Progettare Smart. Dal micro al macro

Smart City
06 Giugno 2012
smart city

di Paolo Verducci, Università di Perugia

 

Il 50% del PIL mondiale è prodotto nelle città con popolazione superiore a 750 mila abitanti; nel 2007 già il 50% della popolazione mondiale viveva nelle città; il 75% dell’energia è consumata nelle città e l’80% di emissioni di CO2 sono prodotte dalle città. In sintesi le città offrono un potenziale enorme, ma rappresentano anche un grosso problema, sia di carattere energetico e sia di carattere ambientale, per cui è qui che si giocherà, prima che altrove, la sfida della ricerca progettuale, dell’integrazione e dell’applicazione di tecnologie innovative. Non c’è alcun dubbio come il tema da affrontare nel futuro prossimo sia quello della rigenerazione e della riqualificazione urbana, con uno slogan che sembra funzionare come marketing territoriale, si tratta di trasformare le città esistenti in smart cities, ma per fare questo dobbiamo imparare a ‘progettare smart’.

 

Ma cosa s’intende con smart city? Ed inoltre, che cosa significa ‘progettare smart’?

Partiamo dalla ‘prima’ domanda. Smart cities è innanzitutto un’iniziativa promossa dall’Unione Europea nell’ambito del Set Plan, lo strumento con cui l’Unione definisce la propria politica nel settore delle tecnologie per l’energia.
Il Set Plan infatti traccia il quadro logico entro cui sviluppare le azioni per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2020, ma il suo orizzonte temporale è esteso fino al 2050, data entro cui il piano si propone di ridurre le emissioni di gas serra fino ad un massimo del 90%, sviluppando nuove metodologie  e nuove tecnologie per la produzione e l’uso di energia a basse emissioni di C02. All’interno del Set Plan, l’iniziativa Smart Cities si pone l’obiettivo strategico di migliorare la qualità della vita degli abitanti delle aree urbane, attivando investimenti per incrementare l’efficienza energetica e la riqualificazione urbana delle città. L’iniziativa mira a ridurre del 40% entro il 2020 le emissioni di C02 delle città europee.


Grazie a Smart Cities l’Unione europea intende coinvolgere in progetti pilota fino a 25 città/aree urbane metropolitane, impiegando risorse per 12 miliardi di euro per finanziare azioni ed interventi nei settori delle: 1. costruzioni di edifici ad alta efficienza energetica; 2. reti energetiche (riscaldamento/raffreddamento, elettricità); 3. mobilità sostenibile; 4. ICT network.
E chiaro come il raggiungimento di tale obiettivi preveda (necessariamente) anche un approccio progettuale diverso rispetto alle modalità d’intervento tradizionali.


Veniamo alla seconda domanda: che cosa significa progettare smart?
Per poter analizzare sin dall’inizio le questioni energetiche, i dati climatici, le migliori soluzioni tecniche disponibili ed un’appropriata valutazione economica occorre innanzitutto una più estesa conoscenza e nuovi strumenti progettuali, funzionali per affrontare  in termini più ampi il rapporto tra tipo edilizio, forma architettonica, procedimenti costruttivi, contenimento energetico, riduzione di gas serra e gestione e manutenzione, con l’intento di individuare le azioni, i criteri e le metodiche che possano guidare la forma architettonica in un’unica concezione. Un approccio caratterizzato dallo studio e dalla compresenza di scale progettuali diversificate: da quella urbana a quella propriamente architettonica,dal l’analisi degli elementi dinamici del progetto (cantiere, gestione, fit-out), alla necessità di considerare la dimensione temporale (life-cycle) dei materiali, studiando in parallelo aspetti che tradizionalmente venivano affrontato separatamente.


Entrando nello specifico campo dell’architettura, progettare Smart significa innanzitutto sostituire al tradizionale processo progettuale che vedeva formulare le prime scelte in base ad intuizioni esclusivamente formali una modalità operativa che identifichi  fin dall’inizio: un corretto inquadramento dell’edificio (e/o degli edifici)  in funzione dei dati climatici (anche attraverso la verifica con software dedicati per la verifica degli apporti solari passivi/ Ecotech); una corretta impostazione dell’involucro per creare le condizioni di comfort ambientale interno; l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili; il recupero ed il riutilizzo di materiali (LCA); il recupero ed il riutilizzo dell’acqua; l’utilizzo della vegetazione come strumento di regolazione microclimatica; una corretta gestione del cantiere in modo ambientalmente responsabile; una corretta manutenzione e gestione delle strutture realizzate.
D’altra parte la sfida energetica e climatica richiede un cambiamento radicale, oltre al modello di gestione nei maggiori settori energetici anche nelle modalità di progettazione e nella riqualificazione delle città (nuove ed esistenti). Costruire edifici che rispondano ai più semplici criteri di efficienza energetica e di riduzioni di emissioni gas serra segna una nuova visione del mestiere di progettista, opposta al criterio “aesthetics without ethics”; un imperativo rispetto al quale la ricerca architettonica deve impegnarsi a fondo per vincere la sfida, trasformando il problema del contenimento energetico e della riduzione delle emissioni di gas serra in una grande opportunità di qualificazione del nuovo e riqualificazione dell’esistente.


Progettare Smart significa (semplicemente!) progettare in modo ‘intelligente’ (si potrebbe dire ‘furbo, astuto’, con riferimento al significato dedotto dalla lingua inglese), mettendo in campo logiche ‘inclusive’ e non ‘settoriali’. Significa  mettere a punto ‘metodi e strategie ’ con una visione flessibile ‘orizzontale’, passando dallo smart building, alla smart city, alla smart region e operando su due ‘registri’: da una parte sul versante delle grandi trasformazioni urbane e territoriali (e delle infrastrutture) e, dall’altra, su quello della manutenzione della città esistente e della salvaguardia del territorio.


Viste le recenti sventure nazionali di natura sismica (che si ripetono purtroppo ciclicamente), sembrerebbe inutile avere ‘porzioni di città’ con tutti i confort ed i servizi e poi lasciare che una buona parte del patrimonio edilizio nazionale ‘venga giù’ con scosse sismiche di media intensità.
Il vero nodo del progetto smart cities risiede proprio in questo tipo di interventi:migliorare la sicurezza del patrimonio edilizio italiano e manutenere le città esistenti con interventi di piccola e piccolissima ‘taglia’.
Sinceramente non penso che la sovrapposizione di una rete wireless, o di altre tecnologie virtuali, a migliaia di edifici ‘periferici’ di alcuna qualità edilizia (lasciamo stare quella architettonica), senza alcun rapporto con gli spazi pubblici e con i servizi di prima necessità, possa determinare un ‘cambiamento’ radicale delle condizioni di vita sociale dei cittadini; viceversa penso che il tema sia ‘ripartire’ dal micro-intervento da mettere a sistema con il macro-intervento.


Progettare smart, allora, forse potrebbe significare: ‘ripartire dalla riqualificazione dei marciapiedi, dal rifacimento di un aiuola, di un pezzo di pavimentazione, dal miglioramento dell’illuminazione di una piazza, ecc.; piccole opere da mettere a punto con una strategia progettuale sinergicamente pensata assieme alle associazioni di costruttori edili, ai comuni, agli enti, ecc., passando dallo studio del singolo involucro edilizio allo studio del quartiere, della città, della regione, lavorando in forma coordinata per recuperare soldi e danari dall’efficienza dell’insieme. C’è un proverbio africano (se ricordo bene, cito a memoria) che dice: ‘se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme agli altri’, forse è arrivato il momento di ‘andare veloce ed assieme’.

 

CONCLUSIONI
Tornando alle questioni metodologiche, con le quali abbiamo aperto questa breve riflessione, si potrebbe affermare che una progettazione smart dovrebbe:
a) spostare il fuoco dalla progettazione "eco-efficiente" del singolo manufatto alla progettazione "eco-efficiente" di interi comparti urbani, in particolare occorre concentrarsi sullo studio di nuovi insediamenti residenziali e produttivi integrati da sistemi energetici per la produzione di energie rinnovabili tendenti a zero emissioni;
b) inquadrare le questioni non solo sul versante del nuovo ma anche su quello della riqualificazione dell'esistente, con particolare riferimento anche alle aree extra-urbane, in cui insediamenti residenziali a media e bassa densità si mischiano ad insediamenti produttivi (attività artigianali, industriali - piccola e media industria – e attività ricettive).
L'idea di fondo è passare dallo studio del singolo tipo edilizio (e quindi del “singolo” involucro e delle singole componenti) allo studio di tipi edilizi complessi integrati da sistemi per la produzione di energia rinnovabile" pensati per rendere autosufficienti interi comparti urbani.


In realtà è opportuno ricondurre il discorso della qualità urbana e della rigenerazione delle città esistenti all’interno del binomio sostenibilità/bellezza, valorizzando al massimo il progetto di architettura come atto completo di trasformazione e miglioramento dell'ambiente, che sia al tempo stesso appropriato, strutturalmente e tecnologicamente affidabile, funzionale, bello (bello perché utile, secondo il motto kalós kaí agathós).

 

AL FESTIVAL
Paolo Verducci parteciperà al Talk Show "Abitare smart", il 16 giugno 2012, dalle 17.00 alle 18.30. L'evento è in collaborazione con la Fondazione Umbra per l'Architettura. Vai al programma.

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