno molto significative, ma anche nel corto-medio termine l’impatto potrebbe essere importante, a causa dell’apparente accentuazione degli eventi climatici estremi. Se non si addiverrà ad un intervento forte e concentrato a livello globale, le prospettive di sviluppo sono preoccupanti: entro fine secolo la temperatura media globale potrebbe salire di circa 4° Centigradi, con conseguenze potenzialmente drammatiche.


D’altra parte, la necessità di continuare ad avere uno sviluppo economico positivo e diffuso richiederà un’evoluzione del sistema che associ la maggiore sostenibilità ambientale con il mantenimento della competitività del sistema produttivo su scala globale, evitando extra-costi ed inefficienze al sistema economico.
Inoltre, il previsto aumento a livello globale dell’uso di risorse relativamente scarse comporterà nel lungo periodo rischi di innalzamento del livello dei prezzi e di incremento della loro volatilità per tutte le risorse naturali, ed in particolare per quelle energetiche, esponendo i Paesi più dipendenti dall’estero ad un elevato grado di incertezza sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sui costi economici per soddisfare tali approvvigionamenti. Fatta esclusione per lo shock petrolifero degli anni ‘70, nell’ultimo decennio il livello e la volatilità dei prezzi delle commodities ha già raggiunto i massimi storici dell’ultimo secolo.
Il benessere delle generazioni future, non solo in termini ambientali ma anche sociali, dipenderà in larga parte dalle risposte che sapremo dare per mitigare l’impatto e per adattare il sistema ad una inevitabile trasformazione. Per questo è decisivo che le principali economie del mondo – responsabili della quota più importante delle attuali emissioni – agiscano in maniera decisa nel coordinare una forte risposta globale, perché globale deve essere la risposta a queste sfide. In tale contesto l’Europa ha deciso di guidare il fronte, e l’Italia condivide pienamente questo ruolo.

In questo quadro, i tre principali obiettivi definiti nella Strategia Energetica per il 2020 restano sostanzialmente validi anche nell’orizzonte temporale di più lungo periodo al 2050:

Da un punto di vista ambientale, l’Italia condivide la scelta di progressiva decarbonizzazione dell’economia, e si propone di svolgere un ruolo guida nella finalizzazione e adozione della Energy Roadmap 2050. Si tratta di un piano molto ambizioso, che punta ad una a riduzione delle emissione del 80-95% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050.
La direzione è quella già intrapresa con gli obiettivi del Pacchetto Clima-Energia (cosiddetto ’20-20-20’), ed in questo senso gli obiettivi e le azioni formulate al 2020 nel capitolo precedente della SEN rappresentano un passo fondamentale nella direzione di un’economia a basso livello di carbonio al 2050. I risultati attesi da tali azioni continueranno a generare benefici che contribuiranno alla riduzione delle emissioni al 2030 e al 2050: tuttavia lo sforzo necessario oltre il 2020 per il raggiungimento dei livelli attesi al 2050 sarà ancora molto importante, e comporterà cambiamenti sostanziali nella struttura del mondo energetico, e più in generale della società. L’applicazione all’Italia degli scenari europei proposti nella Roadmap 2050 (senza tenere conto della necessaria differenziazione per diverso punto di partenza dei diversi Paesi in termini di emissioni pro capite) mostra infatti come, se da una parte la realizzazione dello scenario SEN al 2020 comporta una riduzione delle emissioni di circa il 15% rispetto ad uno scenario in assenza di misure, per seguire la traiettoria di decarbonizzazione proposta saranno necessarie nuove azioni per ridurre del ~75% al 2050 le emissioni rispetto ad una evoluzione inerziale del sistema post-2020.


Dal punto di vista della competitività e del supporto alla crescita economica, sarà importante assicurare che la transizione avvenga in modo da non penalizzare l'economia italiana ed europea, soprattutto nei settori esposti a competizione internazionale, ed evitare i rischi di progressiva deindustrializzazione. Al contrario, sarà importante favorire il pieno sviluppo delle potenzialità dell’economia “verde” – in tutti i settori – e farne un elemento di distintività e di competitività del nostro sistema.
La Commissione Europea stima che la transizione possa avvenire senza extra costi netti a livello complessivo, con uno spostamento dai costi per combustibili fossili a quelli di investimento iniziale. Sarà decisivo che l’Europa adotti un sistema – su scala continentale – efficiente di riduzione delle emissioni, e sarà altresì importante stimare puntualmente e monitorare regolarmente il realizzarsi di queste condizioni, guardando con grande attenzione all’allocazione degli eventuali extra costi che il sistema si trovasse a sostenere.


Dal punto di vista della sicurezza degli approvvigionamenti, il percorso di decarbonizzazione offre un’opportunità di fortissima riduzione della dipendenza estera, sia per l’Europa che per l’Italia. L’uso più efficiente delle risorse, unitamente ad una progressiva sostituzione dei combustibili fossili con fonti rinnovabili, e ad uno sfruttamento sostenibile delle risorse endogene, contribuirà a ridurre significativamente i costi di importazione di combustibili fossili e l’esposizione alla volatilità di tali materie. La Commissione Europea stima di poter ridurre fino al 35% il livello di dipendenza energetica europeo, a fronte del 58% di dipendenza in uno scenario a politiche correnti.
Al contempo, è indispensabile che l’Italia e l’Europa svolgano un ruolo esemplare in grado di stimolare una risposta globale alle problematiche del cambiamento climatico. Come evidenziato precedentemente, solo uno sforzo globale può infatti consentire di raggiungere i livelli di emissione necessari a evitare un drammatico cambio climatico, e d’altra parte è importante che l’Europa non sia l’unica a compiere sforzi importanti che ne potrebbero minare la competitività economica. È quindi decisivo continuare a porre con forza tale problematica tra le priorità del dibattito internazionale, e a farsi promotori, in tutte le sedi, di un’azione concertata a livello mondiale.

Gli ultimi decenni dimostrano come sia difficile prevedere l’evoluzione tecnologica e dei mercati, soprattutto su orizzonti temporali di lungo/lunghissimo termine. Basti pensare che le tre tecnologie di generazione elettrica (CCGT, solare ed eolico) che oggi rappresentano larga parte della produzione elettrica in Italia (oltre il 60%) solo 25 anni fa erano ancora in fase iniziale di sviluppo. Formulare quindi strategie precise, scenari obiettivo in termini di mix di fonti e settori, o specifiche misure da attivare con addirittura 40 anni di orizzonte (entro i quali è prevedibile che si realizzino numerosi ‘breakthrough’ tecnologici) appare difficile e sconsigliabile.
L’Italia e l’Europa devono quindi adottare una strategia di lungo periodo flessibile ed efficiente, che consenta un adattamento alle evoluzioni tecnologiche e dei contesti di mercato e che sia il più possibile technology neutral, ovvero neutra nello sviluppo del mix tecnologico, senza preferenze a priori verso specifiche tecnologie, se non giustificate da ‘esternalità’ importanti.
In coerenza con l’esigenza di mantenere tale flessibilità, l’Italia promuove in ambito europeo la definizione di un unico obiettivo post-2020, concentrato sulla riduzione complessiva delle emissioni, da declinare per Paese sulla base del punto di partenza in termini di emissioni pro capite (lasciando i singoli Paesi liberi di adottare l’approccio più opportuno in base alle specificità proprie dei singoli Stati), oppure ‘neutrale’ dal punto di vista geografico (con l’obiettivo di realizzare gli interventi laddove si assicuri la massima efficacia ed efficienza degli sforzi). Con questo ci si propone il superamento dell’attuale sistema che sovrappone parzialmente il sistema ‘cap and trade’ ETS di riduzione delle emissioni con obiettivi e misure specifiche per sostenere lo sviluppo di tecnologie rinnovabili e per l’efficienza energetica, oltre a varie misure di fiscalità energetica in vigore o proposte.
L’attuale disegno di obblighi e sistemi incentivanti determina infatti distorsioni nell’allocazione dei costi e delle risorse pubbliche per unità di CO2 evitata. Ad esempio, in Italia, il costo di incentivazione unitario (per MWh) per il risparmio energetico, è risultato fino a 25 volte inferiore rispetto a quello di produzione di alcune rinnovabili elettriche. Se da una parte questo ha favorito l’iniziale sviluppo di tecnologie non mature e di alcune filiere industriali locali, nel lungo periodo non si rivela come un approccio efficace alla riduzione delle emissioni. Piuttosto, sarà importante dedicare una quota sempre più importante delle risorse pubbliche alla ricerca e all’innovazione, rispetto alla produzione incentivata o alla installazione di impianti costosi e con consumo di tecnologie già sviluppate.


In sintesi, sarà essenziale discutere in sede europea come l’attuale modello costituito da più meccanismi, sovrapposti e tra loro non coerenti possa evolvere verso un sistema unico, più coerente e focalizzato su l’obiettivo principale della riduzione delle emissioni clima-alteranti. Questo sistema futuro potrebbe essere costituito dall’evoluzione dell’attuale ETS, oppure dal superamento del meccanismo ETS con l’introduzione di una fiscalità ambientale che incorpori direttamente in tutti i prodotti – inclusi quelli di importazione – le esternalità dovute ai diversi livelli di emissione. I vantaggi e gli svantaggi dei due sistemi (da una parte un meccanismo di mercato, benché difficile da governare, dall’altra un sistema che dà più certezze, ma che può creare inefficienze) andranno attentamente soppesati e discussi.
Tale approccio tecnologicamente neutrale dovrà prestare attenzione e seguire attentamente l’evoluzione di alcuni potenziali elementi di discontinuità, come ad esempio lo sviluppo di tecnologie ad oggi non pienamente mature e/o competitive rispetto a quelle tradizionali, ed assegnare le adeguate risorse per la ricerca e lo sviluppo delle soluzioni più promettenti.


Tra le possibili evoluzioni tecnologiche e di mercato che ad oggi sembrano più rilevanti, particolare attenzione è da prestare a:

 

  • L’accelerazione della riduzione dei costi e/o del miglioramento delle prestazioni e della programmabilità delle tecnologie rinnovabili, grazie a discontinuità di evoluzione tecnologiche. Ad oggi, l’evoluzione attesa dei costi delle tecnologie rinnovabili fa già prevedere una significativa riduzione (vedi Tavola 2), che porterà ad esempio il solare fotovoltaico in grid parity tra pochi anni in diverse aree del Paese (anche se non la parità con i prezzi all’ingrosso che è ancora lontana). Un’accelerazione di questa tendenza spingerebbe rapidamente il sistema verso una più elevata incidenza di fonti rinnovabili rispetto a quella oggi ipotizzabile, a condizione di risolvere il problema dell’integrazione nella rete.

 

  •  La riduzione dei costi ed il miglioramento delle prestazioni della capacità di accumulo elettrico. Le tecnologie di accumulo, insieme allo sviluppo della rete, saranno fondamentali per garantire lo sviluppo in sicurezza delle energie rinnovabili elettriche e delle smart-grid, ma anche per accompagnare la diffusione dei veicoli elettrici. Ad oggi la tecnologia non è ancora matura per un diffuso utilizzo industriale: in tutto il mondo sono installati solo 450 MW di accumuli elettrochimici; tuttavia non c’è dubbio che questa tecnologia si stia sviluppando rapidamente – trainata dal settore automobilistico – e diventerà sempre più competitiva. L’Italia non vuole perdere questa occasione importante di sviluppo industriale, non solo in un’ottica nazionale: se quindi appare prematuro avviare un programma massivo di installazione nei prossimi 2-3 anni, è indispensabile favorire la sperimentazione nella filiera nazionale per acquisire know-how, capire quali tecnologie siano più adatte, quali siano i veri benefici per il sistema e distribuire in modo più consapevole la spesa nel tempo in attesa di una maggiore maturità tecnologica e di una riduzione significativa dei costi.

 

  •  Una forte spinta alla diffusione dei biocarburanti grazie allo sviluppo della seconda e terza generazione. Ad oggi le prospettive dei biocarburanti sono incerte, poiché l’attuale tecnologia prevalente (c.d. ‘prima generazione’) presenta diverse problematiche in termini di impatto ambientale e sociale. Se si realizzasse un’accelerazione nello sviluppo di tecnologie più efficienti economicamente e soprattutto non in conflitto con terreni e coltivazioni, la crescita nell’impiego dei biocarburanti in sostituzione di quelli fossili potrebbe subire un significativo incremento.

 

  • Lo sviluppo di soluzioni di cattura e stoccaggio della CO2 – la cosiddetta CCS, Carbon Capture and Storage. Ad oggi questa tecnologia non è ancora conveniente da un punto di vista commerciale, poiché comporta elevati livelli di investimento e di consumi energetici. Tuttavia, nel lungo periodo non si può escludere un ruolo importante della CCS nel sistema energetico, non solo per un potenziale rilancio della generazione a “carbone pulito”, ma anche in combinazione con sistemi a biomassa e a gas, e per settori ad elevata intensità di emissioni (es. cemento). L’Italia intende quindi continuare a contribuire alla ricerca in questo campo, monitorando con attenzione l’evoluzione di questa opportunità.

 

  • L’abbattimento dei costi e la rapida diffusione dei veicoli elettrici. I veicoli elettrici consentono una riduzione di emissioni di CO2 – attualmente tra il 25 e il 40% “dal pozzo alla ruota” rispetto ai veicoli tradizionali nel nostro Paese, ma in prospettiva una riduzione ancora più marcata man mano che il mix di generazione elettrica si sposterà in favore delle rinnovabili – e soprattutto l’abbattimento completo di inquinanti locali nei centri cittadini. Tuttavia, il costo della tecnologia è ancora elevato, sia per il consumatore finale, sia più in generale per il sistema Paese, rispetto ad altri interventi di riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti o in efficienza energetica. Le più recenti stime di evoluzione dei costi appaiono però favorevoli, con possibili prospettive di riduzione ad esempio per le batterie comprese tra il 45 e il 75% nei prossimi 20 anni. L’Italia si impegna a supportare la progressiva diffusione dei veicoli elettrici e ibridi, sia in termini di infrastruttura di ricarica pubblica, sia di stimolo alla diffusione dei veicoli, sia di ricerca e sviluppo. Anche in questo caso sarà essenziale distribuire la spesa nel tempo, coerentemente con la riduzione dei costi della tecnologia.

 

  • Una modifica del ruolo e del peso oggi attribuito al nucleare, in conseguenza di una eventuale ripresa degli investimenti a livello mondiale o europeo, come esito dei programmi di ricerca e cooperazione internazionale, in cui è impegnato anche il nostro Paese, in reattori di nuova generazione. Anche se è una scelta che non interesserà direttamente l’Italia, dato l’esito del referendum del 2011, se il nucleare saprà dare risposte adeguate ai temi della sicurezza, della qualità ambientale e dei rifiuti, potrebbe essere uno degli elementi di discontinuità nello sviluppo energetico globale nel lungo/lunghissimo termine.

Condividi: