Road Map per le smart cities italiane

Smart City
30 Giugno 2011

Allegati:

AnteprimaAllegatoDimensione
La relazione di Annunziato al Forum Green City Energy2.64 MB

Si fa un gran parlare di smart city, ma poi quando si arriva al dunque si fatica a capire concretamente che cosa intendiamo e quali sono gli elementi che caratterizzano l’idea di una città intelligente. In sintesi, lei come la definirebbe una smart city?


La smart city nasce dalla convergenza di due spinte molto forti. La prima è quella energetico-ambientale: si tratta di agire sulle città in modo da introdurre efficienza energetica, ma anche funzionalità, quindi un diverso modo di intendere la mobilità, rispetto per l’ambiente… La seconda è invece la spinta che viene dai settori più umanistici e che riguarda da una parte il contributo che i cittadini stessi possono dare, il loro coinvolgimento diretto, e dall’altra il tema dello sviluppo economico.
Questi due mondi finora hanno viaggiato in modo separato anche nella progettazione urbanistica, ma oggi finalmente stanno convergendo. In una smart city l’approccio a tutti questi elementi è di tipo sistemico. Si propone di considerare aspetti legati all’energia e all’ambiente - efficienza energetica negli edifici, introduzione delle rinnovabili, illuminazione pubblica, monitoraggio dell’impatto ambientale sulla qualità dell’aria, mobilità - e tematiche relative alla partecipazione sociale - sistemi per la comunicazione con l’utente – in maniera integrata. Oggi si è capito che è possibile intraprendere un approccio integrato dal punto di vista della progettazione della città, non solo dal punto di vista tecnologico.
I modelli che si stanno affermando sono due. Il modello asiatico che punta molto sulle potenze di calcolo e sulle grandi reti digitali, potrei citare il caso di Seul, e il modello europeo che parte più dalla ricerca di un contesto locale, di una valorizzazione territoriale. La logica è completamente diversa. In quest’ultimo caso, si parla di smart town, più che di smart city, non significa rivoluzionare le strutture che esistono ma le relazioni che esistono all’interno di queste strutture e quindi tra strutture e cittadino.

 

Questo dal punto di vista dei principi, ma concretamente come ce la dobbiamo immaginare una smart city?

 

Alla base di questo processo, c’è l’idea di dare risorse on demand, cioè fornire il servizio nel momento in cui davvero qualcuno ne ha bisogno: per questo devono essere monitorate le richieste, i bisogni dei cittadini. Il primo passo quindi è applicare dei sistemi che consentano di raccogliere quante più informazioni possibili in tempo reale. In pratica, si tratta di immettere nella città dei sensori, collocati per esempio sul sistema di illuminazione pubblica, che raccolgono informazioni digitali che vengono trasportate con tecnologie PLC (Power Line communication) e infine lette e interpretate da un computer in remoto che risponde a quelle esigenze fornendo il servizio necessario.
Concretamente quindi si tratta di integrare sensoristica, trasmissione, intelligenza in modo da costituire un’unica rete che crea lo scheletro digitale della città; una volta creata questa ossatura digitale, si apre un mercato del tutto nuovo di applicazioni, di smart services per il cittadino che fanno uso dei dati provenienti in tempo reale da questi sensori. La smart city alla fine la fanno i cittadini.
Su questo stiamo costruendo una serie di applicazioni specifiche: per esempio su alcuni lampioni intelligenti è possibile mettere delle telecamere per monitorare l’utenza. Per esempio, l’illuminazione stradale può essere regolata nella sua intensità in base alla presenza o meno di cittadini e di veicoli. Questa stessa telecamera (che usa la stessa linea di trasmissione dati) può monitorare il flusso di traffico e così andare a regolare i semafori o dare informazioni di infomobilità ai cittadini stessi. Un’altra applicazione possibile riguarda la qualità ambientale e la qualità dell’aria, dati in merito possono essere estrapolati collocando dei sensori sugli autobus cittadini; oppure informazioni sui veicoli pubblici elettrici (per esempio sullo stato di ricarica della batteria). E ancora questo sistema può essere applicato alla rete degli edifici cittadini, residenziali e del terziario, per monitorare i consumi: una grossa parte di energia viene dispersa perché gli edifici non sono gestiti in maniera efficiente.

 

Esistono già città che funzionano secondo questi principi oppure no?E a che punto è lo sviluppo delle smart cities in Italia?
 

In questo momento ci sono città, come Amsterdam, che sono dei riferimenti embrionali, potenziali, non ancora completamente espressi. Non esistono realizzazioni integrate, perché le tecnologie di integrazione necessarie si stanno ancora sviluppando e ci sono molte grandi aziende che lavorano in questa direzione. A livello europeo esiste un network, chiamato European Industrial Initiative, che coinvolge città che si stanno riorganizzando internamente in questo senso: in Italia, posso citare Genova, Bari, Torino e Parma. Si stanno siglando accordi con filiere industriali ed enti di ricerca.
L’ENEA ha creato un network italiano di università e centri di ricerca che lavorano insieme nel progetto europeo EERA Smart Cities. Il progetto prevede la definizione di una road map, per arrivare proprio a mettere insieme queste reti, unificandole anche fisicamente. Inoltre, stiamo mettendo a punto una realizzazione sulla città de l’Aquila, un anello, una strada circolare, organizzata come ho detto. Costruire una smart town richiede grossi investimenti e capacità di adattamento delle tecnologie; si comincia costruendo case intelligenti, embrioni, progetti di incubazione della smart city del futuro.

 

Un sistema di reti così fitto, integrato, non comporta anche rischi elevati che un piccolo problema blocchi l’intera città?
 

Quello che lei indica è un problema reale, tant’è che ci sono ambiti di ricerca che studiano esattamente come porvi rimedio. Quando interconnetto molte reti fra di loro aumento il rischio che un guasto in un punto si propaghi molto facilmente. Già oggi, in realtà, stiamo vivendo situazioni di questo tipo, la rete energetica e quella delle telecomunicazioni sono molto intrecciate. Attraverso la teoria delle reti si studia il modo per rendere la rete capace di resistere ai guasti: invece di fare pochi grandi nodi, da cui dipende tutto, dobbiamo fare in modo che le strade che possono trovarsi sono molte e non una soltanto.
È un problema connesso con l’aumento della complessità delle nostre città e della nostra vita stessa ed è difficile fare un passo indietro, ormai. Bisogna però tenerne conto e affrontare queste problematiche come oggetto di una vera e propria scienza.

 

In questo periodo, anche l’innovazione in ambito politico sembra tornare a venire dal locale, dalle amministrazioni territoriali invece che dal governo centrale, basta pensare all’iniziata del Patto dei Sindaci…


Per la prima volta questo tema dello smart city capovolge l’iniziativa politica, molto infatti, nell’ambito delle smart cities, è sulle spalle dei sindaci. È una sorta di rivoluzione dal basso, una rivoluzione tecnologica che non viene dai governi centrali ma dalla base della società e produce trasformazioni molto interessanti. Per la prima volta si assiste a una spinta così forte dal basso, una spinta che porta un desiderio di trasformazione delle città in città sostenibili, integrando ambiente, energia, ma anche aspetti sociali e culturali.

L'intervista è stata raccolta a margine del II Forum internazionale Green City Energy di Pisa. 

Per approfondire
I progetti dei sindaci italiani

Condividi: